L’ARREDAMENTO SU MISURA: ATTENZIONE AI “FURBETTI”

29/apr/2010 17.12.05 Arredi Fiorelli Contatta l'autore

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Da alcuni anni è sempre più frequente il ricorso da parte degli addetti ai lavori del termine arredamento su misura: cucine su misura, armadi al centimetro, arredamenti personalizzati, eccetera eccetera…
Non sempre, tuttavia, gli utenti finali dei prodotti di arredamento riescono a comprendere bene il vero senso di queste accezioni. Ed è appunto in questa zona d’ombra che alcune pratiche commerciali (per così dire border line) trovano spazio per giocare sugli equivoci.
Cerchiamo di capire meglio.
Fino a qualche tempo fa, i termini “su misura” e “personalizzato” erano appannaggio pressoché esclusivo di quell’arredamento, per lo più composto da mobili classici, prodotto artigianalmente in falegnameria: la generale concezione della figura del falegname, assegnava a quest’ultimo (e SOLO a quest’ultimo!) il ruolo di colui che poteva realizzare mobili e rivestimenti perfettamente rispondenti alle proprie determinate esigenze di spazi, materiali, colori o finiture. Sempre a quest’ultimo, però, si attribuiva una certa onerosità di produzione se messa in relazione con la grande produzione industriale.
Alla grande industria del mobile, infatti, era  riservata la produzione di mobili in serie, standardizzati nelle misure e negli accessori, e con limitatissime possibilità di varianti nei materiali e nelle finiture. Col passare del tempo e col progressivo mutamento delle necessità degli utilizzatori, molte aziende hanno intelligentemente cavalcato il concetto di “componibilità” degli arredi, inserendo nelle proprie produzioni varie tipologie di moduli (sempre “standard”, ovvio) che potevano essere combinate tra loro, espandendo così le possibilità di offerta rispetto a diverse misure e vincoli di ingombro o utilizzo.  In ogni caso tale standardizzazione, pur se allargata, consentiva (e tutt’ora consente!) di mantenere costi di produzione notevolmente ridotti. Dall’altro lato, e per completare l’opera, la ricerca di materiali sempre più economici era un must di pressoché tutte le aziende commerciali: per la legge dei grandi numeri, una notevole produzione di mobili presuppone una notevole quantità di materiale che, è chiaro, laddove riesce a reperire surrogati con costi minori, genera sicuramente vantaggi economici crescenti per prezzi di vendita oramai consolidati.
Ora.
L’evoluzione del mercato dell’arredamento ha visto crescere notevolmente negli ultimi anni le esigenze abitative comuni: il consumatore medio del prodotto arredamento non è più colui che nello scegliere i mobili della propria casa si affida senza riserve all’offerta standardizzata che il mercato gli propone. È attento al lato economico dell’acquisto, ma non intende scendere a compromessi in termini di design, qualità e funzionalità. L’avvento, poi, dello stile contemporaneo e del design hi tech dei mobili moderni lo spinge (consciamente o inconsciamente) a ricercare uno stile personale ed unico per la propria casa, ottimizzando gli spazi e attribuendo notevole importanza ai dettagli.
Non solo. Lo spazio dell’ambiente domestico medio di contrae: dai 90/100 metri quadrati dell’abitazione tipo si scende progressivamente ai 60/70, rendendo non più leziosa, ma attuale e obbligata la scelta accurata di un arredamento pratico.
E dunque mobili e arredamenti che rispondano positivamente a tutti questi imperativi: valorizzare gli spazi, personalizzare il design, adattare la funzionalità al proprio ambiente.
Sintetizzando: arredamento su misura.
Fin qui tutto chiaro.
Ciò che non è chiaro è il perché molte aziende utilizzino tale termine per argomentare i plus dei propri prodotti in assenza dei presupposti stessi del concetto “su misura”.
Mi spiego meglio.
Fare cucine o mobili su misura non significa attrezzare una nicchia o una parete con dei moduli standard, ammortizzando l’inevitabile “sfriso” con fasce di compensazione che chiudono e rendono inutilizzati volumi di spazio non tollerati dalle misure dell’azienda produttrice.
Fare armadi al centimetro non vuol dire proporre soluzioni modulari, angolari o a pacchetto coadiuvate da cartongessisti che tamponano, adattano e nascondono le misure standard dei moduli rispetto alle reali dimensioni degli spazi domestici.
Fare arredamenti personalizzati non si riduce alla possibilità di scelta di “N” tinte o finiture facenti parte del catalogo colori dell’azienda proponente; né tantomeno mettendo a disposizione due o tre (e già c’è da ritenersi fortunati!) sistemi di accessibilità e/o apertura dei vani o attrezzatura interna degli arredi.
Niente di tutto questo!
Fare arredamento su misura vuol dire progettare in funzione di quel determinato ambiente e dei relativi vincoli dimensionali, di quel determinato cliente e delle sue particolari abitudini ed attitudini estetiche/funzionali/abitative, di quella determinata intenzione di spesa, la soluzione di arredo con il miglior rapporto qualità/prezzo possibile.
Acquistare un arredamento su misura vuol dire personalizzare il proprio ambiente domestico con le soluzioni davvero più adatte, e non con la migliore (forse sarebbe più corretto “meno peggio”) tra quelle contemplate dalla determinata azienda produttrice.
Ragionando in questi termini, nulla è più impossibile.
Quel determinato materiale, con quella determinata finitura, con quel determinato trattamento di protezione; o ancora, quel particolare mobile, con quelle particolari dimensioni, con quei particolari sistemi di apertura e accessibilità, con quelle particolari suddivisioni degli spazi.
Ebbene: arredamento su misura significa questo.
Laddove politiche industriali decidono cosa e come produrre, laddove partnership commerciali o tecniche decidono quali sistemi di ferramenta utilizzare o finiture da proporre…
Laddove decisioni di produzione delineano dei confini, inevitabilmente ed intenzionalmente lasciano fuori degli ambiti e delle fattispecie di arredo che soltanto una produzione artigianale può riuscire a soddisfare.
E attenzione: un arredamento artigianale non sempre e non necessariamente significa costoso.
L’industrializzazione e l’avanguardia tecnica ha raggiunto e conquistato anche quella figura che all’inizio ho chiamato falegname.
Con una sola ed importantissima distinzione: mentre il mondo della distribuzione e produzione industriale si erge ad omologatore di mode e bisogni, egli continua la sua meravigliosa opera di scoperta e riscoperta del proprio mestiere, che gli permette di plasmare i materiali attorno alle inclinazioni – questa volte UNICHE – di ognuno di noi.

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