Tesori a Milano

11/lug/2008 04.49.00 Di Mano in Mano soc coop Contatta l'autore

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Tesori a Milano

E poi dicono che oggi non
c’è più niente di nuovo da scoprire!
Achi, come noi, ogni giorno sgombera appartamenti ed affini in una cittàgrande e piena di sorprese come Milano, può ancora accadere di scopriretesori nascosti dagli anni nei posti più impensati.
Può succedereche, svuotando un appartamento in una qualsiasi via del centro, siscopra una botola nel pavimento che porta ad un locale seminterrato,chiuso da decenni, e che si scopra che proprio lì lavorava unoscultore, attivo fino all’anno della morte, il 1943. Dalla polvereemergono alcune opere, un nome, una storia: è questo il lato più belloed interessante del nostro lavoro.

Inquello studio lavorava CESARE RAVASCO, nato a Milano nel 1875, difamiglia di origine genovese, famiglia di artisti: il padre, Giacomo,era orafo e si era trasferito a Milano nel 1873 fondando un propriolaboratorio. Il figlio maggiore, Alfredo, segue le orme del padre ediventa uno dei principali esponenti dell’arte orafa e decorativamilanese del tempo, partecipando a partire dal 1906 a tutte leprincipali Esposizioni nazionali ed internazionali. Stretto il contattocon letterati e artisti di ogni genere, tra cui ricordiamo inparticolare Giò Ponti, con cui Alfredo condivide poetiche e idealiartistici. In questo ambiente si forma e lavora Cesare. Tra le sueopere più celebri, il monumento “Alle tre arti consolatrici della vita”nella villa Pisani-Dossi di Como.
Di luiabbiamo trovato nel suo studio alcune opere, probabilmenteappartenenti a diversi momenti della sua vita creativa: partiamo con unimportante altorilievo in marmo bianco (70 x 65) raffigurante unaMaternità (sacra o profana?) attorniata da motivi floreali, di grandeintensità nella scelta dello scorcio e nell’espressività del viso dellamadre. Allo stesso periodo risalgono forse le due placche in bronzo, inbassorilievo, una (29 x 25) raffigurante un cavaliere su cavallo alatoche scaglia una freccia, datato 1918, e l’altra (15 x 10), di gusto piùspiccatamente Liberty, raffigurante una fanciulla circondata da motivifloreali e intitolata “Rinascita”. Ad un'altra atmosfera culturale cirimandano le altre opere ritrovate: un grande busto in marmo (altezza50 cm.) ritratto di un uomo e soprattutto la testa di donna, che pareemergere dal blocco di marmo (40 x 40), appena sbozzata, eil delizioso busto di bambino che gioca, in bronzo (altezza 20 cm), chesuggeriscono, pur con le dovute distanze, reminescenze dello stile diun Medardo Rosso, in quegli anni geniale punto di riferimento di unaintera generazione di scultori. In mezzo alle opere di Ravasco, compareanche un importante lavoro di un altro scultore attivo a Milano nellostesso periodo (omaggio ad un collega ammirato?): si tratta di unafigura intera, alta 54 cm, in bronzo, raffigurante un giovane nudo chelancia una granata: l’anno è il XVII dell’Era Fascista (1939) e lafirma è quella di EROS PELLINI, figlio d’arte (il padre Eugenio èanch’esso un importante scultore), nato a Milano nel 1909. Dal 1930Eros Pellini studia all’Accademia di Brera , dove ha per maestro loscultore Adolfo Wildt e per compagni Fontana, Broggini, Melotti edaltri esponenti della vita artistica milanese del tempo. L’incontro conWildt sarà importantissimo per la sua formazione artistica, al puntoche alla morte del maestro, nel 1931, Pellini lascerà l’Accademiaproseguendo da solo il suo cammino di artista.
Eal periodo di influenza del grande maestro risale certamente il nostrobronzo, di chiarissima impostazione classica, di gusto accademico,anche se non privo di impatto emotivo nell’impressione di energia e diforza che l’autore ha saputo infondere al corpo perfetto del giovanesoggetto. In particolare l’espressione del volto, dai tratti allungati,sembra un tributo più esplicito ai ritratti dell’amato maestro.
Queste opere saranno in vendita prossimamente nel nostro Mercatino dell’Usato nella sededi Cambiago.
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