Italia Avanguardista/La Meteora- Lo scioglimento dell'equivoco: la verità su Nietzsche

01/dic/2011 16.45.03 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Lo scioglimento dell'equivoco: la verità su Nietzsche

Ebbene, Nietzsche è il ragazzaccio dei filosofi. Ma egli avrebbe davvero approvato, come molti pensano, l'ideale dell'uomo meramente e radicalmente reattivo, che si definisce cioè solo come un oppositore cieco dell'autorità, che celebra l'impulso e la forza di natura nel senso più becero di tali termini, e la cui intera identità è costruita attorno alla vuota ribellione, alla sfida all'autorità, di qualunque tipo essa sia (e la cui identità, quindi, allo scomparire dell'autorità, scompare anch'essa)?

La risposta è chiaramente NO.

In primo luogo, e molti sbagliano sulla questione, nonostante Nieztsche condanni la "moralità degli schiavi", definendola insulto al mondo e negazione della vita, non sostiene affatto la moralità dei padroni. I padroni sono bruti, violenti, irriflessivi. Nietzsche non li indica affatto come un ideale, non dice che ci dovrebbero piacere, che la forza costituisce in diritto e così via. Non sostiene affatto la prepotenza o la pulsione cieca.

Al contrario: il modello di Nietzsche, che si identifica con lideale dell'Ubermensch, è l'ARTISTA, ovvero l'individuo che controlla e crea se stesso, e che distrugge i sistemi di valori non per gusto di cieca ribellione ma per crearne di nuovi. I quali rendano la sua vita un'opera d'arte che segua leggi affrancate dal pensiero morale precostiuito, e che vada cioè "al di là del bene e del male" ("Ed ecco, in questo estremo pericolo della volontà, si avvicina, come maga che salva e risana, l'arte; soltanto Lei è capace di volgere quei pensieri di disgusto per l'atrocità o l'assurdità dell'esistenza in rappresentazione con cui si possa vivere: queste sono il sublime come espressione artistica dell'atrocità e il comico come sfogo artistico del disgusto per l'assurdo che caratterizza la vita.", da La nascita della tragedia).

Di fatto, il modello dell'uomo reattivo, come lo abbiamo definito poc'anzi, potrebbe invece rappresentare la precarietà della nostra posizione in un mondo post-nietzschiano. Vale a dire, secondo Nietzsche dovremmo andare "al di là del bene e del male", lasciandoci indietro tutte le nostre consolazioni metafisiche: Dio, il cielo, l'anima, un ordine morale del mondo e così via; ma nell'abbandonare un altro mondo, un oltre ultraterreno, corriamo il grande pericolo di scivolare nel nichilismo: "La forma estrema del nichilismo sarebbe che ogni credenza, ogni 'tener per vero' sia necessariamente falso, perchè non esiste affatto un mondo vero".

In altri termini, una volta che abbiamo abbandonato l'idea di un qualche eterno e perfetto oltre, e ci resta solo quel flusso caotico che è il mondo, siamo in pericolo, per Nietzsche, di cadere in un nichilismo in cui tutto-va-bene, in un tutto-è-libero-per-tutti morale e intellettuale. La possibilità di una simile prospettiva terrorizzava Nietzsche, ma non fu qualcosa con cui il filosofo si dovette fronteggiare direttamente, poichè al suo tempo l'Europa era ancora un luogo permeato di un senso morale (complice la tradizione religiosa) oppressivo. Quindi aveva decisamente senso - anzi, fu un atto di grande coraggio e preveggenza - agire come fece, sfidare la tradizione, mettersi contro la Chiesa. L'ultima cosa a cui Nietzsche pensava era creare un'altra religione, un altro sistema eterno e assoluto, e quindi, una volta fatta la sua mossa, non poteva fare altro che consigliare ai suoi lettori di conferire reale senso alla propria vita e di farne un'opera d'arte.

Ma noi, cosa si suppone che si debba fare, ora che l'oscura coperta del nichilismo ci è scivolata addosso? (E se anche non ne siete consapevoli, fidatevi di me, è successo.) Tra il continuare ad agire, a criticare e distruggere i vecchi idoli nello sforzo di forgiare una nuova strada e nuovi valori dettati dall'arte, e immergersi invece nel nuovo nichilismo, nel tutto-è-libero-per-tutti, c'è una linea sottile e indistinta. Guai ad accettare il caos dell'esistenza senza però riuscire a forgiarsi e formarsi, guai ad avere contatti col caos dell'esistenza dettati solo da spirito di rassegnazione. Altrimenti il prezzo da pagare è l'uomo del novecento. Ma d'altronde non si può certo imputare a Nietzsche il fatto che la sua filosofia richieda un'elevata capacità d'interpretazione, astrazione e comprensione. E d'altronde l'arte non è per tutti.

"Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi."

di
Denny Pitch
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