Delacroix. Al Marocco

18/giu/2004 22.07.43 Ufficio Stampa Artè Communication Contatta l'autore

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Delacroix. Al Marocco

 

 

Esce un nuovo volume FMR-ART’E’, l’ultimo nato della collana “I segni dell'uomo”.
Lo scrittore Tahar Ben Jelloun, in una lettera a Delacroix, rivive le impressioni
rievocate dalla contemplazione delle tele che l'artista francese dipinse al ritorno dal suo viaggio in Marocco.

 

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Nell’ambito della quinta edizione de “La Milanesiana”, l’editore FMR-ART’E’ promuove in anteprima assoluta l’uscita del volume Delacroix. Al Marocco. L’appuntamento è per giovedì 24 giugno alle ore 21.00 con Il gioco delle passioni, una serata all’insegna della commistione tra letteratura, musica e cinema, che si terrà presso la sede della Provincia di Milano, a Palazzo Isimbardi (Corso Monforte, 35).

Sarà lo stesso Tahar Ben Jelloun a leggere alcuni brani del suo testo, intervenendo alla serata, a cui parteciperanno anche Erica Jong, il professor Renato Mannheimer e Fernanda Pivano. Accompagneranno le letture alcune proiezioni e musiche di F. Liszt, A. Skrjabin, E. Granados e C. Debussy. Al pianoforte Antonio Ballista.
 
IL VOLUME

Eugène Delacroix aveva 34 anni e si era già conquistato una notevole fama esponendo al Salon del 1827 La morte di Sardanapalo e a quello del 1831 La libertà che guida il popolo, quando fu chiamato in quello stesso anno a far parte, come pittore ufficiale, della missione del Conte di Mornay, inviato da re Luigi Filippo, a trattare col sultano del Marocco. La scoperta di quel sorprendente Paese da parte di Delacroix e il lungo effetto che quel viaggio ebbe sulla sua arte anche negli anni successivi, è il tema di questo libro, ultimo nato della collana “I segni dell’uomo”, la più prestigiosa della casa editrice FMR-ART’E’.
Il testo, steso sotto forma di una lettera confidenziale a Delacroix, è affidato alla penna di Tahar Ben Jelloun, considerato il miglior scrittore marocchino vivente, ed evoca il forte impatto che le luci, i colori, gli usi e i costumi, le bellezze e anche le violenze del Marocco, ebbero sull’animo del pittore, sulle sue opere e, di conseguenza, sull’intera arte europea ottocentesca.
Le tavole riproducono disegni e dipinti eseguiti da Delacroix durante il soggiorno marocchino o ripresi anche molti anni più tardi. L'iconografia verte su tele come il modernissimo Cavaliere berbero che dà un segnale del Chrysler Art Museum (Norfolk, Virginia), oppure la Fantasia della collezione Reinhart di Winterthur, e tanti altri coloratissimi scorci del regno africano del primo Ottocento.
Completa il volume una stimolante antologia di testi sul Marocco ottocentesco, curata da Gianni Guadalupi, profondo esperto di cultura araba, che traccia una panoramica del Marocco dell'epoca, rievocando aneddoti singolari, molto significativi e ancora attuali.
I testi sono di tre grandi scrittori: lo spagnolo Pedro Antonio de Alarcón, che, come protagonista dell’occupazione di Tetuán, narra le sue esperienze di combattente di una breve guerra ispano-marocchina del 1859; l’italiano Edmondo De Amicis, autore del famoso Cuore, e di apprezzabili libri di viaggio, il quale, trovandosi in Marocco nel 1875, ci offre una mirabile descrizione di Tangeri; infine, il francese Pierre Loti, maestro di esotismo, innamorato dell’Islam e di tutti gli Orienti, parla di Meknès, dove si recò nel 1888.
Un libro affascinante, dunque, che narra in parole e immagini la scoperta del Paese africano più vicino all’Europa, situato appena al di là dello Stretto di Gibilterra, ma nell’Ottocento considerato  più remoto e inabbordabile del Tibet.

Il volume Delacroix. Al Marocco , che si compone di 165 pagine in carta vergata azzurra di Fabriano, è sontuosamente corredato da 39 tavole applicate a mano e da 14 illustrazioni nel testo; la copertina è legata in seta nera tipo "Orient", con plancetta a colori e cofanetto serigrafato.
I testi sono di: Tahar Ben Jelloun (“Lettera a Delacroix”), Gianni Guadalupi (“Ottocento marocchino”), Pedro Antonio de Alarc
ón (“Tetuá
n”), Edmondo De Amicis (“Tangeri”) e
Pierre Loti (“Meknès”).

LA COLLANA
I segni dell'uomo
è la prima e più famosa collana di FMR-ART’E’: unisce un’iconografia sempre inedita e curiosa, corredata da esaurienti contributi critici, a testi letterari di grandi scrittori. La sua caratteristica fondamentale è quella di non proporre temi noti o sconosciuti, ma di offrire all’amatore curioso esperienze inedite o nascoste, spesso vere e proprie scoperte.

L’AUTORE

Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944. Dal 1971 vive a Parigi. Autore di romanzi, saggi, racconti, poesie e drammi, collabora come giornalista con Le Monde, El Pais, Lavanguardia e con le testate italiane Il Corriere della sera, la Repubblica, L’Espresso e Panorama. Nel 1987 ha ricevuto il premio Goncourt e nel 1996 ha vinto il premio Flaiano. Del 1998 è Il razzismo spiegato a mia figlia, tradotto in 25 lingue, mentre del 2002 è L’Islam spiegato ai bambini, libro, “nato - come egli racconta - la sera dell’11 settembre 2001”.

 

 

 

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