PAOLO FIORENTINO -Mostra personale

13/apr/2004 14.09.38 piziarte.net Contatta l'autore

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Nella Galleria PiziArte( già Pizia Arte) a Teramo - Viale Crucioli 75/a - a cura di Manuela e Patrizia Cucinella mostra personale di Paolo Fiorentino.
Nel testo di accompagnamento alla mostra Barbara Martusciello scrive:
Nell'attuale panorama dell'arte italiana contemporanea assistiamo - oggi sempre più di ieri - a una tale molteplicità di linguaggi, stili e tecniche da rendere complessa la lettura delle diverse personalità autorali,la definizione delle loro scelte visive e le motivazioni alla base della propria ricerca. Questa vivacità di proposte, che da una parte può essere recepita come indice di vitalità del mondo dell'arte, dall'altra è un segno dei tempi dove regna il "troppo di tutto" il più delle volte superficiale, di facciata, generato o assorbito da un sistema di mercato onnovoro e privo di discernimento. In questo allegro e disinvolto marasma  si impone la necessità, per il pubblico e per gli studiosi dell'arte, di una sempre maggiore attenzione per trovare qualità e rigore effettivi, che durino nel tempo e non deperiscano come le mode più sensazionali ed effimere perchè l'arte è, davvero, un'altra cosa rispetto a tutto questo. Lo sa bene Paolo Fiorentino che, da molti anni, porta avanti una meticolosa pittura di immagine che affonda le proprie radici in una certa cultura classica ed è caratterizzata da scelte linguistiche e stilistiche raffinate, ad alto tasso intellettuale, che necessitano di tempi dilatati e di giusta concentrazione per essere compresi pienamente.
 
L'ossatura  deel suo lavoro pittorico è stata inizialmente fortemente sorretta da una propensione alla citazione di una tradizione pittorica italiana classica che si è via via emancipata e confrontata con il proprio contesto metropolitano, multiculturale, tecnologico, super e plurimediale; questo ha portato  a una fatale e quanto mai fertile trasformazione del lavoro di Fiorentino orientandolo oltre la citazione: verso una vera e propria reinterpretazione di quei canoni estetici, poetici e concettuali che egli ha mescolato a un vissuto più attuale e complesso. Questa modalità operativa è orientata a idealizzare e a universalizzare la sua figurazione per spostare l'attenzione dai soggetti prescelti ai significati che essi racchiudono e veicolano. I suoi luoghi sono visioni della mente, irreali ma credibili allo stesso tempo, campo di una speculazione intellettuale essenziale e quanto mai meditata. Per intenderci: la scelta di Fiorentino è certamente legata alla memoria ma attraverso un'operazione che supera, come abbiamo detto, la soglia della citazione, va oltre la bella pittura e approda a una più complessa contaminazione linguistica. Infatti, le sue messe in scena, potenti e discrete allo stesso tempo, giocano su molti piani, toccando l'arte classica, archetipi trecenteschi e quattrocenteschi, arte del novecento e Metafisica, architettura e fotografia di quel periodo, scenografia.... Soprattutto, è interessante l'uso, se non l'invenzione, di un triplice passaggio, di cui fa un uso interessante: La sua statuaria classicheggiante e i suoi paesaggi urbani richiamano certamente l'arte antica ma quella già manipolata, presa cioè a modello da un'arte successiva, quella italiana e più ideologica degli anni '20/'30 e, diversamente, da quella Metafisica. Nei suoi quadri c'é, più che il semplice -per quanto colto- richiamo all'estetica pittorica, fotografica urbana e architettonica del primo novecento, una più matura e attenta analisi che tende alla miscellanea e alla metabolizzazione di tutti questi e gli altri riferimenti in un unico prodotto visivo. Memoria si somma a memoria e dunque si complica nel fitto labirinto dei possibili contatti e referenti che vedono persino alcune rare prove del fumetto d'autore e l'estetica di alcuni videogiochi guardare indietro, recuperando strutture e panoramiche di quegli anni '20/'30, e diventare altre possibili tracce per Fiorentino. Non è un caso, quindi, che lo sguardo di quest'artista sia solidamente classico e tradizionale e parallelamente vitalissimo e moderno, saldamente compreso nel proprio tempo.
 
Tanto le sie teste e i suoi busti quanto i più distesi paesaggi urbani essenzializzati e rifiniti, che emergono come intarsi preziosi da sfondi bianchi luminosissimi oppure da un campo pittorico nero e notturno, hanno una medesima carca ambigua spiazzante e una forza espressiva concretissima; le sue panoramiche cittadine, soprattutto: bellissime e silenziose, abitate solo da se stesse, non sono troppo lontane dal clima di certi scenari filmici dove si attende che qualcosa accada e trasformi la trama colorandola a tinte fosche oppure surreali o, al contrario, dove non accade nulla perché il bello della storia è nella quotidiana normalità di uno scorrere del tempo per una volta, e finalmente, sottratto al ritmo sincopato della realtà esterna. Mi si passi qui la citazione - per restare in tema- menzionando Schopenhauer ("Essai sur les Apparition", Felix Alcan, Parigi), che in fatto di uomini e di cose fatte da e per gli uomini se ne intendeva: "per avere delle idee originali e straordinarie e forse anche immortali, non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo così completo che gli avvenimenti più comuni sembrino esser nuovi e rivelino in tal modo la loro vera essenza".
 
 
Galleria PiziArte
Viale Francesco Crucioli 75/a
64100 Teramo
tel/fax  0861/252795
 
Orari di apertura:
dal martedi al sabato ore 10/13 -16/20
lunedì riposo
domenica per appuntamento
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