MILANO, PALAZZO REALE "DA CANALETTO A TIEPOLO"

02/ott/2008 14.17.42 Novella Mirri Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.



Da Canaletto a Tiepolo

Pittura veneziana del Settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi



Palazzo Reale

Milano, Piazza Duomo 12

3 ottobre 2008 - 11 gennaio 2009



Milano, 2 ottobre 2008

Da venerdì 3 ottobre 2008 a domenica 11 gennaio 2009 Palazzo Reale ospita la

mostra "Da Canaletto a Tiepolo. Pittura veneziana del Settecento, mobili e

porcellane dalla collezione Terruzzi". La mostra, promossa dal Comune di

Milano - Cultura e prodotta da Palazzo Reale, sotto l'Alto Patronato del

Presidente della Repubblica Italiana, è a cura di Annalisa Scarpa e rappresenta

un'occasione unica per ammirare una delle collezioni private più importanti in

Italia.

Della vastità e poliedricità della collezione, di cui si è avuto un saggio a Roma

nella primavera del 2007 al Vittoriano, l'esposizione milanese privilegia la

sezione più preziosa e caratteristica della raccolta, focalizzando la selezione di

opere sulla pittura veneziana del Settecento. Si tratta di un nucleo

cronologicamente compatto, passione d'elezione di questi collezionisti, che offre

al visitatore un vademecum di questa scuola, un dizionario pressoché completo

delle potenzialità espressive degli artisti lagunari di quel secolo esposti a

Palazzo Rale con opere di qualità elevatissima e nomi di fama internazionale:

tra i lavori in mostra spiccano i cinque Canaletto e le due sale dedicate ai

Tiepolo.

La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant'anni sull'onda di una

grande passione per l'arte in tutte le sue forme ed espressioni.

Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali - la pittura veneziana del Settecento

esposta a Palazzo Reale, in primis - la raccolta si compone di un florilegio di

testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di

cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di

Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla

produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini.

Il nucleo pittorico si integra con una delle più consistenti - per qualità e quantità -

raccolte di mobili settecenteschi in mano privata, molti dei quali di qualità

assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l'insieme

della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.



IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Il nucleo centrale della mostra è suddiviso in due sezioni dedicate

rispettivamente alla Pittura di paesaggio e veduta e alla Pittura di figura.

Nella sezione Pittura di paesaggio e veduta Marco Ricci è presente con otto

tempere, Francesco Zuccarelli con diciassette opere, Giuseppe Zais con sette,

Canaletto con cinque e





con altrettante Bernardo Bellotto; la presenza di Luca Carlevarijs emerge con

sette capricci e due vedute di Venezia che sono considerate tra le pietre miliari

dell'artista. Accanto a quest'ultimo,

Johann Richter si esprime con tre eccezionali vedute di Venezia. Interessante è

anche la presenza della raccolta di un grande dipinto di Bernardo Canal, padre

del Canaletto, come pure di due luminose, metalliche vedute veneziane di

Hendrick van Lint. Non manca il maestro di questi, Gaspar van Wittel, con tre

delicate vedute di Roma. Tra i pittori non autoctoni, spicca Antonio Joli e il

gardesano importato Giambattista Cimaroli.

Impossibile non soffermarsi poi sulle opere di due tra gli artisti protagonisti della

collezione Teruzzi: Michele Marieschi con la sua Veduta del Molo con il Palazzo

Ducale e Francesco Guardi con le due vedute Bacino di San Marco verso San

Giorgio e quella con l'Incendio a San Marcuola.

La sezione Pittura di figura ripercorre il XVIII secolo con analoga dovizia di

opere: per primo Sebastiano Ricci, chiave di volta del passaggio conflittuale tra

Seicento e Settecento e del riscatto quindi della pittura veneziana da uno stile

che si era chiuso in se stesso verso aperture culturali nuove ed approdi

internazionali.

Sospeso tra Ricci e Tiepolo troviamo Francesco Fontebasso il cui trionfale

Banchetto di Cleopatra ripercorre i fasti neo-veronesiani con un atteggiamento

meno aulico e un linguaggio più quotidiano. Dello stesso autore un piccolo

gioiello, di sottile, tenero erotismo - Giove e Antiope - ci testimonia una grande

eleganza formale.

Un cenno particolare meritano poi artisti come Gian Antonio Guardi e Pietro

Longhi. Del primo, portatore di uno stile totalmente autonomo, I due Amorini

esposti a Palazzo Reale fanno parte di un ciclo di sette tele che decorava

Palazzo Mocenigo a Venezia e che venne rimosso nel primo Novecento:

smembrate, le altre cinque vennero acquisite dallo Stato Italiano e decorano ora

l'Ambasciata di Parigi. Pietro Longhi è, di contro, narratore puro, cronista di una

società autoreferenziale, che non ammette il proprio disfacimento e che vive e

perpetua i propri riti sotto l'occhio disincantato, affettuoso ma critico, dell'artista.

Nelle due sale dedicate ai Tiepolo saranno esposti due cicli il cui possesso è

fonte d'orgoglio per la collezione: le tele provenienti dal veneziano Palazzo

Sandi, di un Giambattista Tiepolo poco più che ventenne accanto a Nicolò

Bambini, e parte degli affreschi, già tutti intrisi di sensibilità pre-neoclassica,

realizzati da Giandomenico Tiepolo per Palazzo Valmarana Franco a Vicenza,

quest'ultimi di recente acquisizione e mai esposti al pubblico. Cinquant'anni

esatti trascorrono tra le date di questi due gruppi di opere, cinquant'anni che

hanno visto il delinearsi dello stile tiepolesco, la sua evoluzione e l'esplosione

europea della sua fama. Giandomenico non era ancora nato quando il padre

eseguì le tele per Palazzo Veneziano, ma sarà appena adolescente quando

prenderà il pennello in mano per collaborare con lui.

A completamento di quest'importante sezione in ciascuna di queste due sale

sarà approntata una ricostruzione grafica e fotografica della disposizione

originaria dei due cicli.

Un capitolo a parte riguarda Jacopo Amigoni. Ritrattista della famiglia reale

inglese come di quella spagnola, scenografo, incisore, egli seppe coniugare la

seduzione del colorismo veneto con una interpretazione calda e vibrante della

lezione rococò europea. I Terruzzi hanno acquisito negli anni più di trenta opere

di questo artista il cui corpus non contiene più di duecento lavori. Il nucleo

compatto che ne risulta consente di allestire una "mostra nella mostra" che

assolve alla duplice funzione di poter meglio assaporare le sfumature stilistiche

di questo grande artista e contemporaneamente di sottolineare una delle

passioni più intense dei collezionisti di cui si espone la raccolta.

La mostra è arricchita inoltre da una campionatura di arredi estremamente

selettiva, proprio per sottolineare la compresenza essenziale di questi settori

nelle predilezioni dei collezionisti.

Mobili, porcellane, argenti, arazzi, arti decorative sono spesso considerati

nell'accezione comune normalissimi, quand'anche preziosi, elementi d'arredo;

ma oramai è chiaro che gli





ebanisti, come i cesellatori o i ceramisti sono artisti a tutti gli effetti; non solo,

ma spesso la creatività di pittori, così come di incisori o di architetti si metteva al

servizio di questa specialità.

La commode romana esposta in mostra è una delle prove più alte di

collaborazione tra artisti di differenti discipline: la perizia dell'esecutore

materiale si sposa alla perfezione con l'inventiva del

progettista - identificato nella fattispecie in Gian Battista Piranesi - con una

risultante armonia parificabile a quella di una scultura. Analogamente può dirsi

per la coppia di piani realizzati dal carpinate Carlo Gibertoni, uno dei più noti

scagliolisti del Seicento che, con la loro precoce datazione, segnano l'inizio di

un genere a trompe l'oeil del tutto inedito per quegli anni; così come per i due

tavoli intarsiati di Herni van Soest, che ad un'anima in rovere e noce uniscono

intarsi in ottone inciso, peltro, corno dipinto, rame applicato su tartaruga, cuoio e

bronzi dorati.

In mostra anche un sécrètaire di Francesco Abbiati, ebanista comasco attivo

prevalentemente a Milano almeno fino al 1828, con una ricchezza di intarsi in

legni orientali degna di un bassorilievo antico o di un affresco neoclassico.

Un'intera sala sarà dedicata alle porcellane sia occidentali (Sèvres, Meissen e

Napoli) che orientali: una carrellata di circa un centinaio di pezzi, tra i duemila

appartenenti alla collezione, che si mostrano come una rara campionatura di

periodi e stili.



Da Canaletto a Tiepolo

Pittura veneziana del Settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi

3 ottobre - 11 gennaio 2009

Palazzo Reale - Piazza Duomo 12 - Milano



Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Mostra promossa da Comune di Milano - Cultura

Mostra prodotta da Palazzo Reale

Costo del biglietto: € 9,00 intero , € 7,00 ridotto, € 4,50 ridotto speciale

Orario: Lunedì 14.30 - 19.30. Da martedì a domenica 9.30 - 19.30. Giovedì 9.30 -

22.30 - La biglietteria chiude un'ora prima

Visite guidate: AdArtem srl - Informazioni e prenotazioni gruppi,

scuole e visite guidate

tel 02 6597728 - fax 02 6599269

info@adartem.it - www.adartem.it



Si ringrazia: Apparecchi Illuminotecnici I GUZZINI



Catalogo: Skira Editore

Per informazioni: 02.02.02



Ufficio Stampa Comune di Milano:

Martina Liut, tel. 02 88450150/56796, www.comune.milano.it

Ufficio Stampa Skira:

Lucia Crespi, tel 02 89415532, 338 8090545, lucia@luciacrespi.it

Ufficio Stampa mostra:

Novella Mirri e Maria Bonmassar tel. 06/32652596, ufficiostampa@novellamirri.it





blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl