Renzi, Tortora, Di Santi, Ottaviani - al FESTIVAL Tam

02/lug/2007 12.50.00 tbbufficiostampa Contatta l'autore

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Gentili colleghi vi invio il comunicato stampa relativo alla quarta giornata, domani martedì 3 luglio, del FESTIVAL DEI TEATRI D'ARTE MEDITERRANEI. Tre gli spettacoli in programm. Di scena attori del calibro di Renzi, Tortora, Di Santi, Ottaviani.
Grazie per la collaborazione, con preghiera di diffusione UFFICIO STAMPA BERTOLT BRECHT
TEATRI D’ARTE MEDITERRANEI

Festival 2007
Promosso dalla confederazione dei teatri d’arte mediterranei

FORMIA 30 GIUGNO - 15 LUGLIO

COMUNICATO STAMPA QUARTA GIORNTA

Martedì 3 luglio:


QUARTIERE SCACCIAGALLINE
Teatro ragazzi Vetrina TAM ore 19.00

TEATRI COMUNICANTI Fermo
IL GUERIN MESCHINO
Di e con Marco Renzi


PINETINA GINILLAT / TORRE DI MOLA
VETRINA TAM ore 21.00

ARTES di Aversa e LA BOTTEGA DEL TEATRO Caserta
CHIUSI IN CASA
Di e con Pierluigi Tortora e Rocco Di Santi


CORTE DEL COMUNE
Vetrina giovani compagnie ore 22.30

COMPAGNIA CADEAU Roma
DOMANI I TUOI OCCHI
Di e con Emiliano Ottaviani regia di Cristina Gionta


SCHEDE SPETTACOLI

“Storia del Guerin Meschino”
di e con MARCO RENZI
musiche originali MARIO LAMBERTELLI
regia PAOLO DE SANTI



La propria terra, il territorio, concetti che spesso si fa fatica a descrivere e a delimitare.
Per noi il territorio è quel verde miracolo collinare chiuso da un lato dal Mare Adriatico e dall’altro dai Monti Sibillini.
Essere nati, vivere e lavorare in questo segmento di pianeta significa scoprirne la storia, le tradizioni e le leggende, significa appartenervi.
Per gente che si occupa di teatro, quale noi siamo, è doveroso infilarsi in quel cassetto geografico e sognarlo. Una volta dentro si scoprono tesori inaspettati, si raccolgono esperienze, si odono racconti e all’emissione si ? carichi, malati di emozioni, emozioni che vogliono trasmettersi. Il racconto delle scoperte è gi? teatro, ha un significato, è autentica cultura.
Sotto il lenzuolo, in quel plastico delle meraviglie, c’? un luogo di straordinaria ricchezza, un luogo che forse incanta pi? di ogni altro: i Monti Sibillini. Lass? vivono storie potenti, storie di viaggi, di asprezze, di ruscelli, di magia, storie di uomini create dagli uomini per uomini.
Le trame di questi racconti sono stampate sui sentieri delle Montagna, camminare è leggere e leggendo viene il dubbio se sono stati i racconti a conformarsi alla Montagna o viceversa.
Il Monte Vettore visto dal paese di Montemonaco presenta tutta la sua magnificenza di maschio irto e puntato, la montagna Sibilla le sue femminili rotondit? e un’aggraziata corona sul capo. Sulle sommit? di queste due Montagne che incarnano i massimi principi del mondo (maschile e femminile) abitano alcune tra le pi? belle leggende del nostro cassetto: la leggenda del LAGO DI PILATO e la leggenda della REGINA SIBILLA.
La prima sostiene che il corpo di Pilato si conserva nelle profondit? delle gelide acque del Lago che fu nei secoli sede e meta di tanti negromanti, tra cui il poeta Cecco D’Ascoli, che salirono fin lass? per consacrare libri e celebrare riti di iniziazione alle profondit? del loro sapere. E’ il Monte Vettore che spaccandosi in due forma l’alcova dove giace il lago, autentico gioiello in un grandioso scenario di roccia.
La seconda leggenda è nascosta invece nelle viscere del Monte Sibilla dove si apre, per chi sa arrivarci, un mondo d’incanto sul quale troneggia la bellissima Regina Sibilla.
Un racconto nato su quella Montagna forse solo per il fatto di avere un buffo e roccioso rialzo (corona) sulla sommit? del quale si apre un ingresso ed una grotta, elementi che hanno stimolato la fantasia degli uomini che quelle valli hanno sempre popolato.
Cos?, migliaia di anni or sono, qualcuno ha disegnato con la propria fantasia un mondo paradisiaco chiuso nelle viscere della Montagna e a capo di questa umanit? gaudente e felice ha risposto una donna dalla bellezza inusitata e dalle indicibili capacit? profetiche, la Fata Sibilla.
Questo straordinario materiale ha attraversato secoli e secoli di umanit? subendo le inevitabili trasformazioni dovute ai diversi climi religiosi succedutisi e pur tuttavia portando chiari i segni della prima stesura. Un materiale vagante che da padre in figlio ha riempito l’immaginazione di intere generazioni per fermarsi agli inizi del 1400 nell’opera letteraria di un cantastorie toscano, tale Andrea da Barberino che ne fece luogo privilegiato del suo “GUERIN MESCHINO”.
Andrea da Barberino, di professione cantastorie, girava l’Italia, si fermava nelle piazze dei paesi, adunava gente e raccontava il suo repertorio di avvincenti e mirabolanti avventure. Fu certamente in uno di questi giri che capitato nel Piceno sent? della Reggia incantata chiusa “nella gran montagna d’Apenione” e, citando ancora sue parole, “per questo mi son dilettato di cercar parecchie istorie ed ho avuto gran piacere di molte tra le quali questa mi piacque”.
Da allora grandissima è stata la diffusione del libro, innumerevoli le edizioni succedutesi e fino agli inizi del novecento il libro era presente in ogni casa delle nostre montagne, anche in quelle di chi non sapeva leggere… e alla sera, il fortunato della famiglia che conosceva quella astrusa arte chiamata lettura, davanti al focolare, leggeva a tutti il Guerin Meschino. Lo leggeva a pezzetti, un po’ alla volta, come un moderno romanzo della televisione, riempiendo inconsapevolmente l’immaginazione di intere generazioni di giovani e bambini.
Poi il “Guerin Meschino” conobbe il declino e l’oblio restando memoria di pochi.
Siamo di fronte senza dubbio alla pi? importante tradizione leggendaria del Centro Italia ripresa com’? noto anche nella “grande letteratura”: a questi temi fa riferimento Ariosto creando la figura di Alcina nell’Orlando Furioso e soprattutto Wagner che trasportando tutto in Germania scrive il Thannauser.
Lo spettacolo segue le tracce del romanzo ed è realizzato secondo un’originale reinvenzione dell’arte dei cantastorie. Un attore racconta, rappresenta, canta ed evoca con l’ausilio di particolarissimi oggetti una storia appassionante. Lo fa alla maniera in cui forse lo avrebbe fatto nella citt? di Barberino quel tale Andrea che attorniato dalla gente recitava le prose del suo libro. Lo fa nel consapevole intento di riprendere un’antica e mai scomparsa arte, quella del narrare.
Fare questo spettacolo è ogni volta una grande emozione, è trovare un filo, è entrare in un luogo e sentire di esserci gi? stati, è raccontare una storia che ha emozionato i nostri padri, i nostri nonni e cos? via, è tutto cos? chiaro e al contempo cos? poco spiegabile, forse la vicenda del Cavaliere che gira il mondo alla ricerca delle proprie origini è una metafora che ci colpisce ancora, forse.
“La storia del Guerin Meschino” è il lavoro che ha avuto maggior successo tra quelli che la compagnia ha prodotto, rappresentato in tante Regioni e citt? Italiane ha sempre sorpreso, meravigliato e affascinato i suoi spettatori, ottenendo il Premio Padova ‘89 per il Teatro d’Attore.
La compagnia tiene permanentemente in repertorio questo spettacolo poich? ritenuto significativo e rappresentativo della propria poetica teatrale, lavoro agile e duttile, si rivolge al pubblico di tutte le et? e si presta ad essere rappresentato sia in spazi teatrali che in altre situazioni come chiostri, sale ecc.
Su una scena cosparsa di barattoli, ruote di bicicletta, marmitte, comignoli e ferri vecchi di ogni genere, il racconto diventa teatro, la parola fonte inesauribile di immagini e di emozioni, e con questi semplicissimi ingredienti ogni volta, senza che nessuno se ne accorga, vive la magia e l’incanto del teatro.

Lo spettacolo è ininterrottamente in repertorio dall’anno del debutto, Settembre 1989, ha gi? effettuato 400 rappresentazioni in tutto il territorio nazionale toccando importanti citt? quali:
Aosta, Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Sondrio, Padova, La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forl?, Ravenna, Rimini, Firenze, Livorno, Pisa, Prato, Siena, Carrara, Perugia, Terni, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Pescara, Chieti, L’Aquila, Avezzano, Roma, Foggia, Bari, Lecce, Napoli, Caserta, Avellino, Sorrento, Potenza, Cosenza, Reggio Calabria, Catania, Palermo, Cagliari, Nuoro, Oristano.

Ha partecipato ad importanti Festival quali:
La Macchina dei Sogni (Palermo), Festival di Mezza Estate (Tagliacozzo), Casola è una Favola (Casola Valsenio), Festival Internazionale delle Figure Animate (Perugina), Feste Medievali di Brisighella, Offagna, Casteltrosino, Castignano, I Teatri del Mondo (Porto Sant’Elpidio), Arrivano dal Mare (Cervia).


“Domani i tuoi occhi”

Atto unico scritto ed interpretato da
Emiliano Ottaviani

Regia
Maria Cristina Gionta

Con la collaborazione di
Roberta Costantini

Disegno luci ed elaborazioni audio e video
Marco Marino

Scenografia
Roberto Pavoni

Consulenza effetti audio visivi
Aldo Frollini

Realizzazione accessori
Tullio Molinari

Foto di scena ed immagine locandina
Stefano Maria Ansini

Consulenza scenografica
Susanna D’Ascenzi

Comunicazione e promozione
Sylvie Renault

Musiche
Maria Cristina Gionta
Emiliano Ottaviani

eseguite da
Maria Cristina Gionta

Una produzione
Associazione Culturale Cadeau


Chi siamo?

L’Associazione culturale “CADEAU”, nasce con l’intento di promuovere attività artistiche quali: teatro, musica, cinema ed arti visive, attraverso la realizzazione di spettacoli e laboratori teatrali, concerti, cortometraggi e mostre.
Nella messa in opera di tali attività, l’obiettivo prioritario dell’Associazione consiste nel valorizzare e nell’incentivare la ricerca, l’innovazione e la sperimentazione in campo artistico senza mai perdere di vista da un lato la libera forza creatrice dell’artista e dall’altro l’universalità dell’opera d’arte. Il libero genio dell’artista e la fruibilità, nonché l’ecumenicità del messaggio presente nella sua opera, sono due aspetti fondamentali che vanno equilibrati al fine di non ghettizzare chi si pone con un atteggiamento di apertura nei confronti del “diverso” nell’arte, ma al tempo stesso prodigarsi affinché la “novità” artistica non sia, come spesso avviene, sinonimo di un intellettualismo esasperato rivolto a “pochi”.
Altro fondamentale obiettivo è quello di porsi con un atteggiamento di assoluto e concreto interesse nei confronti dei mutamenti sociali contemporanei e delle problematiche ad essi coniugate, affinché le attività artistiche dell’Associazione possano sempre avere una profonda relazione con l’attualità.
Nella volontà di realizzare concretamente i propri obiettivi, l’Associazione non può non considerare come fine essenziale dei suoi soci l’Arte come “bene comune” ed il processo creativo dell’artista, che si concretizza nella sua opera come “dono emozionale” di questo ad una comunità.

In particolare per quanto concerne l’attività teatrale, lo scopo delle produzioni dell’Associazione è quello di “dar voce” soprattutto a testi inediti di autori contemporanei. Un teatro d’innovazione che vuol tener saldo e costante il contatto con l’attualità non può esimersi dal mettere in scena la visione che della realtà stessa ha chi la vive concretamente. Questo non significa che l’Associazione non abbia tra le sue priorità produttive i “classici”; anzi. I classici sono tali in quanto hanno ed avranno sempre un fortissimo nesso con il presente. Sono punti di riferimento imprescindibili per la cultura teatrale. Vanno letti (molto bene) e “riletti”, proposti e “riproposti”.
L’Associazione intende dunque produrre sia l’inedito che il classico. Quest’ultimo rivisitato attraverso linguaggi artistici innovativi basati sulla continua ricerca e sperimentazione che ne esaltino la sua inossidabile vitalità.

“Domani i tuoi occhi” manifesta la volontà di comunicare tematiche universali come la dialettica tra guerra e amore, tra sogno e realtà, tra cuore e ragione, tra spirito e materia, attraverso la penna di un giovane autore e la direzione di una giovane regista.
La volontà di raccontare una guerra militare ed interiore di un uomo senza retorica, ma più semplicemente attraverso un percorso emozionale fondato su un lavoro minuzioso sull’attore, la sua fisicità, voce, gestualità. Lavoro sull’attore e non solo. Lavoro dettagliato su precise scelte scenografiche, musicali, visive e non per ultimo promozionali.
Non a caso infatti la classica “locandina” è accompagnata da un segnalibro piuttosto che un volantino e da una cartolina-specchio lavorata artigianalmente piuttosto che da una brochure. Materiale promozionale finalizzato al tentativo di comunicare il più possibile l’essenza del lavoro a cui il pubblico andrà ad assistere. Pubblico da coinvolgere ancor prima di entrare a teatro attraverso una distribuzione “ad personam “ di tali strumenti di promozione, senza “infastidire” l’interlocutore bensì “donando” un oggetto che possa aiutarlo ad entrare in una dimensione quantomeno di interesse verso un prodotto culturale.
La STORIA

Una bellissima storia d’amore, una stupenda dichiarazione d’amore. Questo era il testo di Emiliano. Un testo scritto di getto, privo di tempo e di spazio.
“Domani i tuoi occhi” è una ricerca, la ricerca di un uomo e della sua anima, la ricerca di quegli occhi e della voce del cuore.
Emiliano “inquadra” il protagonista come un “corpo armato” scaraventato nella tremenda realtà della guerra.
La mimetica era un buon punto di partenza.
Qualcosa che imprigionasse il personaggio, che lo “inquadrasse” in una realtà ai limiti della sopportazione.
Un “burattino in mimetica” i cui fili sono manovrati da esplosioni di bombe, frastuoni, sirene, in una sola parola dal gioco orripilante del “Mostro Guerra”.
E la sua anima? I suoi ricordi? I suoi sogni? La sua essenza?
Mi colpì una frase in particolare: ”Specchio...ti vedo riflessa nell’anima nuda pura come fonte di acqua cristallina nei meandri di una luce senza tempo...”
Ho subito immaginato alle spalle di quest’uomo in mimetica, uno specchio su cui prendessero vita le “immagini della sua anima”: i ricordi, i sogni, etc…tecnicamente attraverso una retroproiezione.
Essendo l’interiorità dell’interprete completamente annichilita dalla realtà assurda in cui è costretto a vivere, questo specchio non poteva restare integro. Ecco dunque uno specchio frantumato alle sue spalle e sospeso ad un “palmo da terra”, in una realtà in cui il tempo si cristallizza nell’istante. Ed è proprio in tale “istante indefinito” che questo “cuore dentro una divisa”, soffre, danza, urla, sussurra, serba ricordi, sogna.
Conseguenza: uno spazio scenico scisso in due parti: la realtà e l’anima.
Ora, come può un uomo tornare alla sua purezza originaria? Come può porsi in una dimensione di ascolto rispetto alla sua anima inghiottita da piogge di bombe, da fuochi nemici, dalla morte?
Spogliandosi...semplicemente liberandosi pezzo per pezzo da ciò che lo imprigiona.
Da qui, attraverso giochi d’improvvisazione guidata e non, abbiamo cominciato a costruire la “svestizione” del protagonista.
Proprio per il suo bisogno-desiderio di rifugiarsi in altro, ogni capo ed ogni oggetto di quella divisa diventa simbolo, metafora, immagine che per un istante sopprime la crudezza del reale in quanto lo riconduce al ricordo della persona amata, oppure allegoria contro cui scagliarsi ed inveire in quanto rappresentazione di un’esistenza annientata.
Nell’amore, nel ricordo dell’amore, nel sogno di vivere l’amore, nella ”folle convinzione che domani rivedrà i suoi occhi”, trova la forza di sublimare i rumori assordanti della guerra in colonna sonora per il suo volo senza fine.
Quel volo lo condurrà naturalmente sulla linea di confine tra la realtà e la sua anima. In vacillante equilibrio su questa linea sentirà un senso di “leggerezza”, di benessere.
Ed ecco la sua scelta: “entrare definitivamente”, ascoltare e finalmente riconoscere la voce del suo cuore, ritornando così, nudo, alla sua vera essenza. “Entrare” in quegli occhi che rappresentano la sua salvezza, lasciando “alle sue spalle” la sorte crudele di un’insensatezza che ormai non gli appartiene più.
L’introduzione di voci registrate dell’interprete con diversi toni e volumi in sovrapposizioni di vario genere, è stata scelta per esasperare la sua condizione di “militare” ed un ben preciso gergo e status “militaresco”.
In ultima analisi la scelta musicale. Abbiamo sentito il bisogno di comporre musiche originali proprio per il nostro desiderio di sottolineare attraverso la musica, ogni momento saliente dello spettacolo. La composizione è stata aiutata dal fatto che in realtà già in principio sapevamo quali tipi di partiture musicali avrebbero potuto aiutare il testo e l’attore ad esprimere e a comunicare al meglio quelle emozioni. Abbiamo inoltre rieseguito tre brani editi tra cui “Corre il soldato” di Vinicio Capossela suonato e cantato dallo stesso Emiliano.
Ho sempre ritenuto che in un lavoro teatrale, sia di fondamentale importanza una ricerca emotiva attraverso l’improvvisazione supportata da una precisa scelta musicale, Maria Cristina Gionta).

A CUR DEL COLLETTIVO TEATRALE BERTOLT BRECHT



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