I Casalesi: “Saviano deve morire entro Natale”

15/ott/2008 12.56.28 Blog Network Contatta l'autore

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Roberto Saviano è mio coetaneo, ha ventinove anni. Collabora con l’Espresso e la Repubblica ed è famoso per aver fatto una cosa che molti ragazzi sognano, pubblicare un libro. Ma non un libro così così: un romanzo di successo. E non un libro qualsiasi: Gomorra, un best seller che è una spina nel fianco della camorra. E’ stato pubblicato in più di 30 paesi e in Italia e nel mondo ha venduto milioni di copie. Su Gomorra premi letterari a pioggia e uno spettacolo teatrale (al quale Saviano non ha potuto assistere perché minacciato) che riempie le platee dello Stivale.

Gomorra è anche diventato un film con la regia di Matteo Garrone, e la pellicola è stata scelta per rappresentare l’Italia agli Oscar nella categoria per il miglior film straniero. Gomorra è una cronaca dall’inferno, dalla Casal di Principe governata dal sistema. E’ un atto di accusa contro la camorra, osservata da dentro e da fuori da un napoletano che ne fa un’analisi lucida e dettagliatissima. E’ un viaggio dentro ‘o sistema che, in simbiosi con il territorio, lo condiziona, lo divora e lo digerisce, cresce e si espande, contagiando l’Italia tutta (anche quella che crede o fa finta di essere sana) e uscendo dai confini nazionali.E’ una denuncia che ha fatto talmente tanto rumore che, dal 13 ottobre 2006, Roberto Saviano vive sotto scorta. Saviano è stato minacciato dai boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti del clan dei Casalesi.

Ma non è tutto. Secondo la soffiata del superpentito cugino dell’omonimo capoclan, Carmine Schiavone, i Casalesi avrebbero messo a punto un piano per eliminare Saviano e la sua scorta entro Natale. L’indiscrezione è considerata attendibile. Sembra plausibile che, stanchi del clamore sollevato da Gomorra, i boss abbiano deciso di farla finita.

Penso all’amarezza con cui Saviano ha raccontato a la Repubblica la sua vita (?) blindata, lacerato negli affetti, spostato in continuazione da un’abitazione all’altra, forse anche pentito di aver fatto quel che ha fatto. Saviano dice: “Non posso che resistere, resistere, resistere“.

E penso al quadro di Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri. La camorra siamo anche noi, i mostri siamo anche noi. Non riesco a immaginare quale sia lo stato d’animo di Roberto Saviano quando si sveglia la mattina. Ma so che non dovrebbe essere Saviano quello che scappa e che tutti, nel nostro piccolo, dovremmo fare qualcosa per lui (e di conseguenza per noi). Non aggiungo altro e vi propongo questo filmato.

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