Il controllo della stampa, della radio e del cinema durante il Terzo Reich

> di Casalino Pierluigi, 6.02.2015 > > Ogni mattina, i redattori dei quotidiani di Berlino e i corrispondenti > di quelli stampati in altre città del Reich si riunivano al Ministero > della Propaganda per farsi dare dal dottor Goebbels, o da uno dei suoi > aiutanti, quali notizie stampare e quali tacere, come scrivere le > notizie e come intitolarle, quali campagne rimandare o quali lanciare, > e qual era l"articolo di fondo desiderato per quel giorno.

Persone Karl Silex, Rudolf Kircher, Berliner Tageblatt, Goebbels, Federico, Pierluigi, Hans
Luoghi Reich, Germania, Londra, Berlino, Hollywood, Terzo Reich, Casalino
Organizzazioni Camera dei deputati, BBC
Argomenti politica, giornali, ministeri

Allegati

05/mar/2016 18.37.38 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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> di Casalino Pierluigi, 6.02.2015
>
> Ogni mattina, i redattori dei quotidiani di Berlino e i corrispondenti
> di quelli stampati in altre città del Reich si riunivano al Ministero
> della Propaganda per farsi dare dal dottor Goebbels, o da uno dei suoi
> aiutanti, quali notizie stampare e quali tacere, come scrivere le
> notizie e come intitolarle, quali campagne rimandare o quali lanciare,
> e qual era l"articolo di fondo desiderato per quel giorno. Ad evitare
> malintesi, venivano fornite, assieme alle istruzioni orali, direttive
> scritte giornalmente. Ai piccoli giornali periferici e ai periodici,
> le direttive venivano inviate per telegrafo o per posta. Per fare il
> redattore nel Terzo Reich, un giornalista doveva essere, anzitutto,
> politicamente e razzialmente "illibato". La legge sulla stampa del
> Reich del 4 ottobre 1933, che fece del giornalismo una professione
> pubblica controllata dalla legge, stabiliva che tutti i redattori
> dovessero possedere la cittadinanza tedesca, essere di origine ariana
> e non coniugati con ebrei. L"articolo 14 della legge in questione,
> stabiliva, anzi ordinava, che tutti i redattori dovessero tener
> lontano dai giornali qualsiasi cosa che in qualche modo potesse
> indurre il pubblico in errore, confondesse il bene personale con il
> bene comune, o tendesse ad indebolire la forza del Reich tedesco
> all"esterno e all"interno, la volontà collettiva del popolo tedesco,
> la difesa della Germania,della sua cultura e della sua
> economia...oppure offendesse l"onore e la dignità della Germania. Un
> tale editto, se fosse entrato in vigore prima del 1933, avrebbe
> condotto all"esclusione di tutti i redattori nazisti del paese e di
> tutte le loro pubblicazioni. In questo periodo, esso condusse alla
> eliminazione di quei giornali e giornalisti che non erano nazisti o
> rifiutavano di diventarlo. Uno dei primi giornali costretti a smettere
> la loro attività fu la "Vossische Zeitung". Fondato nel 1704, aveva
> annoverato tra i suoi collaboratori del passato nomi illustri come
> Federico il Grande, Lessing e Rathenau, era diventato il più
> importante giornale della Germania, paragonabile al Times di Londra e
> al New York Times. Ma era un giornale liberale ed era di proprietà
> della casa editrice ebrea Ulstein. Dovette cessare la sua attività il
> 1° aprile 1934, dopo 230 anni consecutivi di pubblicazione. Il
> Berliner Tageblatt, altro giornale di fama mondiale, resistette un pò
> più a lungo, fino al 1937, ma il suo proprietario, l'ebreo Hans
> Lackmann-Mosse, era stato costretto a cedere la sua cointeressenza al
> giornale nella primavera del 1933. Anche il terzo grande giornale
> liberale tedesco, la Frankfurter Zeitung, coninuò ad essere stampato
> dopo essersi disfatto del proprietario ebreo e di tutti i redattori
> ebrei. Rudolf Kircher, il corrispondente da Londra, anglofilo e
> liberale, ne divenne il redattore capo e, come Karl Silex - redattore
> della conservatrice Deutsche Allgemeine Zeitung di Berlino -,
> anch'egli già corrispondente da Londra, allievo di Rodhes, ardente
> ammiratore degli inglesi e liberale, si misero subito al servizio dei
> nazisti, rivelandosi più realisti del re. La sopravvivenza di questi
> tre giornali fu dovuta in parte all'influenza del Ministero degli
> Esteri tedesco, per cui questi giornali, noti sul piano
> internazionale, erano una specie di cartellone pubblicitario,
> necessario per bene impressionare l"opinione pubblica straniera. Essi
> conferivano infatti una certa rispettabilità della Germania nazista, e
> allo stesso tempo le facevano una lenta e costante propaganda. In
> questa situazione, in cui tutti i giornali tedeschi ricevevano
> istruzioni su che cosa stampare e su come redigere le notizie e gli
> articoli, era inevitabile il sopraggiungere di una mortale monotonia
> nella stampa nazionale. Persino un popolo così irreggimentato e e così
> propenso ad accettare l"autorità, alla fine si stancò di questi
> quotidiani. Diminuì la diffusione persino dei fogli nazisti più
> importanti. E la tiratura complessiva di tutti i giornali scese di
> livello rapidamente e man no che essi soccombevano venivano acquistati
> da editori nazisti. Nei primi quattro anni del Terzo Reich, il numero
> dei quotidiani discese da 3607 a 2671. Tale perdita per il paese si
> tradusse in un guadagno finanziario per il partito, con giornali che
> si trasformarono in imperi finanziari straordinari, con una ricaduta
> sulla nazistificazione della Germania di proporzioni immense. Ad un
> cero momento del 1934 la dirigenza nazista fece appello che i giornali
> non fossero così monotoni, deplorando, come fece l"editore di regime
> Amann, la totale uniformità dei media tedeschi.Un redattore
> sconsiderato, tuttavia, che prese troppo alla lettera tale
> raccomandazione finì in campo di concentramento. Presto anche la radio
> e il cinema seguirono tale destino, essendo imbrigliati completamente
> alla propaganda dello stato. Goebbels aveva sempre considerato la
> radio il più efficace strumento di propaganda della moderna società ed
> asservì la sezione radio del suo Ministero, al fine di raggiungere i
> propri fini. Nel 1933 il governo nazista si trovò automaticamente in
> possesso dell"Ente Radiofonico del Reich. Il cinema rimase in mano di
> ditte private,ma il Ministero della Propaganda e la camera per i film
> controllavano ogni settore di quest"industria. Il risultato fu quello
> di affliggere il popolo tedesco con programmi radiofonici e film
> talmente noiosi da superare gli stessi giornali nell"appiattimento
> servile. Gli spettatori si astenevano in massa dall"andare a vedere
> film tediosissimi e affollvano le sale dove si proiettavano film
> stranieri (per lo più film di Hollywood di seconda categoria). Verso
> la metà degli anni Trenta i film tedeschi vennero sonoramente
> fischiati. Circostanza che fu accolta dalle autorità come un insulto
> alla cultura germanica. In quel tempo un ascoltatore tedesco poteva
> ancora sintonizzarsi su una radio straniera come la BBC, senza
> rischiare la vita come avverrà più tardi. Tale assurdità fa riflettere
> su come sia spaventoso per un popolo entrare in questa situazione e
> perdere la propria identità e personalità. Un fenomeno che ancora oggi
> si determina quando un pugno di fanatici prende in mano le leve del
> potere e soprattutto di quelle della comunicazione.
>
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