FAI-CAPOLAVORI '900 ITALIANO-COLLEZIONE GIAN FERRARI-VILLA PANZA (VARESE)-Giovedì 12/10/06 ore 11.00

12/ott/2006 13.10.00 Novella Mirri Contatta l'autore

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PALAZZO CHIGI IN ARICCIA


LA "SCHOLA" DEL CARAVAGGIO
DIPINTI DALLA COLLEZIONE KOELLIKER


Ariccia, Palazzo Chigi
Piazza di Corte, 14
13 ottobre 2006 - 11 febbraio 2007


COMUNICATO STAMPA


La mostra "La 'Schola' del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker" ospitata dal 13 ottobre 2006 all'11 febbraio 2007 nella seicentesca cornice
di Palazzo Chigi ad Ariccia, a più di un anno di distanza dal successo della mostra "Mola e il suo tempo", vuole proporre una vasta panoramica sulla
pittura caravaggesca romana attraverso oltre novanta dipinti provenienti dalla più grande collezione privata d'arte antica in Italia e da una delle più
importanti collezioni private al mondo di arte italiana, quella del mecenate milanese Luigi Koelliker.

La Mostra, che nasce sotto l'Alto Patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è a cura di
Gianni Papi, autorevole studioso di pittura caravaggesca.
Alcuni capolavori e molte opere in gran parte inedite aiutano ad inquadrare esaurientemente un periodo felice della storia dell'arte; tra gli artisti
presenti, Orazio e Artemisia Gentileschi, José de Ribera detto lo Spagnoletto, Carlo Saraceni, Giovanni Baglione, Borgianni, Nicolas Régnier,
Spadarino, Tanzio da Varallo, Lionello Spada, Gerrit van Hontorst, Claude Vignon, Mathias Stomer, Mattia Preti, Francesco Ragusa, Angelo
Caroselli, Simon Vouet, Dirck van Baburen, Bartolomeo Manfredi, Orazio Riminaldi.
Così afferma Gianni Papi: "Mai credo nella storia dell'arte, in nessun altro momento come in questo, il talento e gli esiti di tanti talenti, tutti insieme
ad operare nel perimetro di poche strade, nei medesimi quartieri, in pochi anni, si diffusero così capillarmente e coinvolsero così tante persone, così
tanti artisti; talmente alto è il livello medio della produzione, che non trova paragoni, a mio avviso, in nessun altro periodo storico".
Studiosi e vasto pubblico potranno dunque ammirare straordinari dipinti e conoscere tante opere nuove riuscendo ad avere una idea complessiva di
uno dei momenti più affascinanti della storia dell'arte italiana.

La mostra
"Il termine movimento non sono certo io il primo ad usarlo, non solo per semplificazione linguistica, ma proprio perché il vocabolo e il concetto mi
paiono quanto mai adeguati; e nel caso dei pittori naturalistici che adottarono il metodo del Merisi, il termine movimento può forse essere applicato
per la prima volta nella storia dell'arte. Si verifica infatti a Roma la convergenza di un gruppo di pittori - nello stesso luogo e nello stesso tempo, cioè
dai primi anni del Seicento - con abitudini esistenziali assai simili, con relazioni, amicizie, inimicizie, intrecciate fra di loro, complice un contatto quasi
quotidiano nel raggio assai ridotto delle strade e delle piazze intorno all'odierna via del Corso; ma soprattutto tutti adottano un metodo di dipingere che
coincide esattamente, almeno per quanto riguarda i più giovani, con il loro essere diventati pittori, che rappresenta una complessa esperienza vitale,
giocata nel contrasto con la tradizione e nell'affermazione di sé stessi attraverso quella pittura, e quella sola." (G. Papi).
Ad accogliere la mostra "La 'Schola' del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker" non a caso è Palazzo Chigi ad Ariccia, una delle dimore più
emblematiche del Barocco Romano, su cui aleggia ancora lo spirito del Bernini. Per il titolo dell'esposizione, la "schola" del Caravaggio, Gianni Papi
ha preso a prestito da Giulio Mancini una definizione del Seicento, anteriore agli studi storico-critici novecenteschi. Si è così voluto evitare nel titolo un
termine sin troppo abusato, "caravaggeschi", cui è difficile sfuggire per definire un movimento che trae la sua genesi dall'indubbio influsso del
Caravaggio.
Ricorda Papi che "il Mancini ne parla (intorno al 1618-1620) quando quel metodo è diventato già patrimonio di tanti pittori, che agli occhi del biografo
compongono una vera e propria "schola": "Proprio di questa schola è di lumeggiare con lume unito che venghi d'alto senza riflessi, come sarebbe in
una stanza da una finestra con le pariete colorite di negro, che così, avendo i chiari e l'ombre molto chiare e molto oscure, vengono a dar rilievo alla
pittura, ma però con modo non naturale, né fatto, né pensato da altro secolo o pittori più antichi, come Raffaello, Titiano, Correggio et altri".
Acutamente il Mancini rileva come la procedura sia "non naturale", un artificio alla fine, usato per "dar rilievo alla pittura", e soprattutto ne attesta
l'inusitata novità, che non trova alcun riscontro nel passato ("né fatto, né pensato da altro secolo o pittori più antichi").
Sempre Papi sottolinea le novità della pittura di Caravaggio: "la rivoluzione insistette soprattutto su due elementi: il rifiuto (o almeno il suo ruolo fu
relegato ai margini) di ogni pratica disegnativa che facesse da filtro per la trasposizione in pittura dei soggetti; la centralità del modello, della sua
presenza fisica, nello studio dell'artista, come unica sorgente figurativa e anche di ispirazione a cui rifarsi per organizzare la composizione sulla tela."

Per la mostra "La 'Schola' del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker", Papi ha selezionato un gruppo di circa cento dipinti nell'ambito della
vasta raccolta di quadri caravaggeschi della collezione Koelliker, divisi per gruppi omogenei (la "schola" secondo la definizione di Mancini, gli
"adherenti", i seguaci più diretti, i contemporanei del Caravaggio, i francesi, i lombardi, i fiamminghi, i Maestri anonimi, i meridionali), scegliendo solo
dipinti realizzati in Italia e per la gran parte a Roma dai protagonisti della stagione caravaggesca nei primi due decenni del Seicento.
"La mostra propone un quadro completo - eccezionale anche per la provenienza da un'unica raccolta privata - del movimento caravaggesco romano, la
cui evoluzione è ripercorsa anche attraverso numerosi inediti e dipinti mai esposti al pubblico (alcuni veri e propri capolavori). Crediamo così possa
essere offerta agli specialisti ulteriore utilissima materia di studio e di confronto, ma anche di discussione come è prevedibile, trattandosi di opere in
buona parte non sedimentate nella bibliografia come quelle dei musei." (F. Petrucci).
Da sottolineare la presenza in mostra di opere come la Flagellazione di Cristo di Matthias Stomer, capolavoro del pittore olandese; L'ebrezza di Noè di
Carlo Saraceni; il San Sebastiano curato da Irene del Caroselli; il Martirio di San Bartolomeo di Dirck Van Baburen; il San Girolamo di Orazio
Gentileschi; La cattura di Cristo di Manfredi, capolavoro perduto recentemente ritrovato ispirato alla tela di Caravaggio; Scena di Carnevale di
Nicolas Regnier; Cristo portacroce di Antiveduto Gramatica; San Francesco e l'angelo di Spadarino. Tra i capolavori inediti, per citarne solo alcuni:
Le virtù teologali dell'Orbetto; il San Rocco di Carlo Saraceni; la Favola di Euridice di Orazio Riminaldi; San Pietro e Paolo di Baglione; Amore alla
fonte di Cecco del Caravaggio, Giudizio di Salomone di Antiveduto Gramatica.

Dopo la morte del Caravaggio, avvenuta nel 1610, per quasi un ventennio il caravaggismo, cioè la pittura ispirata ai principi naturalistici e luministici
del grande maestro lombardo, percorre tutta l'Europa dalla Spagna alla Francia, alle Fiandre. Punto irradiatore di tale linguaggio è Roma per l'attività
nella città papale di moltissimi artisti, in gran parte di origine nordica, e soprattutto per la presenza dei capolavori del Caravaggio. Alcuni pittori come
lo Spadarino, Bartolomeo Manfredi e Cecco del Caravaggio diventano diretti seguaci del maestro, altri rimangono folgorati dalle sue opere che
lasciano un segno indelebile nella loro pittura, anche dopo il rientro in patria.
"Quel clima di libertà, di ardore si riflette anche nella febbrile temperatura delle loro esistenze; non credo sia lontano dal vero immaginarli alle prese
con commerci artistici e vitali, mescolati insieme, farsi da modelli reciprocamente, la sera ritrovarsi in osteria, a far baldoria, a far baruffe, per soldi,
per sesso, a gettarsi in articolati incontri erotici: tutto il repertorio della giovinezza, ancor più liberato e senza freni per quella gioiosa consapevolezza di
farcela, di bastare a sé stessi, di vivere del proprio lavoro e del proprio talento. Quella febbrile temperatura esistenziale si riflette anche nel gran
numero di processi, violenze, aggressioni, eccentricità, che segna parecchi dei protagonisti del movimento caravaggesco; la vicenda di quella "schola"
sembra inestricabilmente legata a una serie di comportamenti sociali, cui la ribellione artistica che il movimento esprimeva sembrava esattamente
conforme." (G. Papi).
Molti, partendo da Caravaggio, sviluppano un proprio linguaggio autonomo, come Orazio Gentileschi, Carlo Saraceni o Ribera a Roma - dove appare
oggi come un grandissimo protagonista - e a Napoli. Alcuni contemporanei ne subiscono l'influsso, come Giovanni Baglione e il suo amico Tommaso
Salini, o Antiveduto Gramatica; altri, come il grande Orazio Borgianni, si accostano al naturalismo caravaggesco per arricchire ulteriormente un
linguaggio già sommamente originale.

La diffusione dello stile di Caravaggio ha luogo attraverso la riproposizione di schemi iconografici e linguistici operata dai suoi seguaci. Alla terna dei
primi allievi (i già ricordati Cecco, Spadarino e Manfredi) si uniscono ben presto pittori italiani della generazione successiva, tra cui il viterbese
Bartolomeo Cavarozzi, la figlia di Orazio Gentileschi, Artemisia, il marchigiano Gian Francesco Guerrieri, il piemontese Tanzio da Varallo, il milanese
Giuseppe Vermiglio e diversi stranieri, tra i quali Dirck van Baburen, Terbrugghen, Nicolas Régnier, Nicolas Tournier. Oltre a questi ultimi, dal 1610
abbiamo una vera e propria invasione di pittori nordici ispirati al verbo del Caravaggio: da Gerrit van Honthorst detto "Gherardo delle Notti" di
Utrecht, ai francesi Valentin de Boulogne e Simon Vouet. A questi stranieri se ne aggiungono molti altri provenienti dalla Francia e dai Paesi Bassi,
formando la seconda ondata del caravaggismo.

Il fenomeno subisce a Roma una progressiva decadenza a partire dagli anni '20, con l'affermazione del Barocco, anche se sono ancora attivi maestri
come Valentin de Boulogne, il cui successo raggiunge l'apice attorno al 1630 con il Martirio dei santi Processo e Martiniano per la Basilica Vaticana.
Ma anche molto tempo dopo, maestri come Mattia Preti e Pierfrancesco Mola continuano a guardare Caravaggio, il cui naturalismo e luminismo
diviene anche un riferimento per l'inventore del barocco: Giovan Lorenzo Bernini.

Cornice della mostra "La 'Schola' del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker" , il sontuoso Palazzo Chigi di Ariccia, divenuto in questi anni
emblema del Seicento romano e ricco di una sequenza straordinaria di opere caravaggesche. Nella Sala Maestra, infatti, fanno bella mostra di sé una
serie di misteriosi ovali caravaggeschi oggi attribuiti a Gregorio Preti; nel Seicento, inoltre, quando la dimora apparteneva ai Savelli, erano presenti,
tra le varie opere caravaggesche, la Negazione di San Pietro del Caravaggio oggi al Metropolitan Museum di New York e vari dipinti di Orazio
Gentileschi.


Catalogo: Skira

Sede: Palazzo Chigi in Ariccia - Piazza di Corte 14 - 00040 Ariccia (Roma)
Orario: 10.00 - 19.00, chiuso il lunedì, orario della biglietteria 9,45 - 18,30
Biglietti: € 7,00 intero - € 4,00 ridotto

Segreteria organizzativa: Palazzo Chigi in Ariccia, Franco Di Felice
tel. 0039 6 9330053 fax 0039 6 9330988 e-mail info@palazzochigiariccia.it

Ufficio stampa: Novella Mirri, tel. 0039 6 6788874 - 69380008 cell. 335 6077971
fax 0039 6 6791943 e-mail: ufficiostampa@novellamirri.191.it
Assistenti: Paola Saba, Allegra Seganti, Annalisa Inzana


Roma, ottobre 2006

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