Inquietante e avvincente: "Il superstite", il nuovo thriller di Wulf Dorn

02/nov/2011 15.39.52 Mondolibri Contatta l'autore

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Non c’è scampo dagli incubi del passato. Ormai a Jan resta una sola speranza: far luce sull’enigma traumatizzante che lo accompagna da tutta la vita...

Wulf Dorn: di bene in meglio
Perché un thriller possa dirsi ben riuscito, c’è un elemento preliminare indispensabile: un’ambientazione credibile e una dinamica degli avventimenti plausibile. A chi voglia scrivere un thriller ambientato nel mondo della psichiatria, certamente un’esperienza diretta in una clinica psichiatrica può tornare molto utile. E con la sua lunga attività di logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici si può ben dire che Wulf Dorn questo vantaggio l’ha avuto. È ovvio che però non basta. Già con il suo romanzo d’esordio, La psichiatra, grandissimo successo internazionale, lo scrittore tedesco aveva dimostrato un’abilità sorprendente nell’avvolgere il lettore nelle torbide atmosfere da psychithriller, ora con Il superstite fa ancora meglio.

Quando il silenzio diventa un incubo
Lo psichiatra Jan Forstner da ventitré anni è assillato dall’angoscia per la misteriosa scomparsa del fratellino di sei anni, Sven. Quella sera di tanti anni prima i due fratelli erano usciti insieme nel parco per registrare – così come avevano letto in un libro sul paranormale – la voce di una ragazza morta proprio in quel luogo la notte precedente. Jan si era allontanato un attimo e quando era ricomparso dal fitto della boscaglia Sven non c’era più; aveva ritrovato solo il registratore con la voce del fratellino che all’improvviso si interrompeva: «Quando torniamo a casa?» Poi solo il silenzio... Un silenzio che da quel giorno è diventato insopportabile per Jan che quasi ogni notte è tormentato da incubi terrificanti. Ma non è tutto. Quella stessa notte il padre di Jan e di Sven è vittima di un incidente stradale in una zona isolata dei dintorni, dopo che una telefonata anonima lo aveva attirato fuori casa insinuando misteriosamente qualcosa sulla scomparsa di Sven.

In fondo agli abissi dell’animo umano
L’angoscia per la sorte del fratello e il dolore per la morte del padre lasciano in Jan una profonda ferita emotiva e caratteriale che a distanza di molti anni ancora continua a sanguinare. Adesso, con un matrimonio fallito alle spalle e un lungo periodo di crisi successivo al suo allontanamento dal lavoro per aver aggredito durante un colloquio un detenuto per crimini sessuali, Jan riceve inaspettatamente una nuova possibilità per ricominciare presso la clinica psichiatrica della sua città natale. Ben presto però le ombre del passato tornano a investirlo minacciose. Jan è testimone del misterioso e strano suicidio di una giovane donna, la cui morte risveglia in lui il ricordo di un episodio molto simile della sua infanzia, lasciandogli più di un dubbio. L’ipotesi del suicidio non convince nemmeno Carla Weller, giornalista e amica della vittima che, insieme a Jan, si mette sulle tracce di un mistero che da molti anni sembra nascondersi all’interno delle mura della clinica. Un mistero che proietta Jan indietro nel suo passato e che lo costringerà a confrontarsi con un criminale spietato. In un finale serrato, elettrizzante e sorprendente i molti fili della storia troveranno il loro sbocco nel colpo di scena rivelatore. E fino a quel momento il lettore verrà accompagnato con una tensione sempre crescente attraverso un intricato labirinto di oscuri segreti spalancando lo sguardo sugli abissi dell’animo umano.

Un protagonista in preda all’angoscia
Con la figura di Jan Forstner, l’autore ci presenta un protagonista che in un certo senso trascina il lettore fin dentro le sue stesse angosce, quasi lo fa partecipe dei suoi tormenti, fino a trovarsi a faccia a faccia con l’assassino. Insomma, Wolf è stato tanto bravo nel tratteggiare la figura del giovane psichiatra che il lettore si immedesima in lui, soffre con lui e insieme a Jan sembra voler uscire al più presto da quel tunnel di angoscia con la speranza di trovare finalmente le risposte che cerca.

Una tensione continua
Se è vero che il limite tra l’esagerazione e la credibilità è assai sottile, possiamo ben dire che Wulf Dorn in questo thriller non l’ha mai oltrepassato perché nonostante i molti fili che si intrecciano nella vicenda il racconto si mantiene sempre su strade convincenti. La tensione – anche grazie alle false piste che nonché disorientare catturano ancor di più – è sempre alta, così che il lettore non è mai tranquillo, sempre preso da continui cambi di ritmo e colpi di scena. E se qualcuno a metà del libro crede di aver già risolto l’enigma, ebbene, dovrà ricredersi ben presto. Senza dubbio con Wulf Dorn abbiamo scoperto un nuovo “maestro del thriller”, di quelli che durano nel tempo.

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