MIRKO Basaldella alla Galleria Excaliburdi Solcio di Lesa (NO)

Allegati

31/mar/2004 14.39.29 Associazione Culturale Club Excalibur Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

E  X  C  A  L  I  B  U  R

Galleria d’Arte Contemporanea

 

28040 Solcio di Lesa (NO) S S del Sempione - via Borroni , 1

www.excalibur.altervista.org

 

Mostra               MIRKO

Inaugurazione     Sabato  17 APRILE 2004  ore 17.00

Sede                    SOLCIO DI LESA  , S.S. del Sempione, ang. via Borroni,1     

                           Tel. 0322 772093  excaliburgallery@libero.it                                                    

Sito Web            www.excalibur.altervista.org                                                                                         

Durata               17 aprile - 31 maggio  2004 

Orario                10.00 - 12.30 - 15.30-19.30    

                           (da martedì a domenica - chiuso  lunedì)

Organizzazione  Wilma Brioschi                                                                     

Ufficio Stampa   Federico  Pezzè   excaliburgallery@tiscali.it                                                         

Catalogo             in galleria a cura di Flaminio Gualdoni                                                                     

 

                                                                                                                                          Totem - 1955 - Bronzo h cm 105

 

Excalibur Artecontemporanea nella sede  di Solcio di Lesa  il 17 aprile  p.v. alle ore 17.00, inaugura la mostra personale “MIRKO” disegni e sculture di Mirko , sono circa 20 disegni e 15 sculture che l’artista ha realizzato negli anni 50 e 60 . Mirko  nato a Udine nel 1910 in una straordinaria famiglia  di cui si ricordano il padre pittore e decoratore con bottega a Udine, i   fratelli Dino , anch’egli scultore e Afro , pittore. In seguito alla morte del padre compie  gli studi in un collegio protestante con i fratelli . Espone per la prima volta nel ’28 nella mostra “ Scuola D’Avanguardia Friulana”. Alla vigilia della seconda guerra , Mirko è fra gli astri nascenti della scultura italiana: ha frequentato  a Milano lo studio di Arturo Martini assieme ai fratelli ed ha stretto a Roma un profondo legame di amicizia con Corrado Cagli. , di cui sposerà la sorella Serena.  Durante un soggiorno a Parigi nel ’37  , viene in contatto con le espressioni più vive  della scultura internazionale, orientando la su ricerca secondo gusti e interessi nuovi. E’ in questo periodo che inizia quella che il poeta Ungaretti chiama “ L’anabasi” di Mirko , un lungo viaggio alla ricerca del significato segreto dell’arte. L’incontro con le avanguardie europee ritornerà nel suo capolavoro: le tre  cancellate che chiudono  il Mausoleo  delle Fosse Ardeatine a Roma, dove raggiunge il massimo dei suoi vertici in un’ opera di 3 metri per sei. Con questi tre , chiamiamoli pure musicalmente”movimenti”, Mirko ha levato altissimo, nudo e puro un canto senza patri. Sempre su scala monumentale modella  e dipinge tra il 51 e il 52 il Soffitto della sala delle Assemblee generali del Palazzo della FAO a Roma, corredato da vetrate policrome e da una balaustra in cemento mosaicato. Del 54 è la Croce per il monumento ai Caduti per la libertà a Mauthausen. E’ il periodo in cui sta lavorando a lastre di rame e ottone  ritagliate e poi sollevate , piegate  e spinte verso varie direzioni, che creano un fortissimo respiro chiaro e oscuro , una sorta di ritmo ondulato vuoto e pieno. Il secondo dopoguerra , dagli anni Cinquanta  in poi , lo vede tra i massimi esponenti dell’arte mondiale , alla continua ricerca delle figure del mito e del sacro attraverso la sperimentazione di nuove forme e di nuovi materiali. Nel ’55 riceve il Premio per la scultura alla Biennale di San Paolo del Brasile, nel  57 il premio di Scultura Internazionale  di Carrara , e nel 59 il premio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ha partecipato  alla Quadriennale Romana  nel ’36 e alla Biennale di Venezia nel ’39 , nel ’36 , nel ’52- ’59-’60 -‘ 65-’66. Nominato insegnante ad Harvard ( Cambridge- Massachusets) nel ’57 , alterna con profonda passione l’insegnamento dei modi dell’arte alle giovani generazioni con l’attività di scultore, trascorrendo parte dell’anno negli Stati Uniti e parte in Italia. Muore prematuramente a Cambridge nel 1969. Il  lavoro di Mirko è un ininterrotto viaggio alla ricerca dell’esperienza della materia , lavoro alla cui base sta il disegno . Sul disegno di Mirko molto è stato scritto da artisti , critici e letterati. Vale la pena di riportare  quello che scrive a tal proposito Cesare Brandi: “ Ma non mi scorderò di averlo visto lavorare : la velocità del segno,quando disegnava a rovescio , come uno stiletto, e il segno sembrava sfiggere sulla carta , come un ferro rovito nell’acqua”.. Sempre Brandi poco prima aveva annotato che Mirko”allora disegnava al rovescio , su di un foglio di carta carbone. Non era un motivo snobistico , come non era snobistico , per Leonardo scrivere da destra a sinistra: ma con quella sorta di scultura speculare , Mirko era potuto giungere oltre Arturo Martini.  Egli dà alla mano la prosecuzione del cervello , e , solo se le mani “sanno fare”, in un’arte legata al mestiere , è possibile maturare. L a novità del modo di lavorare di Mirko è che sembra trattare la materia dall’interno , e non dall’esterno. E’ lo stesso processo degli scultori greci  che nessun altro scultore moderno impiega al di fuori di lui. La mostra allestita  alla Galleria d’Arte Excalibur è un importante appuntamento per poter ammirare  una tale inedita e rara raccolta di opere di Mirko Basaldella provenienti dalla raccolta privata  della nipote Catine Basaldella. La mostra prosegue fino al 31 maggio 2004.

 

Ragionamento su Mirko - Flaminio Gualdoni

Scrive Pablo Picasso che “i feticci sanno che le cose non sono come crede la gente... I feticci sono armi...”. E la scultura di Mirko Basaldella è qui a dirci come, per il secolo tutto delle avanguardie, una via non secondaria abbia perseguito con tenacia talora anche inattuale la via opposta all’oltranza del nuovo, dell’originale, preferendo riportarsi alle radici dell’esprimere, ai fondamenti atavici del formare, alla ricerca del momento in cui la forma plastica si fa individuum non per convenzione retorica o culturale ma per incoercibile e radiante energia vitale. Non si è trattato beninteso, per lui, solo di aggirare le secche stilistiche d’un classicismo ormai inanimato guardando alla lezione del primitivismo, così come è stato d’una intera generazione intorno ad Arturo Martini. E neppure di ricostituire in alternativa un apparato di modalità autres, per citazione e discorso indiretto, per virgolettato intellettuale. Egli ha fatto di più. Ha guardato, come scriveva già nel 1939 Libero De Libero, “in quella parte remota della memoria, ove taluno è antenato a se stesso”, e vi ha ritrovato le ragioni prime del plasticare e dello scolpire, dell’essere artefice. Per declinarne i flussi nell’oggi, in una dimensione di storicità mai derogata, ma allo stesso tempo con la sapienza e la tensione primigenia ritrovate alla fine del viaggio entro i modi, entro le tecniche, entro le forme, sino al grumo iniziale in cui l’opera prende a generarsi per necessità. “Io sono l’argilla”, si legge nel Libro. Ed è da questa consapevolezza, di un creare demiurgico non per dominio ma per amore, che nascono tra guerra e dopoguerra le stagioni ultime di Mirko. Il suo plasticare legato, scrive egli stesso, “a motivi più profondi e remoti, mossi da impulsi dell’essere primordiale inconscio”, passa attraverso il recupero di schemi iconografici come la maschera, il feticcio, l’idolo, su su sino a ritrovare la ragione ancestrale del totem. E’ scultura metamorfica, ora, che trasfigura il saputo iconografico facendolo collidere con la memoria dei mille primitivismi, l’arte mesoamericana come l’africana come la medievale, e prendendo il passo di una mutazione ulteriore, che nel processo stesso di formazione s’intride di umori simbolici, di suggestioni magiche, di echi allegorici. E’, per dire con un testo memorabile di Roberto Melli, “un plastico che nasce dal misterioso e non dalle apparenze, non dalle convenzioni, non dall’astrattismo, dal poetismo generico più o meno romantico, dall’estetismo, dal culturalismo. Nasce dalla terra. Traslazione della spettrale sostanza umana nella spettrale sostanza della materia. Sentimento concreto, idea concreta, forma concreta”  A tutto Mirko ricorre, senza prevenzioni di poetica. Ausculta la formatività propria della materia sino a spingerla alla lacerazione; plastica e insieme combina per apposizione sino a forzare una sintassi probabile di forma; colora ove occorra, ma allo stesso tempo accogliendo ed eccitando il colore identitario della materia. Costruisce, soprattutto; ma come in una sorta di impreventiva sapiente cecità, non stabilendo un percorso e un destino oggettivo, bensì usando ogni elemento come signum di se stesso e d’altro, per concrezione che, sulla scorta di Leroi-Gourhan, verrebbe da dire pensiero prealfabetico, radiante come le forme naturali delle quali è summa più che specchio. E’ scultura tutta calata nell’oggi, tuttavia, ben lontana dagli ortopedismi e dai bamboleggiamenti arcaizzanti che valgono rifiuto, almeno sottrazione, dalla condizione attuale. Non guarda al passato, Mirko: e opere come quelle per il Mausoleo delle Ardeatine e per Mathausen sono lì a testimoniarlo in modo inequivocabile. E’ mitopoietica perché è, primariamente, etica, capacità e scelta di assumere su se stessi, nell’intimo senza difese e clausole del proprio avvertimento esistenziale, il sapersi nella storia; e a un tempo capacità e scelta di corrispondervi con il gesto fondativo della scultura, del segno sorgivo che penetra e stabilisce e da qui irradia senso pulsante, come il primitivo faceva quando alfabeto e segno erano una cosa sola, nel logos originario.Un’ulteriore considerazione, ispirano allo sguardo retrospettivo dell’oggi queste opere. Essa riguarda la loro capacità di mantenere entro di sé le frequenze del sacro, dello ieratico, pur in una condizione di perfetta antimonumentalità. E’ perché esse non si pongono il problema del monumento, ma quello del senso. E’ perché, appunto, i feticci sono armi.

 

 

 

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl