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Il ruolo dei volatili selvatici: unadelle questioni centrali da definire

 

www.alimentapress.it - Roma, 25 maggio 2006 - Sino a chepunto i volatili selvatici possano ritenersi iresponsabili della diffusione dell’influenza aviaria altamente patogena(HPAI), è la questione centrale che verrà affrontata nel corso della ConferenzaScientifica Internazionale organizzata dalla FAO e dall'OIE(l’Organizzazione Mondiale di Salute Animale) che si terrà il 30-31maggio presso la sede dell’agenzia ONU.

 

Parteciperanno alla riunione circa 300 studiosi ericercatori provenienti da oltre 100 paesi, che cercheranno di far luce su unadelle questioni più controverse della crisi H5N1, il ruolo degli uccelliselvatici nella propagazione della malattia rispetto al pollame domestico.

 

Nella Conferenza Scientifica Internazionale FAO/OIE suinfluenza aviaria e volatili selvatici si discuteràanche degli aspetti ecologici e virologi della HPAI, di sorveglianza, dianalisi dei rischi e di gestione della malattia.

 

A quasi tre anni dai focolai scoppiati nel sudestasiatico, il mondo scientifico è ancora alla ricerca del pezzo mancante diquesto rompicapo, mentre si cerca di capirne le cause determinanti.“Mancano ancora informazioni fondamentali”, dice Joseph Domenech,Capo del Servizio Veterinario della FAO.

 

Il problema principale, secondo Domenech, è che nessuno saper certo se i volatili selvatici possano essereserbatoi d’infezione di virus influenzali quali l’H5N1 nel lungoperiodo.

 

“Laddove essi non sono serbatoi, ma solo vittimecontaminate dai polli, allora la prevenzione deve rimanere a livello di pollamedomestico”, dice Domenech. “In caso contrario, dobbiamo capirequali volatili sono coinvolti, studiare le loro rotte migratorie per evitareche altri uccelli selvatici ed altri polli domesticivengano infettati".

 

Mentre è ormaidimostrato che gli uccelli migratori possono trasportare il virus per lunghedistanze – Siberia, Europa occidentale ed orientale ne sono un esempio– non è chiaro dove l’infezione abbia origine. Rimaneil fatto che la maggior parte del mondo scientifico punta l’indicecontro il pollame domestico.

 

All’inizio della primavera, si è temuto che inAfrica potesse scoppiare un’epidemia di vaste proporzioni. E invece solosei paesi africani sono stati colpiti e per altro non è stato provato concertezza che l’infezione possa farsi risalireagli uccelli selvatici.

 

Analogamente, in Europa, si era temuta una diffusionemolto estesa di nuovi casi, ma in realtà non si è maimaterializzata. “ Molte questioni rimangono ancora senzarisposta”, dice Domenech, “ed è per questo chedobbiamo rafforzare il lavoro di ricerca e di sorveglianza per meglio capirel’epidemiologia della malattia”.

 

Il ruolo guida della FAO e dell’OIE

Si prevede che la conferenza confermi il ruolo guida dellaFAO e dell’OIE per quanto riguarda la ricerca ed il monitoraggio relativi agli uccelli migratori. “È chiaro comunque che noi non possiamo svolgere questo ruolo da soli.Continueremo a lavorare in stretta collaborazione con altre agenzie ONU e conONG specializzate, ad esempio WetlandsInternational”, ha detto Jan Slingenbergh, esperto senior di saluteanimale della FAO.

 

Sorvegliare e monitorare il virus nei volatili selvatici èun’impresa complessa dal punto di vista tecnico-scientifico, che implicaricognizioni satellitari e la raccolta e centralizzazione di informazionida ornitologi, ecologi, virologi ed epidemiologi.

 

Slingenbergh si è detto scettico riguardo ad unaconclusione chiara ed univoca su chi siano iresponsabili della diffusione della HPAI in nuove aree, gli uccelli selvatici oi polli domestici. “La risposta è che lo sono entrambi”.

 

In Europa sappiamo che nella maggior parte dei paesi doveil virus è comparso, è stato con gli uccelli selvatici”, ha detto. Si puòobiettare che nel sudest asiatico ed altrove in Asia il virus è stato diffusodalla combinazione di polli domestici ed uccelli selvatici, mentre in Africasembra che fondamentalmente siano stati movimenti animali ed il commercio delpollame.

 

Daiprimi focolai scoppiati nel sudest asiatico alla fine del 2003, l’H5N1 haucciso 124 persone, quasi tutte risultate contagiate dal pollame domestico.Sinora oltre 200 milioni di polli sono morti, o a causa della malattia o perchéabbattuti.

 

Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri, Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org

(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

 

Notizie dalla FAOonline:  http://www.fao.org/newsroom/it/index.html

 
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