Il mio pensiero per Carosone

Il mio pensiero per Carosone In attesa di vederlo sul palco dell'Arena Flegrea di Napoli per il Premio Carosone 09 che si terrà domani alle 21, il "torero" Capossela ricorda così l'americano di Napoli: "Carosone arrivò nella mia infanzia a mezzo di un registratore arancione National Panasonic.

23/set/2009 15.56.47 teresa catapano Contatta l'autore

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In attesa di vederlo sul palco dell’Arena Flegrea di Napoli per il Premio Carosone 09 che si terrà domani alle 21, il “torero” Capossela ricorda così l’americano di Napoli:
“Carosone arrivò nella mia infanzia a mezzo di un registratore arancione National Panasonic. Nei viaggi dentro la nostra Renault 4 quel registratore era la festa ambulante. Le cassette erano poche e per questo si imparavano a memoria, ed erano tutte di Carosone, perciò la sua vocina che annuncia “canta napoli, napoli matrimoniale..” e la risata che seguiva erano come dei sipari su personaggi che avevo imparato a conoscere meglio quasi di quelli della saga di Paperopoli..Il torero, lo sceicco, il sarracino, la cassaforte, la sveglietta con lo ‘ndring…chella llà..il guaglione, il fungo cinese, il pianofortissimo.. la vocina accelerata da cartone animato che faceva il controcanto..
E poi il gran mito.. Carosone aveva dato vita a tutta questa foresta lussureggiante e, al culmine del successo, si era ritirato..mio padre ce lo inculcava a memoria   con l’aggiunta di questo senso di perdita, che faceva ancor più appartenere Carosone ad un’epoca dorata e perduta, quella della pura gioia dell’intrattenimento. Il night, il cabaret senza le ombre del vizio.. nelle canzoni di Carosone tutto era luce, e anche le più terribili ossessioni, i mal d’amore, le gelosie, le ambizioni sfrenate si sublimavano, e diventavano un gioco. La strumentazione avvalorava questo gioco, per cui la musica di Carosone acquistava quelle stesse caratteristiche taumaturgiche e lenitive della famosa pastiglia che in una sua celebre canzone consigliava all’innamorato insonne.
E’ una pastiglia che ho sempre cercato di conservare nella mia valigetta, quella “pastiglia”, ed ora è con grande onore che la metteremo a sciogliere nel gran bicchiere da cocktail colorato del Premio Carosone.
Lo incontrai una volta il Maestro, dopo il suo concerto al Teatro Verdi di Firenze, nell’inverno del 90 e in camerino mi diede due consigli semplici che non ho mai dimenticato. Il primo è mettersi una buona maglietta asciutta dopo lo spettacolo, il secondo me lo scrisse sopra il suo immortale sorriso di una bella foto autografa che conservo gelosamente .. “caro Vinicio, non mollare mai”. Vanno entrambi insieme alla “pastiglia” e aiutano sempre.”
Vinicio Capossela

 

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