Green Shoots

Dal 25 febbraio allo Studio Tommaseo sarà visitabile la mostra-progetto Green Shoots a cura di Erika Skabar: una composita azione dedicata al design urbano e al verde pubblico dalla architetto del paesaggio triestina.

Persone Gianpietro Carlesso, Richard Meier, Alvaro Siza Vieira, Renzo Piano, Erika Skabar
Luoghi Trieste, provincia di Trieste
Organizzazioni Cinel Decoplast, Vivai D'Andreis, Harpo, Club UNESCO, Gruppo Sportivo
Argomenti architettura, arte

29/feb/2012 18.16.26 Comitato Trieste Contemporanea Contatta l'autore

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Dal 25 febbraio allo Studio Tommaseo sarà visitabile la mostra-progetto Green Shoots a cura di Erika Skabar: una composita azione dedicata al design urbano e al verde pubblico dalla architetto del paesaggio triestina. In campo l’alta competenza in progettazione e pianificazione del paesaggio della curatrice che nel corso degli anni ha collaborato con architetti quali Richard Rogers, Renzo Piano, Alvaro Siza Vieira e Richard Meier. Promossa dallo Studio Tommaseo e da Trieste Contemporanea, l’iniziativa ha il patrocinio della Provincia di Trieste, il supporto del Club UNESCO di Trieste e della Casa dell’Arte di Trieste e si avvale delle collaborazioni tecniche di Harpo spa - divisione seic verde pensile, Vivai D’Andreis e Cinel Decoplast srl.

Ѐ questo lo start di un progetto di comunicazione della cultura del verde pubblico nella sua accezione civica più contemporanea. Erika Skabar intende promuovere una riflessione pratica sul verde in città e, prendendo a tema la natura e il suo linguaggio, disegna dei giardini grandi quanto un posto auto in un parcheggio, chiamati Green Shoots (Germogli). La mostra invita la gente a ‘guardare meglio’: esplorare, vedere, immaginare e trovare il giardino anche là dove non si è abituati a pensarlo. GS è anche un invito ad imparare a leggere i benefici e i servizi che la natura ci offre. Nell'ottica di ottimizzare la conservazione delle risorse e di minimizzare i potenziali problemi ambientali, GS è pensato per poter svolgere importantissime mansioni: migliorare la qualità dell'acqua e dell'aria, controllare l'erosione del suolo, migliorare la qualità dei suoli, provvedere all'habitat di api e altri animali. Una maquette di un GS sarà esposta nella mostra a Trieste, firmata da Erika Skabar assieme allo scultore Gianpietro Carlesso, presentando la possibile forma di questo nuovo arredo urbano, da adattare alle piante e alle essenze che dovrà contenere.
Per la presentazione triestina Erika Skabar ha sintetizzato la riflessione sul verde in quattro verbi: integrare, proteggere, beneficiare e accedere. All’insegna di questo slogan, per il periodo dell’esposizione (fino al 14 aprile) si svolgeranno una serie di incontri con teorici e tecnici, verrà proposto ai cittadini e agli studenti di prescegliere dei siti urbani di possibile installazione di Green Shoots, verrà realizzato un sito web a cura di Arlon Stok e verrà studiata una comunicazione da portare il prossimo anno nelle scuole. Nei materiali che compongono la mostra particolare attenzione sarà data ad un altro importante verbo: progettare. Modificare/migliorare l’ambiente in cui viviamo significa infatti progettare il nostro futuro. Se questa vocazione oggi si è ridotta ad essere prerogativa di pochi esperti, per avvicinarsi alla natura invece è necessario riappropriarsi della capacità individuale di fare progetti con la natura.
L’invito fondamentale di GS è di riascoltare il progresso parallelo di due ritmi biologici della vita, quello umano e quello vegetale, che si intersecano e si confrontano continuamente nel corso breve delle stagioni. Pensiamo ad esempio alla presenza dell’albero in città oggi. Se qualcosa la città moderna riconosce ancora all’albero è la sola funzione aggregativa. Di fatto la storica presenza urbana dell'albero come monumento/segnale del senso della forma e del processo della forma dentro il tempo non è più riconosciuta. Un senso e un processo che erano ben percepiti nei tempi antichi, quando, ad esempio, diversamente dal frenetico costruire d'oggi, la cattedrale e il tempio si andavano formando e strutturando dentro il tempo, in un ritmo parallelo e in contrappunto con il ritmo delle vite dei singoli. Il possibile arco di vita di una quercia, o di un tiglio, si può prevedere in circa due-tre-quattrocento anni. Il suo sviluppo e la sua durata possono accompagnare più generazioni nelle diverse età della vita. Questo ed altro ancora Erika Skabar propone alla nostra attenzione. 

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