Missione italiana in Giappone: scoperto il relitto di un’antica nave thailandese

Missione italiana in Giappone: scoperto il relitto di un'antica nave thailandese.

Persone Daniele Petrella
Luoghi Sommerso, Giappone, Napoli, Sicilia, Campania, Isola di Pantelleria, Thailandia, Baia e Latina, provincia di Trapani
Organizzazioni Bologna Alma Mater, Ministero degli Esteri
Argomenti archeologia

12/set/2011 16.21.46 Alessandra Storti Contatta l'autore

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L’eccezionale ritrovamento è avvenuto nell’ambito della missione guidata da Archeologia Attiva e finanziata dal Ministero degli Affari Esteri. Il relitto, datato tra la fine del XVI e XVII secolo, dimostrerebbe  l’esistenza di scambi commerciali tra il Giappone e la Thailandia.

Porta la firma italiana una delle scoperte archeologiche più interessanti degli ultimi anni: il ritrovamento in Giappone di una nave mercantile thailandese datata tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.
L’eccezionale reperto è stato rinvenuto nell’ambito della terza campagna di scavi della missione archeologica italiana in Giappone terminata il 30 agosto e diretta da Daniele Petrella, Presidente di Archeologia Attiva, società partenopea specializzata in ricerca e missioni archeologiche.

La campagna è stata finanziata e sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri, dalla Nippon Fundation,  dalla Camera di Commercio di Napoli, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, dall'Universita' di Bologna Alma Mater Studiorum e dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici per la provincia di Trapani.
A comporre il team di archeologi, tutti napoletani, oltre ad Archeologia Attiva anche Marine Sub ed Idrosfera.

Il ritrovamento, avvenuto nel sito di Yamami dell’isola di Ojika, è estremamente importante perché dimostra l’esistenza di traffici mercantili tra i due paesi mettendo in discussione l’assunto storico di un Giappone isolato economicamente e culturalmente fino all’arrivo degli Europei.
L’entusiasmo dei giapponesi per l’eccezionale ritrovamento è altissimo.  L’anno prossimo la missione proseguirà anche con l’impiego di apparecchiature sonar. Intanto le autorità nipponiche già immaginano la creazione di un percorso subacqueo visitabile e di un tour virtuale del sito grazie a un sistema di telecamere,  sul modello del parco Sommerso di Baia in Campania e di Pantelleria in Sicilia. Un modo per rendere accessibile anche al grande pubblico i frutti di una questa sensazionale scoperta.

Questa è la terza missione in Giappone per il team napoletano di Archeologia Attiva, società che si occupa di archeologia a 360 gradi.
Oltre a realizzare scavi, Archeologia Attiva offre servizi di consulenza, organizza corsi di formazione, promuove eventi, gestisce una libreria di testi umanistici e libri rari nel centro storico di Napoli.
Tanti i corsi di formazione proposti: archeologia subacquea, disegno archeologico, metodologie e tecniche della ricerca archeologica, archeospeleologia. Tra poche settimane verrà pubblicato il calendario dei nuovi corsi 2011.

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