ANTICA CARTOGRAFIA D'ITALIA al Complesso del Vittoriano - 8-19 febbraio 2006

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07/feb/2006 09.50.35 Novella Mirri Contatta l'autore

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ANTICA CARTOGRAFIA D'ITALIA
Dal Cinquecento al Risorgimento


Roma, Complesso del Vittoriano
Sala Zanardelli - Ingresso Ara Coeli
mercoledì 8 febbraio - domenica 19 febbraio 2006


COMUNICATO STAMPA


Attraverso una cinquantina di carte geografiche antiche dell'Italia, la mostra "Antica Cartografia d'Italia. Dal Cinquecento al Risorgimento" ospitata
dal Complesso del Vittoriano dall'8 al 19 febbraio vuole ripercorrere l'immagine dell'Italia nella storia della cartografia dai primi del Cinquecento al
Risorgimento.

Promossa dalla Provincia di Roma, la mostra propone carte geografiche originali provenienti dalla Collezione Gianni Brandozzi di Ascoli Piceno che
delineano il territorio del Regno di Napoli, dello Stato della Chiesa e dell'intero suolo italiano; vedute di città splendidamente rese in acqueforti,
litografie, xilografie; atlanti e opere rarissime come, ad esempio, la Rosa dei venti, carta manoscritta del 1477, l'Italia incisa su rame a Londra nel
1626 da J. Speed, Le Royame de Naples inciso su rame nel 1781 da A.H. Jallot, una stampa su seta del 1884 con le Circoscrizioni Militari del Regno
d'Italia.
"Antica Cartografia d'Italia. Dal Cinquecento al Risorgimento" vuole essere anche un'occasione per riflettere sulle radici delle nostre comunità locali
e, d'altra parte, sul sorgere di un'Italia unita pur nella specificità delle singole realtà territoriali.
Organizzazione generale a cura di Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

Ripercorrendo gli itinerari, i luoghi del passato, lungo il "sentiero" tracciato dalle antiche mappe, il fascino dell'inesplorato, dell'ignoto, ci seduce con
innegabile stupore. La cultura di un popolo, la sua storia, la sua evoluzione, rilette in chiave cartografica forniscono una visione del vissuto di tante
epoche diverse.
Valichi, confini, toponimi misteriosi, minuziosamente incisi dai cartografi, irrompono nel vissuto della quotidianità per restituirle rinnovato interesse.
Paesi, città, strade, fiumi, mari, ci conducono non necessariamente verso una meta lontana, ma ci portano ad inseguirne una più vicina; per mano ci
guidano alla riscoperta della nostra Italia, delle nostre radici.
Dai tempi più antichi, Greci, Cartaginesi, Fenici, si spingevano sino ai confini del mondo allora conosciuto, seguendo insidiose rotte di navigazione, alla
ricerca di tesori opulenti, impavidi di compiere grandi imprese, che li avrebbero consacrati nell'Olimpo degli immortali. Tra le mani: mappe
leggendarie, carte raffiguranti luoghi immaginari… Così cominciava la grande avventura, la stessa che avrebbe animato, nel corso dei secoli, le nostre
genti, i nostri avi, i nostri conterranei, sino all'insediamento nelle nostre terre. La mostra "Antica Cartografia d'Italia. Dal Cinquecento al
Risorgimento" consente di riscoprire il natio territorio, in tutte le sue sfumature anche quelle più impercettibili. Un utile strumento di approfondimento
che pervade l'animo dei visitatori, alla ricerca delle proprie origini; un patrimonio culturale da custodire e salvaguardare con il preciso intento di
mantenere sempre viva, oltre che la memoria storica, quella geografica e topografica del territorio.

LEGGERE LA CARTA D' ITALIA E DISEGNARE LA NAZIONE
Vera e propria metafora della vicenda unitaria italiana, l'Altare della Patria spicca, tra i rari ed autentici "luoghi della memoria" eretti in Italia, quasi
come un unicum: tributo a imperituro ricordo di Vittorio Emanuele II° e - successivamente, dopo l'immane sacrificio di vite umane nella Grande
Guerra - tomba del Milite Ignoto. Come sottolinea Claudia Minciotti Tsoukas, Docente di Storia del Risorgimento presso l'Università degli Studi di
Perugia, "proprio perché la sede che ospita la mostra ha una valenza così pregnante nell'immaginario collettivo degli italiani, luogo di ritualità e di
culto della 'religione della Patria', si è cercato di suggerire, in questa breve presentazione, una chiave di interpretazione che possa saldare assieme
l'aspetto iconografico, tecnico e pittorico delle carte esposte con la passione ideologica e politica degli uomini che, nei difficili anni della costruzione del
nostro Stato, in tali documenti seppero "vedere" il percorso che avrebbe portato all'unificazione territoriale, dopo secoli di smembramenti ed
occupazione straniera".
"La nazione del Risorgimento nasce nel momento in cui viene costruita una formazione discorsiva che la nomina, la definisce, ed in tal modo la
struttura come sistema simbolico". Con queste parole Alberto Maria Banti e Roberto Bizzochi, nell'interessante raccolta di saggi da loro curata,
Immagini della nazione nell'Italia del Risorgimento (Carocci ed., Roma 2002), ripercorrono le fasi del difficile percorso di elaborazione creativa portato
avanti dal movimento patriottico impegnato nel complesso sforzo di delineare ex-novo uno Stato per la nazione-Italia.
Un contributo sostanziale per fissare l'immagine della nazione viene dato dalla cartografia e dalla geografia. L'uso pedagogico della cartografia rivestì,
nella prima metà dell'Ottocento, un ruolo particolarmente importante nel tentativo di ancorarvi una tradizione risorgimentale non ancora definita; il
merito di aver iniziato una tradizione nazionale in questo campo va al lombardo Melchiorre Gioia, promotore, fra l'altro, dei primi studi di statistica
economica. Ma, se inseriamo tale disciplina tra le attività scientifiche e culturali in grado di trasmettere progettualità politiche ben delineate e precise,
allora non possiamo non prendere in considerazione le carte del triennio giacobino e della dominazione napoleonica. Si tratta, in genere, di "teatri di
guerra", scene che illustrano battaglie e guerre, nate con intenti propagandistici, destinate ad un pubblico di militari francesi e distribuite, in un
secondo tempo, anche tra la popolazione civile.
Con la Restaurazione, la cartografia è caratterizzata da una maggior consapevolezza dei propri mezzi: se la produzione di nuove carte deve rispondere
soprattutto alle esigenze economiche e militari dei vari Stati, in esse è tuttavia possibile percepire un legame con le tematiche politiche risorgimentali.
Il Congresso degli scienziati di Milano, nel 1844, e quello di Genova del 1846 misero a confronto le esperienze dei geografi provenienti dalle diverse
regioni italiane: si manifestava così l'esigenza di avere una carta topografica, statistico-descrittiva, dell'intera penisola. Il progetto sembrava
realizzabile raccordando le corografie già disponibili e il proposito è comune: la carta deve mostrare un'immagine unitaria del territorio che prefiguri
l'unità politica della nazione. In questa operazione i cartografi sono agevolati dalla toponomastica: Italia è quel nome proprio, avvalorato da una storia
secolare e da un'altrettanto lungo retaggio culturale, che identifica da sempre l'intera penisola.
Non è un caso che Giuseppe Mazzini si interessasse alla cartografia, non solo come organizzatore di spedizioni clandestine e moti insurrezionali, per
cui era indispensabile conoscere il terreno prima di passare all'azione; ma, come educatore nazionale, riconosceva nelle carte a scala minore un utile
strumento didattico che permettesse al popolo italiano di acquisire una conoscenza approfondita del proprio Paese.
Oltre alle carte marcatamente propagandistiche e legate all'azione, esiste una produzione cartografica dal contenuto politico meno diretto, ma
destinata a giocare un ruolo non marginale nella delineazione dei caratteri costitutivi dell'identità italiana nei secoli. Negli anni dell'unificazione
territoriale la carta d'Italia diventa un'esigenza fondamentale: con un decreto del 1862 si dava disposizione affinché fossero effettuati i rilevamenti
topografici al 1/50.000 in tutte le province del nuovo regno. Nel 1872 nasceva, a Firenze, l'Istituto topografico militare, trasformato poi -nel 1882- in
Istituto geografico militare (IGM): sotto la responsabilità del gen. De Benedictis, esso venne considerato uno dei più efficienti enti tecnici dell'Europa
occidentale.
Anche se si dovette attendere il 1888 per avere un testo di legge che inserisse la carta murale tra i sussidi didattici obbligatori delle scuole elementari
(sintomo eclatante del fatto che il debole Stato appena creato aveva dovuto fare i conti con varietà fisiche e morali che opponevano una tenace
resistenza alla "piemontesizzazione"), è fuor di dubbio che la carta geografica abbia contribuito a familiarizzare gli italiani, ben prima dell'unità politica,
con una certa immagine della nazione.
La cartografia risorgimentale si rivela un'opera non secondaria di costruzione ideologica, non inferiore alla letteratura ed alla memorialistica: essa
rappresenta la progressiva presa di coscienza dell'identità nazionale, di cui ne registra - passo dopo passo- tutti i progressi.

L'ITALIA NELLA STORIA DELLA CARTOGRAFIA
Secondo Antioco di Siracusa (V-IV sec. a. C.) il nome Italia derivava, per una consuetudine del mondo culturale greco di ancorare storia e geografia
con un "etimo" etnografico, dal celebre re Italo, regnante sui popoli stanziati tra il Golfo di S. Eufemia e Squillace, fino a Taranto.
Il nome Italia, ma forse quella succitata è una leggenda, parte dal mondo greco, dal quale proverrà secoli dopo il famoso cartografo Tolomeo, di cui si
conoscono le prime raffigurazioni cartografiche dell'Italia. Affascinanti le immagini di queste carte quasi irreali, con una Italia appena abbozzata, come
un incunabolo cartografico; fanno sorridere le approssimazioni idrografiche, orografiche e costiere. Da questi spunti iconografici, parte però un
grandissimo e graduale processo raffigurativo che porterà nel giro di un secolo, ad immagini via via più perfette e più rispettose della realtà. Un
rincorrersi di incisioni su rame o su legno sgranano un "rosario" cartografico fatto di copiature volgari, innovazioni fittizie, alla ricerca di mercati e di
sponsor. Inizia così una lunga serie di "Nova Italiae…", "Moderna Europae…", quasi a volersi scrollare la paternità tolemaica, senza poter
comunque rinunciare alla base delle carte del cartografo greco, che per tanti anni ancora saranno il riferimento di ogni lavoro.
Il Crivelli, a Bologna, nel 1477 cura la realizzazione di una carta d'Italia molto tolemaica; segue nel 1482 la "Novella Italia" del Berlinghieri, prosegue
lo sforzo di novità e modernizzazione nelle carte"nuove". In Germania nel 1482, ad opera di Nicolaus Germanicus, viene edita la prima immagine
dell'Italia al di fuori dei confini. L'opera, composta da trentadue carte, è realizzata in xilografia ed ebbe varie edizioni e rappresentò un primo deciso
distacco, con alcune "carte nuove" dalle tolemaiche.
In mostra la "Tabula Italia" del Muenster: è una xilografia a proiezione trapezoidale e come tutte le altre simili, molto curiosa ed affascinante. Della
seconda metà del Cinquecento una rara e bella carta di Jacopo Gastaldo "Italiae novissima descriptio" stampata ad Anversa; una Italiae Veteris
dell'Ortelio e l'incisione su rame (Francoforte 1596) del De Bry, e concludendo con un estremo omaggio del Mercatore a Tolomeo sul finire del secolo,
appare nell'orizzonte cartografico G. A. Magini, insigne matematico, oltreché geografo ed astronomo. La sua opera cartografica sull'Italia ha
rappresentato per secoli il più alto livello raggiunto sotto l'aspetto scientifico ed estetico.
Con la sua opera "Italia" creò un nuovo ciclo nel mondo della cartografia; pubblicata nel 1620 (postuma a Bologna dal figlio Fabio) il lavoro era durato
una quindicina di anni ed aveva permesso al Magini di sviluppare ricerche notevoli sul territorio, con uno scambio fitto di corrispondenze con studiosi e
ricercatori di tutta Italia. Il suo Atlante dell'Italia fu molto copiato e la sua Italia fu ripresa dall'Hondius, dal Sanson, dal Vischer, dal Blaeu, dal De
Jonghe, fino a ristampe settecentesche. Tra le carte seicentesche più belle è da annoverare quella di John Speed, pubblicata a Londra nel 1627 e tratta
dal famoso "A prospect of the most famous parts of the world". Sulla bordura della carta sono raffigurate piante di città in alto e costumi tipici italiani
in basso. La stupenda carta è acquerellata delicatamente. Altra carta notevole è quella del famoso Vincenzo Coronelli, cosmografo della Repubblica
Veneta e Generale dell'ordine dei frati minori francescani, pubblicata a Venezia nel 1690.
Testimonianza della cartografia settecentesca, le carte del D'Anville, del Seutter, dello Jallot, del De Vagoundy, dello Zatta e de L'Isle. L'Ottocento
porta, con la tecnica litografica perfezionata e con strumentazioni scientifiche di altissima qualità, un notevole livello produttivo in cartografia.
Vengono istituiti punti di rilevamento fissi, officine topografiche. Tra i cartografi spicca la figura del Rizzi-Zannoni che occuperà un posto di notevole
rilievo nella cartografia anche meridionale.

Catalogo: "Catalogo dell'Antica Cartografia d'Italia" della collezione Gianni Brandozzi

INGRESSO LIBERO
Orario: tutti i giorni 9.30 -18.30
Per informazioni: tel. 06/69202049

Ufficio Stampa: Novella Mirri, tel. 06/6788874; cell. 335/6077971; ufficiostampa@novellamirri.191.it
Assistenti: Paola Saba, Allegra Seganti

Roma, febbraio 2006

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