Sisma in Emilia 2 Politici irresponsabili?

Non si può dire che "era già tutto previsto" perché come è noto i terremoti non si possono ancora prevedere.

Persone Marco Bondesan
Luoghi Roma, Italia, Appennino, Emilia Romagna, Ferrara, Pianura Padana, Argenta, provincia di Ferrara
Organizzazioni CNR, Italia Nostra
Argomenti sismologia, geologia, politica

04/giu/2012 09.08.25 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Non si può dire che “era già tutto previsto” perché come è noto i terremoti non si possono ancora prevedere. Tuttavia era da tempo che i geologi della zona colpita in questi giorni dal sisma facevano notare che l'alto Ferrarese e parte del Modenese erano terre ballerine. Forse addirittura con un grado di rischio superiore di quanto formalizzato dalla Carta del rischio sismico, che nel 2002 ha inserito anche queste strane terre “padane” nel novero delle zone sismiche. Perchè “strane”? Perché contrariamente a quanto si pensava fino a fine degli anni Novanta, anche la Pianura Padana può in realtà essere interessata dai terremoti, poiché soprattutto sotto il'Emilia-Romagna vi è un vero e proprio “Appennino sepolto”, vale a dire una serie di pieghe che da tempo immemorabile si muovono, e una volta o l'altra avrebbero potuto scaricare la loro energia generando terremoti importanti, sopra il V grado della scala Richter, come in effetti è avvenuto nel 1570 a Ferrara e nel 1624 ad Argenta, e ora di nuovo in questi giorni.
La Regione Emilia-Romagna, come le sue Province e gran parte dei Comuni, si sono dotati di un proprio Servizio Geologico, e analogamente i loro strumenti urbanistici prevedono studi geologici per stabilire dove è meglio costruire. Ma è stato solo negli ultimi vent'anni che si è cominciato in Italia a prendere in più attenta considerazione il rischio sismico, grazie alle ricerche svolte dal CNR, dall'INGV, da centri universitari e altri studiosi, e anche lavoro di informazione svolto da vari professionisti, come i geologi della provincia di Ferrara (leggi qui gli atti del convegno che si è svolto nel 1993). Questo ha condotto all'adozione della nuova carta nazionale del rischio sismico.
Tutto bene, quindi. Ma fino a un certo punto. Come spiega il geologo di Italia Nostra Marco Bondesan, già docente dell'Università di Ferrara,“basare le previsioni e le politiche di prevenzione su puri dati statistici che difficilmente risalgono a oltre ottocento anni prima, non fornisce una informazione completa su ciò che potrà succedere. Forse si sarebbe dovuto valutare in modo più attento il grado di sismicità che le pieghe ferraresi - questo Appennino sepolto che di fatto abbiamo sotto i piedi - può comportare”. E' noto inoltre che la nuova Carta sismica nazionale, elaborata già a partire dal 1997 e adottata nel 2003, ha anche risentito di pressioni politiche dei vari sindaci che hanno fatto la spola con Roma per “togliere” il loro comune dalle zone a rischio per i costi che questo avrebbe potuto comportare..... CONTINUA
 
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