Il Talismano di Pirandello e di Puskin a 150 anni dalla nascita dello scrittore italiano e a 180 dalla morte dello scrittore russo nella mia Lectio - Pierfranco Bruni

06/gen/2017 18:42:52 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Il Talismano di Pirandello e di Puskin a 150 anni dalla nascita dello scrittore italiano e a 180 dalla morte dello scrittore russo nella mia Lectio

 

Pierfranco Bruni

 

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La letteratura ha sempre qualcosa di misterioso che intreccia percorsi in cui il senso del mistico e del mistero sono dentro il vissuto degli scrittori, dei poeti, di quelle anime che hanno rappresentato attraverso la letteratura modelli di esistenza, di vita, di identità. In questo nuovo anno, il 2017, in cui ricorre il 150esimo della nascita di Pirandello, ricorre anche un altro anniversario significativo che è quello di Aleksandr Sergeevič Puškin. Infatti Puškin nacque nel 1799 e morì nel 1837.

Quest’anno ricorrono i 180 anni dalla sua morte. Tra Pirandello, a 150 anni dalla nascita, e Puškin a 180 anni dalla morte, ci sono generazioni, epoche che fanno da anticamera ma nello stesso tempo che costituiscono punti di contatto epocali non solo tra generazioni, ma tra realtà geografiche diverse. Pirandello era nato in una realtà magnogreca che ha assorbito il mondo della cultura araba, musulmana, islamica, a differenza di  Puškin, che era completamente russo, ma che ha dedicato alla cultura ellenica dei testi importanti, significativi. Il suo ritornare spesso alla  grecità e anche alla cultura del Mediterraneo, attraverso i simboli, i miti, le figure simboliche delle dee, lo porta molto più vicino alla cultura mediterranea, poiché un poeta, uno scrittore, vive la formazione nella quale è vissuto, nella quale è stato parte integrante di quella realtà geografica, ma è altrettanto vero che con il pensiero viaggia, si confronta,  con le letture si apre a ventaglio su diversi mondi.

 

Puškin è stato uno di quegli scrittori russi che ha saputo bene interpretare la cultura orientale e occidentale, la cultura anche araba e soprattutto quella sciamanica. Pirandello, si sa, è uno scrittore che ha affondato le sue mani in quel tessuto, in quella sabbia, in quel deserto che era la sabbia, il deserto, il tessuto di una cultura greca, araba, ma anche esoterica. Nel Pirandello arabo ci sono delle dimensioni che sono profondamente arabe ed esoteriche. Puškin compie la stessa operazione. Credo che Pirandello abbia letto in modo profondo Puškin, perché in Pirandello ci sono dei richiami a quelle coordinate greco elleniche alle quali Puškin ha fatto sempre riferimento e tra i due penso che ci sia un dettato importante, che è quello della cultura orientale, ma anche sciamanica.

C’è una poesia di Puškin dal titolo “Il talismano” che diventa chiave di interpretazione tra i due perché Pirandello amava i simboli, amava questa visione esoterica, da una parte, e sciamanica dall’altra. Il talismano, soprattutto per Pirandello, è sempre stato un oggetto ma anche una metafisica, in termini simbolici, della rappresentatività degli archetipi. Pirandello ha giocato molto con gli archetipi, nonostante abbia dato un ruolo e una maschera ai personaggi, questo per coprirli e per scoprirli dalla realtà, ma il concetto del talismano in Pirandello lo si trova proprio  nella figura di Marta Abba, una figura centrale che diventa l’archetipo vero e proprio di una dimensione che è una dimensione onirica, la dimensione onirica lega i due aspetti.

Questa poesia è fortemente radicata nel mondo arabo, nel mondo musulmano in cui il Mediterraneo diventa parte integrante. Pirandello recupera da questi versi la dimensione onirica.

Puškin recita: “Là dove il mare batte senza sosta contro le rocce solitarie, là dove la luna è più calda e brilla nell’ora della nebbia serale, dove negli harem dilettandosi i giorni passa il musulmano, là una fata lusingandomi mi consegnò un talismano”. Qui c’è tutta una contestualità che richiama, anzi che riporta, a Pirandello: il concetto dell’harem, che è un concetto prettamente mediterraneo orientale, il concetto del musulmano, della cultura musulmana e poi la favola, una fata. Sono entrambi legati, il musulmano e la fata, da questo talismano. Ancora Puškin dirà “ E lusingandomi custodisci il mio talismano, in esso c’è una forza segreta, ora è qui nella tua mano. Dalle malattie, dalla tomba, dal minaccioso uragano la tua testa, amico caro, non salverà il mio talismano. Le ricchezze dell’Oriente esso giammai ti donerà. E agli oratori del profeta esso non ti sottometterà e in grembo agli amici più cari da un triste paese lontano dalla tua terra non ti porterà questo mio talismano”.

Il concetto del profeta, che significa concetto della profezia, in Pirandello il concetto del profeta era rappresentato da egli stesso. Pirandello era il profeta che dettava le leggi ai personaggi in cerca di autore. Questo profeta, che porta in sé le ricchezze delle Oriente, non è altro che l’individuazione di se stesso. Pirandello leggendo questa poesia ha individuato che porta quelle ricchezze di quel patrimonio culturale e umano che è il suo Oriente. Il siciliano, o il girgentino, Pirandello guarda l’Oriente con molta attenzione. Qui c’è una antropologia della geografia che lega Pirandello a questi concetti, ma che avvicina il russo Puškin a comprendere il mondo orientale e il mondo mediteranno attraverso la simbologia. In fondo l’oggetto, il concetto del talismano, non è altro che la simbologia di una parte integrante di un processo di interazione tra Oriente e Occidente. Continua Puškin: “Ma quando dei perfidi occhi ti vorranno affascinare,  o una bocca nella buia notte ti bacerà senza amare,  da nuove ferite del cuore, da ogni desiderio insano, dal tradimento e  dall’oblio ti salverà il mio talismano”.

È una poesia modernissima in cui la contemporaneità della vita diventa il fascino per la vita e qui subentra in Pirandello questa bocca nella buia notte che è la bocca, le labbra, di Marta Abba; la metafora di Marta Abba, “ti bacerà senza amare”. L’interpretazione che abbiamo dato a volte nel rapporto tra Marta Abba e Pirandello, cioè la metafora del “baciare senza amare”, dello stare vicino senza amore, ma del non saper fare a meno da parte di Marta Abba del maestro Pirandello e quindi il legame tra “tradimento e oblio” vivrà al’interno di Pirandello.  Da che cosa sarà salvato? Sarà salvato  da questa magia che lo riporterà a se stesso. “Ti salverà il mio talismano”, dice Puškin. Pirandello recupera questo concetto di salvezza attraverso il talismano, tant’è che la dimensione  del Dio impossibile che cerca di diventare Dio fattibile, in Pirandello passa attraverso la dimensione onirica dell’Oriente, perché Pirandello non supererà lo scoglio della cristianità, si fermerà ad osservare questa visione orientale che è la metafora del talismano, una metafora in sé e allora rimane questo concetto dell’allontanamento come tradimento e dell’oblio, che significa dimenticanza, e verrà salvato dalla simbolicità di questa dimensione del talismano. Un Puškin russo e asiatico che riconosce al Mediterraneo una sua cultura non soltanto greco latina, ma una cultura nella sua complessità in particolare l’Oriente musulmano che incide fortemente in Puškin come incide fortemente in Pirandello. Io credo che questa poesia è la rappresentatività di un legame tra due scrittori diversi sul piano geografico, ma avvicinati dalla volontà di voler comprendere una ricongiunzione che è quella dell’antropologia dell’Occidente con quella dell’Oriente.

Pirandello che rilegge Puškin e che si affina in particolare a questa poesia, è una ricerca, uno scavo in cui scavo e ricerca nello stesso tempo lo portano a comprendere la figura di Marta Abba e Marta Abba rimane, nonostante il grande amore di Pirandello nei suoi confronti, la fedeltà di Marta Abba nei confronti del suo maestro, ma rimane una dimenticanza e un allontanamento, perché Marta Abba si allontanerà e resterà nell’oblio, quindi “tradimento e oblio”.

Forse Pirandello avrebbe detto a Marta Abba: “Il tuo amore mi servirà per comprendere il silenzio o la voce di un talismano che mi parla attraverso i segni e simboli e tra questi segni e simboli ci sono le sfaccettature della luna che è stata sempre il punto metafisico che mi ha permesso di capire la profondità dei tuoi occhi e la dimenticanza del tuo sguardo”. Marta Abba forse avrebbe risposto: “Io profondamente ti ho amato, ma profondamente ho capito che la distanza è necessaria per riappacificarsi con il tempo e il tempo è inevitabile tra te e me perché il tempo è un costante dialogo, da questo costante dialogo non possiamo mai sfuggire o fuggire. Dammi questo talismano, lo conserverò come archetipo del nostro incontro o come archetipo del nostro amore, ma sappi che ci sono diversi amori e io, pur nella mia dimenticanza, nella mia distanza, ti ho amato fino alla fine e anche oltre”.

Pirandello e Puškin, in mezzo ci sta Marta Abba. Pensate un po’: Puškin muore per le ferite riportate in un duello con un ipotetico amante della moglie, per amore, quindi muore per onore e per amore in giovane età. Pirandello, dopo una polmonite, si lascia andare ma nel proprio cuore e nel proprio pensiero ha le ultime parole di Marta Abba: “Tu sei la mia musa e senza di te io nulla avrei crato”. Ecco la complicità di questi animi, di queste anime che si incontrano per cercare di comprendersi e si incontrano non per caso ma perché il destino segna sempre dei viaggi, delle tracce. Puškin e Pirandello, una pagina importante della storia della letteratura, ma una pagina importante per capire ancora di più Pirandello, il talismano di Pirandello. Una chiave di lettura oltre l’ordinario.



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