Birmania

04/ott/2007 10.20.00 musicopoli Contatta l'autore

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Caro Andrea,
d'accordo sull'appello e tutto il resto. Segnalo però che più del Corriere della Sera, Avvenire si sta occupando della Birmania con almeno una pagina al giorno e diversi editoriali. L'ultimo in ordine di tempo l'altro ieri in prima pagina. Ve lo invio per conoscenza. Grazie e cordiali saluti
Francesco Riccardi
 
 
NON SI SPENGA
LA LUCE
SULLA BIRMANIA
di Andrea Lavazza
 
Non è difficile tifare per i monaci birmani indossando, una tantum, un capo d’abbigliamento rosso o arancione. Ma quando la solidarietà a distanza fallisce, è altrettanto facile dimenticare e ricacciare nell’oblio un intero popolo sottoposto a ferrea dittatura militar-marxista. Non deve finire così, si dicono le persone di buona volontà. Eppure si rischia proprio questo.
Il mondo può metabolizzare un massacro di innocenti che manifestano pacificamente per la democrazia? Può assistere al tentativo di annientare una componente etnico-politica d’un Paese? Può tollerare un genocidio pianificato che prosegue da anni? Sì, è possibile, la sconfortante risposta. Si è metabolizzato il massacro di piazza Tienanmen nel 1989; si è assistito all’uccisione di 800mila persone in Ruanda nel 1994; si tollera il genocidio del Darfur di questi anni. Spegnendo i riflettori, ignorando l’argomento, parlando d’altro. Per la Birmania - tanto lontana, tanto piccola, in fondo irrilevante - avverrà lo stesso.
Le responsabilità, è ovvio, sono graduate. Il cinismo e l’indifferenza hanno la proprie classifiche. E anche i media sono nel novero, chiamati a svolgere il loro ruolo oppure a farsi piccoli complici dell’insensibilità e della smemoratezza generali. Tenere alta l’attenzione è il primo dovere, pungolare adeguatamente chi sta al livello superiore, il secondo. Non ci muoviamo sul terreno dell’utopia, sappiamo che perfino una martellante campagna di tutti i giornali e le tv d’Occidente avrebbe buone probabilità di non essere sufficiente e che dare ampia e continuativa copertura alle vicende del Myanmar risulta complicato, soprattutto quando mancano notizie, testimonianze, immagini, e gli ascolti rischiano di scendere. Eppure, tutto considerato, lo sforzo va fatto. Per i coraggiosi birmani e per la nostra coscienza di operatori dell’informazione.
Noi cattolici, con le nostre forze, siamo impegnati a non lasciare nel buio la causa della libertà birmana, foss’anche repressa e zittita la mobilitazione popolare in corso. Dopo di che potremo alzare lo sguardo al piano successivo: quello che muove le leve del potere politico.
Unione europea e Stati Uniti sembrano possedere mezzi inefficaci contro il regime. Da dieci anni la Ue ha proibito la vendita di armi, congelato i beni dei generali, tagliato gli aiuti e revocato lo status di partner commerciale privilegiato. Washington ha bloccato nuovi investimenti e parte delle importazioni. Nulla, però, che abbia smosso i militari, forti dell’appoggio cinese, indiano e russo. Pechino intrattiene i rapporti economici e politici più stretti con la giunta birmana e ha posto il veto a sanzioni Onu; Delhi, proprio nei giorni caldi della protesta di piazza, ha firmato contratti petroliferi con i vertici di Yangon; e Mosca cede armamenti in cambio di forniture energetiche, mettendo in chiaro che non sono ammissibili interferenze negli affari interni dello Stato.
Bisogna, allora, agire sugli amici del regime, trovando una via di pressione capace di convincere la Cina ad ammorbidire i generali che hanno ordinato di sparare sui manifestanti. Molti invocano un boicottaggio delle Olimpiadi 2008, la vetrina mondiale sulla quale tanto i dirigenti cinesi stanno investendo. Snaturare lo sport e usarlo come strumento politico non si rivela mai una buona idea. Diverso sarebbe minacciare un black out informativo totale sull’evento da parte dei mass media occidentali, un oscuramento (finanziato dai governi, visti i diritti già pagati) che vanifichi il ritorno di immagine sperato da Pechino e funga anche da contrappasso alle censure cui è oggi sottoposta la crisi birmana.
Ogni azione diplomatica più praticabile ed efficace sarà benvenuta, e anche dall’Italia è lecito attendersi un’azione maggiormente decisa e fantasiosa. Comunque vada, la nostra fiammella per l’aspirazione alla libertà della Birmania resterà accesa.
-----Messaggio originale-----
Da: Musicopoli [mailto:info@musicopoli.com]
Inviato: giovedì 4 ottobre 2007 8.37
A: a musicopoli
Oggetto: Fw: Birmania


Carissimi,
avrete notato come, a parte il Corriere della Sera, http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=49e20c82-71e1-11dc-873c-0003ba99c53b nessun giornale e/o trasmissione televisiva parli ormai più di Birmania, malgrado continuino gli scontri, un migliaio di monaci siano stati deportati nudi nella foresta (stanno facendo lo sciopero della fame) e un'altro migliaio uccisi. Il nostro Presidente del consiglio s'è "indignato" mentre il ministro degli esteri invece, molto preoccupato, è andato a parlare con Condoleeza Rice  e poi, forse, si sono addormentati...
Come avrete potuto notare tutti i partiti di sinistra del nostro governo sono mobilitati a difendere i diritti umani di quel paese...(qualcuno li ha visti e/o sentiti?)
La feroce dittatura è appoggiata dalla democratica Cina e dal democratico Putin (che si ricandida malgrado la costituzione non lo permetta) e da cui l'Italia compra gas. Sì, proprio il gas delle nostre bollette che aumenterà del 2% nei prossimi mesi e il cui costo alla fonte (Russia) è coperto da segreto di stato...
La dittatura birmana ha isolato il paese tagliando anche i collegamenti internet di modo da poter deportare in tutta tranquillità e chiudere la partita.
Sanno bene che senza l'appoggio internazionale al popolo birmano tutto sarà sedato in velocità e compagnie come la Total continueranno a foraggiare la dittatura pur di mantenere i loro interessi. Intanto la discussione è se Veronica Lario (la moglie di Berlusconi) entrerà nel PD o no...
Il popolo Birmano ha bisogno di sapere che il mondo vuole la loro libertà, se volete firmate gli appelli e scrivete a Total.
Scusate il disturbo, Andrea Cerati
 
Se volete boicottare la Total:

Cosa fare per i birmani? Boicotta Total

La compagnia petrolifera francese Total è il più importante gruppo europeo che ha continuato e continua a fare affari con la giunta militare birmana, anche dopo le sanguinose repressioni del 1988 e dei giorni scorsi, né i suoi dirigenti mostrano la minima intenzione di cambiare atteggiamento. Gli automobilisti italiani che non condividono questo comportamento possono fare lo “sciopero della pompa” astenendosi dal fare il pieno ai distributori Total in Italia. Chi non possiede un’automobile può comunque esprimere il suo dissenso all’azienda visitando il sito della Total Italia: http://www.totalitalia.it

firmate, per favore.

Cari tutti,
dai giornali starete leggendo quello che sta succedendo.
a brevissimo è stato annunciato un intervento armato della giunta militare.
l'ultima volta che è stata fatta una protesta pubblica in Birmania,
nell'88, i morti sono stati migliaia.
la giunta militare è tenuta in piedi dalla Cina (e Russia) e il popolo birmano
dopo decenni di repressione non ha gli strumenti per innescare una
guerra civile.

sta circolando in rete una petizione perchè le Nazioni Unite
intervengano, sembra veramente l'unica speranza:

http://www.petitiononline.com/kha8954b/petition.html

oltre al nome e alla mail è necessario inserire anche 2 commenti,
qualcosa come:
I agree
UN must act
Act now
Please contribute
For the human rights

è sufficiente,
firmate, basta 1 minuto, e fate girare
grazie
Elena

Dear Friends,

I have just read and signed the online petition:

  "UN must act ,Call for action on Myanmar Military Government ,Now !!!!"

hosted on the web by PetitionOnline.com, the free online petition
service, at:

   http://www.PetitionOnline.com/kha8954b

I personally agree with what this petition says, and I think you might
agree, too.  If you can spare a moment, please take a look, and consider
signing yourself.

Best wishes,

Elena Erbizzoni

--
Elena

 


 

 
 

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