Intervista a Graziano Cecchini ed alle sue Azioni Futuriste *di ALESSIA MOCCI

*FROM Mondo Libero e Oubliette Magazine di Alessia Mocci Graziano Cecchini (1953) è un artista dell'avanguardia futurista.

Persone Boccioni, Roby Guerra, Maurizio Ganzaroli, Alessia Mocci, Graziano Cecchini
Luoghi Roma, Italia, Spagna, Birmania, Stati Uniti d'America, Latina
Organizzazioni Fondazione Cinema
Argomenti arte, politica, architettura, economia

01/nov/2011 19.36.21 FUTURGUERRA Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

  *FROM Mondo Libero e Oubliette Magazine

cecchini

 

di Alessia Mocci
graziano cecchiniGraziano Cecchini (1953) è un artista dell’avanguardia futurista. È diventato noto con le sue azioni futuriste conosciute in tutto il Mondo per la bizzarria e la creatività. Insieme all’artista Maurizio Ganzaroli ed al poeta Roby Guerra è ricercatore per i Laboratori Transumanisti.
Le Azioni Futuriste di Graziano sono, per ora, otto:

  1. Ha colorato di rosso la Fontana di Trevi
  2. Ha lanciato 500.000 palline colorate da Trinità dei Monti sulla scalinata di Piazza di Spagna
  3. Ha organizzato a Castel Sant’Angelo un lancio di palloni dedicato alla popolazione birmana.
  4. Ha allestito un pullman rosso con a bordo una mostra fotografica itinerante per una campagna a favore dei diritti della Birmania, Tibet.
  5. 1 maggio 2010, ha realizzato a Roma durante il concerto in Piazza San Giovanni la performance Artisti per Strada
  6. 31 gennaio 2011 ha tentato di introdursi nella casa del Grande Fratello, fermato dagli agenti
  7. 5 maggio 2011 ha dipinto di bianco, rosso e verde l’acqua della Fontana delle Naiadi a Roma
  8. 12 maggio 2011 ha dipinto di bianco il muro dei mercato coperto di Latina e su quella tela ha dipinto un Cristo sostenuto dalla torre comunale di Latina e da due prostitute.
Graziano è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua idea di arte e sulle sue azioni artistiche. Buona lettura!
A.M.: Essere un artista passivo ed un artista attivista. Qual è la differenza fondamentale?
Graziano Cecchini: Semplice: conformarsi alle regole di mercato e di potere, o no.
Un aspetto delle mie provocazioni è anche questo, non uniformarmi all’estetica semplice richiesta da alcuni galleristi in prospettiva di una altrettanto semplice vendita, e non appiattirmi alle regole delle lobby e delle amicizie politiche per poter lavorare sponsorizzato dalle istituzioni.
Per essere un artista attivo, e per me l’Arte può essere solo un’azione attiva, si deve essere libero, ci si deve poter concentrare unicamente sul messaggio e sulle linee, e non sulle quotazioni e sulla convenienza. Solo un’Arte libera può sopravvivere nel tempo, le altre sono solo mode passeggere.
A.M.: Le tue operazione artistiche hanno sempre voluto documentare gravi problemi italiani. Ci fai qualche esempio?

Graziano Cecchini: Come premessa fammi puntualizzare solo una cosa: il Futurismo ha sempre una forte spinta e ricaduta sociale e queste ovviamente non mancano alle mie azioni.

Nel 2007 a Fontana di Trevi per esempio, ho denunciato gli sperperi veltroniani della neonata (era alla sua seconda edizione) Festa del Cinema di Roma: sperperi equivalenti a 18-20 milioni di euro, fatti in nome di un tappeto rosso fine a se stesso.

Oggi continuo a ribellarmi all’idea di buttare al vento somme del genere per una “festa” autoreferenziale come quella che continua ad essere la Festa del Cinema di Roma, inutile e di scarsa utilità all’economia della capitale, visto che, nel frattempo, si rinuncia a tavolino a salvare la nostra vera industria cinematografica: Cinecittà.

Si lasciano morire maestranze ed esperienze senza prezzo in nome della ribalta di qualche minuto e della sopravvivenza di buchi neri come la Fondazione Cinema per Roma, creata da Veltroni ma foraggiata anche dal Sindaco attuale.

Ma oltre agli sperperi ho denunciato la precarietà, la mancanza di un futuro reale e di qualità per le generazioni a venire, la sicurezza delle nostre città… il rosso l’ho usato come segnale di pericolo, allarme.

Purtroppo i media raramente hanno ripreso i messaggi sociali delle mie performance, ma per fortuna Internet funziona ancora in questo senso e chi ha voluto capire lo ha potuto fare. Ovviamente si deve voler approfondire l’argomento, ma io mi sono sempre fidato e affidato alla curiosità della gente che ha ancora un cervello e rimango ottimista: so che chi vuole, riesce a sapere.

A.M.: Quali sono i fondamenti dell’attuale avanguardia futurista?
Graziano Cecchini: Quelli di sempre: Pensiero, AZIONE e velocità, accompagnati da un sano senso critico che non fa accettare passivamente la realtà e dalla voglia di reagire di fronte all’ottusità e incompetenza di chi purtroppo si trova ad amministrare il nostro Paese e le nostre città. Futurismo è azione ma anche reazione.
Quello che invece è mutato nel tempo è la velocità che si è andata ad evolvere grazie alla tecnica e alla tecnologia degli ultimi decenni. Allora si parlava di velocità meccanica, oggi si fanno i conti con la velocità della luce, del bit, del gigabite.
A.M.: L’azione con la quadricromia. Perché?
Graziano Cecchini: Perché il colore è vita, è forza, è libertà. Le palline di Trinità dei Monti, la mia seconda performance, erano la naturale evoluzione dell’immagine precedente. L’acqua rossa di Fontana di Trevi, anch’essa in movimento fino a quando non hanno spento e svuotato la fontana, ha ceduto il passo alla quadricromia in movimento, e quindi velocità, delle palline. Se a questo unisci anche il suono delle palline lungo la scalinata di Piazza di Spagna, ecco che ottieni un nuovo manifesto “vivente” e contemporaneo del Futurismo del terzo millennio: colore, movimento, suono e velocità. Anche l’azione di Trinità dei Monti conservava in sé un messaggio sociale, in particolare quello della sicurezza delle nostre città, ma diciamo che è stato anche un vezzo artistico: fondere insieme in una sola immagine più principi fondanti del Futurismo.
Inoltre non dimentichiamoci che nella società moderna serve colore: colore nelle menti, nelle città, nelle azioni e più in generale nella vita.
A.M.: Quanto può essere dannoso esporre il proprio pensiero?
Graziano Cecchini: Diciamo che, se ragionassi come molti “impiegati dell’arte”, dovrei rispondere molto dannoso… nonostante io, fuori dall’Italia, sia inserito tra i maggiori artisti europei e mondiali e Fontana di Trevi sia considerata come l’opera d’arte contemporanea di maggior rilievo a livello europeo, nonostante la casa editrice Taschen abbia aspettato il mio materiale per editare il suo primo catalogo di Urban Art e il New York Times mi dedichi una pagina sull’arte, a Roma e in Italia lavorare con le Istituzioni mi è pressoché impossibile.
Ma, visto che io non sono e non sarò mai un artista legato a lobby politiche e di potere, posso tranquillamente rispondere che non è dannoso per niente, anzi. Il mio pensiero rimane la benzina del mio motore e non mi è possibile pensare di creare una qualsiasi opera senza attingere dalla forza che le mie idee mi infondono.
A.M.: In attivo si registrano otto azioni futuriste a tuo nome. Qual è l’azione che ti ha comportato maggior impegno?
Graziano Cecchini: In un certo senso tutte. Ognuna di loro aveva un motivo particolare, un messaggio preciso e difficoltà tecniche da affrontare.
Forse però dovrei dire Fontana di Trevi.
Non per la difficoltà logistica, dopotutto Trinità dei Monti o The Rock a Piazzale Michelangelo (ottobre 2010) sono state più impegnative da quel punto di vista, a causa della quantità e della difficoltà di manovra, ma per il punto di non ritorno che avrei segnato nel mio percorso artistico.
Ho sempre saputo che dopo l’immagine di Fontana di Trevi rossa non sarei potuto più tornare indietro e lavorare alla mia arte senza occhi puntati su me e la mia produzione.
Inoltre per realizzare Fontana di Trevi ho dovuto rispolverare le mie conoscenze chimiche e idrauliche, verificare lo stato di abbandono della fontana e considerare le incrostazioni calcaree sul travertino che non permisero al colore (assolutamente naturale e non anilina come i “tecnici” del sindaco dissero) di non intaccare in nessun modo la struttura.
Insomma, per ogni azione mi tocca riaprire libri e rimettermi a studiare!
A.M.: Quando il futurismo si farà sentire fuori dall’Italia?
Graziano Cecchini: La domanda giusta sarebbe: quando il Futurismo si farà sentire, davvero, in Italia?
Negli Stati Uniti, uno dei più grandi centri di ricerca si chiama “Io, noi, Boccioni” e qui in Italia invece si sente parlare del Futurismo solo da un paio di anni, dal centenario. Forse ancora oggi il Futurismo è scomodo e pochi sono pronti ad accoglierlo con tutta la sua forza. L’Italia è ancora troppo provinciale per capire davvero il Futurismo.
A.M.: Ringrazio profondamente Graziano per la sua disponibilità ma, soprattutto per la sua sincerità.
 
http://www.mondoliberonline.it/intervista-graziano-cecchini-azioni-futuriste/12982/
 
Sito:
http://www.futurzig.it/it/  
 
http://www.futurismocarbonaro.it
 
Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2011/10/31/intervista-di-alessia-mocci-a-graziano-cecchini-ed-alle-sue-azioni-futuriste/


blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl