MAMMALITURCHI, CARPENTIERI, SERAO, MENTHA AL TAM

04/lug/2007 10.20.00 tbbufficiostampa Contatta l'autore

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GENTILI COLLEGHI VI INVIO IL COMUNICATO RELATIVO ALLA SESTA GIORNATA DEL FESTIVAL DEI TEATRI MEDITERRANEI 2007.

TEATRI D’ARTE MEDITERRANEI

Festival 2007

Comunicato stampa

Programma di giovedì 5 luglio
Domani parte il Campus Teatrale, con Carpentieri, Serao, Regnoli, Mentha, Monetta


DOPO l’intensa giornata di ieri nel corso della quale si sono susseguiti ben quattro appuntamenti, tra spettacoli e presentazioni di libri e letture, la giornata di domani, giovedì 5 luglio, non è da meno. Per quanto riguarda gli spettacoli in calendario sono due: al QUARTIERE SCACCIAGALLINE (nei pressi del campo sportivo) alle ore 19.00 per la sezione Teatro ragazzi ci divertiremo con il duo DUODORANT di Roma replicherà “UBER MARRIONETTEN”, di e con Salvatore Caggiari e Giuseppe Vetti che interpretano due impiegati annoiati che pur di non lavorare ne inventano di tutti i colori.
L’affezionato pubblico che ogni giorno sta lievitando sempre più, si sposterà alla CORTE DEL COMUNE, in via dei Carmelitani. Alle ore 21.30 la Compagnia Teatro ARMAMAXA TEATRO di Foggia porterà in scena una piece davvero particolare MAMMALITURCHI;
di e con Enrico Messina - regia di Micaela Sapienza.
LO SPETTACOLO:

Chi sono questi "strani-eroi" dal passo lento e paziente in cammino sul ciglio delle nostre strade? Al lavoro nei nostri campi? E cosa ci lega a loro? Storie. Storie di uomini. E di incontri fatti di silenzi, sguardi , parole a metà, sfoghi incontenibili. A volte l'urgenza di comunicare, a volte la prudenza di studiarti prima.

Come raccontarle? Con quale poesia? Quali parole? E perché?

Mammaliturchi nasce da queste domande, piccole e umanissime, e prova a togliere il velo d'indifferenza sulla questione dell'immigrazione e del lavoro immigrato. Indifferenza che, nata forse dalla paura e dalle differenze, si alimenta ormai solo dell'abitudine. A vederli; ma come se non ci fossero: sulle spiagge ogni estate mentre "noi" ci si riposa, nelle strade, nei campi, sui marciapiedi di notte, ai semafori, nelle stazioni, nei discount delle sottomarche. Troppo lontani per riguardarci davvero da vicino.

Ma i "turchi" oramai sono già qui e sono in tanti, venuti a guadagnarsi la giornata. E ci cambiano la storia, mescolando le loro lingue che ".qualche volta cantano, qualche volta sprofondano nel silenzio." alla nostra; e che noi, figli di una terra che un tempo ci costrinse ad andare, via, lontano, "noi che siamo stati naviganti senza sapere navigare", non abbiamo voglia di ascoltare. Ci cambiano la storia; portando con sé storie e narrazioni che, con l'incedere lento e inarrestabile del tempo, arricchiranno le nostre.

Da dove vengono? Non è un mistero. Ma chi sono? Come si chiamano? Nessuno ti racconterà mai una storia se tu non gliene racconti una in cambio. E per questo ci vuole tempo. Tempo.

Non basta il tempo di un semaforo. Ci vuole il tempo lungo del ricordo, della memoria. Il tempo lungo di un paio di scarpe consumate, il tempo lungo di una canzone a 45 giri e quello del vestito buono, il tempo lungo di una giornata al sole passata a guardare le angurie "volare". Il tempo di dodici peroni, il tempo del confronto. Il tempo di Beppe, di Mario, di Giulio. E quello di Anna. Il tempo del sorgere e del tramontare.

Quel tempo ce lo siamo preso con loro nei campi di angurie e pomodori; e un po' alla volta le storie sono arrivate.

Lo spettacolo è un viaggio che attraversa e coglie nel loro contrasto più estremo due sguardi sul mondo, quello di noi italiani e quello degli stranieri in Italia, che ogni giorno, e ogni estate puntualmente, s'incrociano senza incontrarsi mai, senza neppure vedersi. Le voci e il corpo degli attori si fanno carico di quegli sguardi, da quelli più feroci e disillusi a quelli più ironici e frivoli, con un contrappunto reso ancora più evidente dal forte contrasto fra musiche leggere e lontane nel tempo, e le voci e le parole dure come pietre delle testimonianze raccolte tra i lavoratori stagionali stranieri.

Un'onda continua che, da picchi di leggerezza e ironia quasi irriverente, precipita lo spettatore nella realtà scomoda e dura del lavoro nero e sfruttato di braccia e gambe che "sono uomini", per ricongiungerlo infine alle proprie radici: quelle di un popolo che si fece migrante e dovette partire da questa "amara terra mia".

Da oggi, fino al 10 luglio, parte il CAMPUS TEATRALE, nel corso del quale si terranno importanti laboratori per la formazione dell’attore. Il Campus Rivolto agli allievi attori delle accademie e delle scuole di teatro nazionali ed internazionali IL TEATRO DEL 900 TRA AVANGUARDIA E TRADIZIONE TECNICHE E VISIONI DEL TEATRO LABORATORIO. Idocenti: Renato Carpentieri, Lello Serao, Natalie Mentha, Daniela Regnoli, Michele Monetta

A cura dell’ufficio stampa del Bertolt Brecht per informazioni: tbbufficiostampa@libero.it









“Teatri D’Arte Mediterranei” Via Delle Terme Romane, snc - 04023 FORMIA (LT) -
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