28/02/2006 07:37 AlimentaPress.it
www.alimentapress.it - Roma, 28
febbraio 2006 - I recenti casi d’influenza aviaria in Europa, in Medio
Oriente ed in Africa, hanno scombussolato in modo drammatico
i mercati avicoli, provocando un brusco calo dei consumi, dei prezzi e delle
importazioni, ha detto oggi la FAO.
L’agenzia
dell’ONU ritiene che quest’anno ci si
dovrà aspettare un crollo nei consumi di carne di pollo in molti dei paesi europei, mediorientali ed africani colpiti
dall’influenza aviaria. La paura infondata di trasmissione della malattia
tramite l’assunzione di carne di pollo ha fatto crollare i consumi e le
importazioni, ed è prevedibile, come conseguenza, un calo dei prezzi a livello
nazionale per limitare la produzione.
“L’erosione
costante del consumo di pollame pro-capite farà diminuire il consumo globale nel 2006, attualmente previsto intorno a 81.8
milioni di tonnellate, circa 3 milioni di tonnellate di meno della stima
precedente di 84.6 milioni di tonnellate”, ha affermato Nancy Morgan specialista FAO di
prodotti di base.
Dopo
i primi focolai, agli inizi del 2004, la stagnazione dei consumi in Asia e la
contrazione delle esportazioni verso i mercati regionali, avevano portato ad un
declino dell’8 per cento del commercio
internazionale. Sino a periodi recenti i prezzi internazionali del pollame
avevano subito un rialzo di oltre il 30 per cento, da addebitarsi alla
diminuita disponibilità di prodotti per l’esportazione.
Gli
ultimi sviluppi indicano per il 2006 una diversa tendenza del mercato. Il calo
dei consumi sta facendo gradualmente diminuire la domanda globale
di importazioni di carne di pollo. Si prevede che i prezzi del pollame
continueranno a scendere, con un enorme danno per il settore a livello mondiale
e con grave rischio per le condizioni di vita e l’occupazione nei paesi
in via di sviluppo.
Il crollo dei consumi
In
Europa la contrazione dei consumi è oscillata dal drammatico calo del 70 per
cento registrato in Italia a metà febbraio, al 20 per cento in Francia, al 10
per cento nel nord Europa. Alla fine dello scorso anno si era avuta in Europa
una reazione in qualche modo simile. Allora i timori dei consumatori avevano
portato ad un calo dell’uno per cento del consumo in 15 paesi dell’ Unione Europea.
In
Africa i consumatori dei paesi colpiti, ad esempio Egitto e Nigeria, come pure
quelli dei paesi limitrofi immuni dal contagio, evitano ormai di consumare uova
e carne di pollo.
In
India si parla di una caduta del 25 per cento, con un abbassamento dei prezzi
del 12-13 per cento, che comporterà un abbassamento della produzione.
La
brusca riduzione dei prezzi del pollame a livello internazionale genera
incertezza tra gli esportatori sulle prospettive future del commercio nel 2006.
Mentre i consumatori guardano ad alternative al
pollame, le prospettive del commercio mondiale fanno intravedere
un’erosione del 10 per cento della crescita registrata nel 2005. Le
proiezioni della FAO relative al commercio avicolo
mondiale per il 2006 sono state riviste al ribasso, con 500.000 tonnellate in
meno sulla stima precedente di 8.6 milioni di tonnellate.
Negli
Stati Uniti i prezzi della carne di pollo per l’esportazione, dopo essere
saliti a livelli record nell’ottobre dello scorso anno, sono scesi del 13
per cento, conseguenza delle diminuite esportazioni
verso l’Europa orientale e l’Asia centrale registrato in novembre e
dicembre.
In
Brasile, dove le esportazioni rappresentano circa il 30 per cento della
produzione totale, il prezzo dei pulcini di un giorno – dato indicativo
dei cambiamenti potenziali della produzione – è calato bruscamente. Il
Brasile e gli Stati Uniti al momento forniscono circa il 70 per cento del
commercio mondiale di pollame. I più grandi produttori ed esportatori a livello
mondiale sono, nell’ordine, Stati Uniti, Brasile
ed Unione Europea.
A rischio le condizioni di vita
I
piccoli produttori di molti paesi in via di sviluppo continuano a perdere
un’importante fonte di reddito, con gravi conseguenze per la loro
sicurezza alimentare e le loro condizioni di vita. In Nigeria dopo
l’abbattimento dei volatili e la caduta dei prezzi moltissimi addetti al
settore sono rimasti senza lavoro.
La
crisi si è fatta sentire pesantemente anche in Europa, che per altro ha un
settore di mangime animale stimato intorno a 42 miliardi di dollari. In alcuni
paesi si è registrato un calo della domanda del 40 per cento.
Dai
primi focolai segnalati nel 2003 ad oggi, nel mondo circa 200 milioni di polli
domestici sono morti o sono stati abbattuti per contenere la diffusione del
virus.
La
FAO ha ancora una volta ribadito che non vi è alcun
rischio nel mangiare prodotti aviari se cotti ad almeno 70 gradi centigradi in
tutta la loro interezza. Ha inoltre riaffermato la necessità di fare tutto il
possibile per evitare che volatili provenienti da allevamenti con focolai
d’infezione entrino nella catena alimentare.
Ufficio
Stampa FAO