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La FAOpropone linee guida per un commercio itticoresponsabile

 

www.alimentapress.it - Santiagodi Compostela (Spagna) / Roma, 30 maggio 2006 - L’enormecrescita delle esportazioni di pesce sta avendo un effetto positivosulla sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo. Ma,avverte la FAO, è essenziale che ci sia contemporaneamente una buona gestionedella pesca se si vuole che questi paesi continuino a trarne benefici nel lungoperiodo.

Nel rapporto che è stato presentato ad unaimportante riunione internazionale sul commercio ittico (un settore delvalore di circa 71 miliardi di dollari l’anno), la FAO fa notare che ilcommercio ittico sino ad oggi non ha avuto effetti dannosi sulla quantità dipesce disponibile per il consumo alimentare dei paesi poveri.

L’agenzia dell’ONU, rivolgendosi ai delegatidi oltre 60 governi che partecipano alla decima sessione dellaSotto-Commissione sul commercio ittico (Santiago di Compostela, 30 maggio - 2giugno), ha precisato che, grazie ai maggiori proventi derivanti dalleesportazioni, è cresciuta l’occupazione, sono aumentati i redditi e sonomigliorati i servizi pubblici.

 

Un settore in forte crescita

Il valore complessivo del commercio internazionale diprodotti ittici è passato da 15,5 miliardi di dollari del 1980 ad oltre 71miliardi di dollari nel 2004, secondo i dati della FAO.

I paesi in via di sviluppo sono quelli che hanno trattomaggiore beneficio da questa espansione, con utilinetti (esportazioni meno importazioni) aumentati da 3,4 miliardi di dollari adoltre 20 miliardi nello stesso periodo di tempo, un ammontare che supera leentrate nette di valuta estera provenienti dalle esportazioni di tutte le altrederrate alimentari, ivi compresi caffè e te.

 

Il futuro delle esportazioni dipende dauna migliore gestione

La FAO ha però messo in guardia che se si vuole che ipaesi in via di sviluppo continuino a beneficiare della pesca nel lungo periodoè essenziale che vi sia una buona gestione delle risorse.

“Il commercio ittico aiuta i paesi poveri arafforzare la loro situazione alimentare”, ha detto Grimur Valdimarrson,Direttore della Divisione FAO Industrie Ittiche. “Mal’aumento della domanda internazionale può delle volte tradursi in unapressione eccessiva, che causa sovrasfruttamento della pesca ed un utilizzodistruttivo degli stock".

“La soddisfazione della domanda deve esserebilanciata da una gestione sostenibile delle risorse, pena la loroperdita”.

 

La domanda dei paesi ricchi alimenta il commercio

Attualmente, circail 77 per cento del pesce che si consuma nel mondo viene dai paesi in via disviluppo.

I ricchi paesi sviluppati, in termini di valore, incidonoper l'81 per cento sul totale delle importazioni. Il Giappone è il più grande importatoremondiale di pesce e di prodotti ittici, incidendo con circa il 18 per centosulle importazioni totali (stimate nell’ordine d 14,6 miliardi didollari), seguito dagli Stati Uniti(12 miliardi di dollari). La Spagnacon 5,2 miliardi di dollari, è il terzo grande importatore, seguita da Francia (4,2 miliardi di dollari), Italia (3,9 miliardi di dollari), Germania (2,8 miliardi di dollari) e Regno Unito (2,8 miliardi di dollari).

 

Linee guida FAO per un commercio responsabile

Nel corso della riunione la FAO presenteràdelle linee guida per fornire sia ai paesi avanzati che a quelli in viadi sviluppo direttive per rendere più sostenibile il commercio itticointernazionale.

Nella riunione si discuterà inoltre di altrequestioni, quali ad esempio l’impiego di “eco-etichette” perpromuovere il commercio di pesce pescato in modo responsabile e la creazione disistemi di rintracciabilità, che seguano il percorso del pesce “dallarete alla tavola”. Di recente l’eco-etichettatura ha fatto notiziaquando la Wal-Mart, azienda leader a livello mondiale della vendita aldettaglio, ha annunciato l’intenzione di vendere entro i prossimi cinqueanni soltanto il pesce che ha questo tipo di etichettatura.

Composto da 77 membri laSotto-Commissione sul Commercio Ittico si riunisce ogni due anni percondividere informazioni, discutere le politiche relative al commerciointernazionale, e fare delle raccomandazioni alla FAO riguardo al lavorodell’agenzia nel campo della pesca. È l'unico foro internazionale che sioccupa specificatamente di commercio ittico mondiale.

 

Per maggiori informazioni:

George Kourous

Ufficio Stampa FAO

george.kourous@fao.org    

(+39) 348 141 6802

 

Notizie dalla FAOonline:  http://www.fao.org/newsroom/it/index.html

 
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