Paolo Melandri: il caso "Mahler"

09/set/2014 11.31.38 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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...sull'Ottava di Mahler. Altro tassello di una fulminea ricognizione creativa della Musica... e sia! 

Symphonia extra temporaAustria felix e «caso Mahler»
di Paolo Melandri

Esamineremo, qui, il “caso Mahler” e il problema del rapporto del compositore-direttore con l’establishment viennese, venato di forti tendenze antisemite. Mahler era infatti ebreo e boemo.
Per inquadrare meglio il tema, partiremo dalle osservazioni della moglie Alma Maria Schindler-Mahler, una delle massime luci nel firmamento dell’alta società austriaca, di cui peraltro condivideva non pochi snobismi e pregiudizî. Al suo fianco, Gustav Mahler non poteva che apparire un pervenu, uno sradicato insomma, un outsider; una sofferenza che, come del resto ogni sofferenza, portò frutti eccellenti sul piano artistico. E, alla fine forse della breve indagine, l’uomo Mahler diventerà indistinguibile dalla musica che ha prodotto.
Un giorno dell’estate 1910, di ritorno da una passeggiata nei dintorni di Toblach, Alma si fermò impietrita a poca distanza da casa: Gustav stava suonando i Lieder di lei, verso i quali egli aveva sempre manifestato indifferenza. Dieci anni prima, le aveva ordinato di non comporre più, ed ella si era sempre portata dietro quelle sue creature in una cartella, “come in una bara”, non rassegnandosi a distruggerle. Ora Gustav sostenne che erano eccellenti e meritevoli di pubblicazione, ed ostentò uno zelo elogiativo tanto esagerato che la stessa Alma riconobbe, onestamente, di esser stata sopravvalutata. Gustav gliene pubblicò cinque, quell’anno stesso. Vi era, tra di loro, un forte desiderio di perfetta armonia, che non dava, però, né all’uno né all’altra un po’ di felicità.
«Urgentissimo! Caro Fritz» scriveva Gustav da Toblach il 21 giugno 1910 a Fritz Löhr «traduci con me: Qui paraclitus diceris / donum Dei altissimi / fons vivus ignis caritas / et spiritalis unctio. Come si accenta e si scandisce paraclitus diceris?… Rispondi a giro di posta, per favore! Ne ho bisogno come creatore e come creatura». E il 18 luglio, sempre da Toblach: «per te sciamus da Patrem / noscamus atque Filium. È così, il testo? Come lo ordini, tu, secondo la sintassi?». E, sempre a Fritz Löhr, in una cartolina postale dal lago di Misurina: «Moltissime grazie per l’assistenza filologica. Il sanctus spiritus trasmetta a te la sua gratitudine». Così nasceva l’Ottava Sinfonia, la cui stesura era già ultimata il 18 agosto. Nell’estate del 1910, Mahler fu infaticabile nel lavoro, e ossessivo nel difendere la propria tranquillità da ogni disturbo esterno. Nei ricordi di Alma, anche nei più dolenti, c’è sempre quella strana acrimonia, ma è credibile il ritratto che ella dà dell’egocentrismo di Gustav. Guai ai rumori! Nessuno in circolazione, le bambine ridotte al mutismo, tutti chiusi nelle proprie stanze col permesso di sussurrare. Ed ecco Gustav, un pomeriggio, rientrare dal bosco, sudato e fuori di sé: «La calura estiva! Il silenzio! Il timor pànico!… La sensazione di essere fissato dall’occhio liquido, orribile del grande Pan». Quando egli lavorava in casa anziché nella casupola del bosco, Alma non poteva muoversi, cantare, suonare il pianoforte: “Le mie esperienze erano di questo genere. Non ne avevo più di mie proprie. Di questa mia rinuncia a una vita personale non s’accorgeva… Lavoro - lavoro, esistenza coraggiosa - rinuncia alla gioia personale - aspirazione all’infinito: questa era la sua vita… Interiormente mi andavo allontanando da lui, serbandogli il massimo rispetto, e speravo in qualche miracolo”. Qualcuno una volta le disse: “Alma, tu hai un essere astratto per marito, non un uomo”. E infatti, il miracolo che ella attendeva era quella “pura astrazione” accanto a lei; “ma io ero rimasta una bambina accanto a lui, nonostante le figlie e le gravidanze. E lui vedeva in me solo la camerata, la madre delle bambine, la donna di casa, e doveva capire troppo tardi quel che aveva perduto”. Amarissima, la beffa reciproca, la trappola che si erano tesi l’un l’altro. Entrambi avevano cercato nell’altro, consapevolmente, una realtà visibile in piena luce; lui, l’ascetico e scarno, la tenera bellezza e la calda vitalità, lei, morbidamente ambiziosa ed esigente, il genio e il grande amore. Lui e lei avevano trovato quel che cercavano o, almeno, avevano trovato questo. Ma entrambi, senza saperlo prima, avevano cercato nell’altro una seconda realtà, inesistente o impossibile; lui, in lei, la forza di essere come lui, lei, in lui, la possibilità di riassumere in sé tutti gli uomini da lei sognati. Non parlerei, tuttavia, di un fallimento del loro matrimonio, poiché le forze che li univano erano più durevoli di ciò che li allontanava, e le memorie di Alma restano, malgrado tutto, un documento indimenticabile.
Il 12 settembre 1910, nel Palazzo delle Esposizioni di Monaco, Mahler diresse la prima esecuzione assoluta dell’Ottava Sinfonia. Il grande numero degli esecutori, schierati nella Neue Musik-Festhalle, ispirò all’impresario Emil Gutmann la famosa definizione: Symphonie der Tausend, sinfonia dei mille. Gutmann fu ottimo mecenate della nuova creazione di Gustav tanto nella scelta della location quanto nell’invenzione del “nome di battesimo” della sinfonia, titolo che sopravvive ancor oggi e contribuisce, con il suo “effetto alone”, a sponsorizzare tutta l’attività artistica di Mahler, dove gli organici previsti sono spesso mastodontici, minotaurici. Nel padiglione trovarono posto, oltre all’orchestra del Konzertverein di Monaco, i 250 coristi del Singverein dei Musikfreunde di Vienna, i 250 del Riedel-Verein di Lipsia, i 350 ragazzi del Kinderchor della Zentral-Singschule di Monaco. Vi erano poi gli 8 solisti, tutti ottimi cantanti. L’organista era Adolf Hempel. Componevano l’orchestra 24 primi violini, 20 secondi violini, 16 viole, 14 violoncelli, 12 contrabbassi, 4 arpe, celesta, harmonium, mandolino, ottavino, 4 flauti, 4 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto in mi bemolle, clarinetto basso, 4 fagotti, controfagotto, 8 corni, 4 trombe, 4 tromboni, basso tuba, 3 timpani, grancassa, piatti, tam-tam, triangolo, campanelle, campanelle basse; isolati dall’orchestra, 4 trombe e 3 tromboni. La buona organizzazione del vastissimo insieme era frutto delle amorose cure di Bruno Walter. Il grande concorso di pubblico nasceva in parte dall’attrazione esercitata da tanta vastità, ed era in armonia con il clima intellettuale e culturale della città, la sfolgorante Monaco del racconto giovanileGladius Dei di Thomas Mann, quella stessa Monaco che 129 anni prima (1781) aveva accolto trionfalmente la première dell’Idomeneo di Mozart.....

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