Situazione già compromessa della bocca: ne risponde il medico!

Situazione già compromessa della bocca: ne risponde il medico!.

Persone Gianpiero Barile
Luoghi Bologna
Organizzazioni Cassazione
Argomenti medicina, odontoiatria, anatomia

24/apr/2012 12.19.46 Rosario Muto Contatta l'autore

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Situazione già compromessa della bocca:
ne risponde il medico!
CASO: Il paziente considera responsabile il proprio dentista per delle problematiche
derivanti da un impianto, anche quando queste seguono una situazione già da tempo
compromessa!
Il fatto, risalente ormai a qualche anno fa, accade ad un medico-odontoiatra subentrato
ad un collega; il paziente, si rivolgeva al Dr. Y per una riabilitazione protesica dell'arcata
superiore ed inferiore, nel dettaglio consistente nella costruzione di quattro ponti in
ceramica per le quattro arcate dentarie. Secondo il paziente deluso, nonostante il
sanitario avesse preso visione e conoscenza di una ortopantomotografia già eseguita dal
precedente sanitario, dalla quale si evincevano delle aree di osteolisi periapicali a carico
di elementi sui quali era già posizionata una precedente protesi fissa, il Dr. Y proponeva
un trattamento endodontico e protesico in metallo-ceramica. A distanza di un paio d’anni
veniva concluso il primo intervento protesico, ed è da questo momento che iniziarono i
problemi: il paziente incominciò ad avvertire forti difficoltà nella masticazione. Nel
tentativo di risolvere i fastidi avvertiti dal paziente, il medico decideva di rifare
completamente il lavoro, giungendo di lì a poco alla definitiva fissazione
dell’impiantologia; ma ciò nonostante i disturbi e i fastidi non si attenuavano in alcun
modo, aggravandosi perfino! Successivi interventi di indagine svolti da uno specialista in
odontostomatologia, incaricato di eseguire una perizia medico-legale, individuavano una
scorretta esecuzione del lavoro da parte del dr. Y che rendeva necessario un ciclo di
terapie endodontiche per devitalizzare i monconi lasciati vitali, oltre al rifacimento dei
perni monconi e della protesi in metallo-ceramica. Dal canto suo il Dr. Y sosteneva che il
paziente, prima di rivolgersi alla sua assistenza, si era già rivolto alle cure del precedente
odontoiatra per quasi un anno, durante il quale gli erano stati eseguiti secondo
programma medico tutti i lavori di preparazione di base, tali da condizionare
irreversibilmente tutta l'opera successiva.
Si è accertata la responsabilità del Dr. Y, per la mancanza della sufficiente preparazione
necessaria per affrontare anche la più complessa e rischiosa situazione già
compromessa (Cass. n. 15993 del 21 luglio 2011).
Il medico non ha la possibilità di richiamare a propria giustificazione la mancanza di
precisi protocolli di trattamento o linee guida nelle terapie innovative e sperimentali, dove
ancora manca una precisa esperienza ed, inoltre viene escluso che uno stato già
particolarmente degradato e compromesso dell’apparato dentario del paziente possa
scongiurare ogni responsabilità dell’odontoiatra.
Il medico deve avere una conoscenza tempestiva e costante delle nuove terapie, al fine di
consentirgli di affrontare anche le situazioni diagnostiche più complesse e compromesse.
E' evidente l'aumento di rischio del medico, soprattutto nei confronti di quelle patologie
di difficile diagnosi.
Ne sono un esempio le reazioni allergiche combinate all’utilizzo di materiali negli impianti
odontoiatrici effettuati, non sempre completamente anallergici e senza una verifica di
compatibilità del paziente e di eventuali reazioni crociate con altri materiali
eventualmente già presenti.
Materiali anallergici e sicuri da ogni reazione assieme a trattamenti idonei a scongiurare
la dissoluzione dei metalli, garantiscono una maggiore sicurezza del trattamento al
paziente, limitando il rischio ed i possibili effetti collaterali. Infatti anche la semplice
ossidazione degli impianti, con il conseguente discioglimento degli stessi, può essere
pericolosa; in queste ipotesi una piccolissima quantità di metalli viene rilasciata in modo
continuato, ad esempio dall’amalgama, direttamente nella bocca, dove viene ingerita,
causando problemi improvvisi anche a distanza di tempo, anche per problemi di
accumulo di metalli pesanti.
L'utilizzo in odontoiatria di materiali non sempre in una completa biocompatibilità è
divenuta ormai una delle nuove cause all’origine di rare patologie, quale MCS, lamentate
sempre più diffusamente ed inconsciamente.
A ciò si aggiunge l’attenzione che le intossicazioni da metalli anno assunto nell’odierna
realtà quotidiana: risulta, infatti, che in ogni individuo siano attualmente riscontrabili
fino a ben 300 diverse sostanze di origine chimica o metalli pesanti, che entrano a
contatto con l’organismo dalle più disparate cause quali, ad esempio, le sostanze
alimentari o il semplice contatto e le vie aeree.
Una tale situazione se messa in correlazione con un implantologia odontoiatrica non
completamente anallergica e non appositamente trattata, spesso con materiali contenenti
metalli quali mercurio, rame, argento, stagno, zinco, cromo potrebbe generare sgradevoli
reazioni patologiche e crociate non preventivate ed inattese.
La presenza di metalli non trattati in una soluzione elettrolitica come è la saliva, può
anche portare alla formazione di processi elettrici, con conseguenti disturbi nervosi e di
vario tipo ad essi riconducibili, quali le aritmie cardiache, le allergie, i sapori metallici in
bocca, la digestione difficoltosa, l’afte, l’abbassamento del sistema immunitario, la
difficoltà di concentrazione e anche l’irritabilità.
Avv. Gianpiero Barile (Penalista Nazionale in Bologna)
 · circa un'ora fa
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