COMUNICATO STAMPA: È in libreria "Dio attende alla frontiera" di Renato Zilio (EMI, 2012)

COMUNICATO STAMPA: È in libreria "Dio attende alla frontiera" di Renato Zilio (EMI, 2012).

Persone Monique, Eliza, Yamina, Monica Martinelli, Zilio Dio, Pietro Vittorelli, Renato Zilio, Madonna, Francesco, Emi, Joel
Luoghi Interculturale Scalabrini, Bologna, Padova, Parigi, Londra, Marocco, Ginevra, Meknès, Dolo
Organizzazioni Dio attende alla frontiera, Fratelli Musulmani
Argomenti cristianesimo, religione

12/gen/2012 11.17.06 monica martinelli EMI Contatta l'autore

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Editrice Missionaria Italiana

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COMUNICATO STAMPA

 

 

Renato Zilio

Dio attende alla frontiera

 

Prefazione di Dom Pietro Vittorelli, abate di Montecassino

 

 

 

È in libreria da gennaio 2012 Dio attende alla frontiera  di Renato Zilio.

Riflessioni, come pagine di diario, suggerite a Renato Zilio dagli incontri quotidiani con i migranti, le persone “di frontiera” in cui - a Londra come in Marocco o a Parigi - l’Autore rinviene tracce del volto di Dio.

«In emigrazione, a contatto con mondi culturali diversi - afferma padre Zilio - si capisce quanto nella nostra cultura e nel nostro spirito siano rimaste annidate abitudini antiche. Ormai, in un mondo dal pensiero sistemico e globalizzante, la sinergia è diventata una parola-chiave per vincere. Saper collaborare con chi la pensa diversamente, con chi è su un’altra sponda: questo è pensare al bene comune, anzi un agire comune. È il messaggio dei nostri emigranti in situazioni di emergenza come quella l’attuale: saper lottare per una causa comune» (da perfettaletizia.blogspot.com).

 

Renato Zilio è missionario scalabriniano, una congregazione fondata sul precetto «Ero straniero e mi avete accolto»: nata per accogliere i migranti italiani in terra straniera, nel corso dei decenni, ha declinato la propria opera a favore di tutti i migranti.  Dio attende alla frontiera racconta e medita su tanti episodi della lunga esperienza dell’Autore in missione in diversi paesi proponendo, con il suo stile nitido, gradevole e a tratti soffuso di poesia, quadri di vita vissuta, guardata con l’occhio attento e libero di chi sa andare oltre l’apparenza e arrivare alla vera essenza di situazioni umane.

 

L’autore.

Renato Zilio è nato a Dolo (Ve) nel 1950 e presta la propria opera nel clima multiculturale e multireligioso di Londra. Ha fatto studi universitari a Padova, in campo letterario, e a Parigi in teologia, conseguendo un titolo di master in teologia delle religioni. Ha fondato e diretto il Centro interculturale di Ecoublay nella regione parigina, e diretto a Ginevra la rivista Presenza italiana. Attualmente vive a Londra, al Centro Interculturale Scalabrini di Brixton Road e collabora con la rivista La perfetta letizia. Con l’Emi ha già pubblicato Vangelo dei migranti (2010).

 

  

pp. 144 euro 11,00

Ufficio stampa: Monica Martinelli, stampa@emi.it, tel. 051 326027, cell. 331 3996944

 




 

 

Dal libro Dio attende alla frontiera, (pp. 102 e ss.:)

 

«Meknès, luglio 2011

In una strada polverosa e popolarissima della vecchia medina con negozietti, scrivani pubblici e continuo viavai di donne musulmane in jellaba e i bambini per mano, al n. 51 ci si imbatte con sorpresa in una croce. È l’entrata del Centro Sant’Antonio dei francescani a Meknès, Rue Driba.

Umilissima e spaziosa la casa, costruita da secoli e aggrappata alle antiche mura della città: dalla sua terrazza, tra i merli di cinta, si ammirano da sopra i vecchi quartieri tutt’attorno. Panni stesi e antenne paraboliche, disseminati ovunque su poveri tetti: miseria e modernità insieme, composte con tolleranza. E simbolo eloquente di un paese uscito dal medioevo e lanciato nell’attualità.

A Meknès vive il carisma francescano con i suoi attori di oggi e di ieri, ma sempre con la medesima umile e straordinaria disponibilità a Dio e ai fratelli musulmani.

Qui dall’alto, al primo mattino, è anche un incantevole luogo di preghiera meditativa sulla città, mentre il sole apre un occhio sul filo dell’orizzonte.

«Che la tua presenza, Signore, apporti la gioia ai suoi abitanti!», senti mormorare sottovoce un giovane frate, Pietro, così sensibile a questo mondo musulmano e qui ormai da sette anni. Egli segue insieme a Joël, un anziano francescano francese, un centro di formazione linguistica e informatica per quasi un migliaio di giovani musulmani, oltre a un servizio di biblioteca. Il tutto, evidentemente, gratuito o quasi.

Non è una casa questa, ma un alveare: piccole stanze di classe con giovani che vanno e giovani che vengono. Mentre lo sguardo si ferma su una parete dove in varie lingue trovate scritto: «Se ti parlo tu dimentichi, se ti insegno tu ripeti, se partecipi tu impari». Preziosa massima per un popolo che da sempre è stato abituato a ripetere ciò che la tradizione insegna. Allora, per esempio, una trentina di giovani già diplomati integra il corpo insegnante per i corsi di lingua stimolando la partecipazione di ognuno... in una società dove i due terzi dei giovani diplomati resteranno disoccupati.

Ogni settimana, poi, un tema è proposto alla discussione libera e aperta a tutti, a volte su temi sensibili come la primavera araba, la religione o la sessualità. Vengono anche da lontano per partecipare.

Qualcuno dei giovani prepara un’introduzione al tema, spesso anche un breve filmato, poi Pietro il francescano rilancia la parola a tutti, mentre spesso alla fine è la piccola Yamina di 10 anni che conclude.

Sì, Yamina chiude con una breve frase scritta nel suo quaderno, come caduta dal cielo. L’ultima volta, dopo aver ascoltato i giovani sui rapporti qui a volte complicati tra uomo e donna, la sentii concludere: «Ti ringrazio, Dio, per aver dato alla mia famiglia l’armonia tra papà e mamma che si  vogliono bene». Sintesi semplice, bella, cristallina. «È la nostra mascotte!», mi fa il giovane frate. Questo spazio umanizzante di incontro e di parola, in cui vivere una fratellanza tra giovani qui sconosciuta e una grande libertà di scambio, è un miracolo di Francesco oggi in terra musulmana.

 

Un’oasi di pace, che questi suoi discepoli hanno saputo coltivare con pazienza infinita da vent’anni come un giardino. Segno di un mondo nuovo. Una formazione così, fatta di conoscenze e di valori, non potrà più essere dimenticata da questi giovani musulmani. «Ciò non può che farli crescere!», senti esclamare ammirata suor Eliza, francescana indiana. E spiega con calma: «Qualcosa è  cambiato nella loro vita; ogni incontro ha sempre un grano di mistero.

Ma anch’io, veramente, sono cambiata nell’incontro con l’altro, con il mondo musulmano». E a volte sente dire da qualche vecchio allievo con convinzione: «Non potete immaginare  quanto abbiamo ricevuto da voi!», parlando dei francescani o delle religiose francescane. Visito, allora, l’antico complesso della scuola per orfani e bambini abbandonati delle suore francescane insieme a suor Monique, ormai anziana, qui da vent’anni. È diventata una scuola professionale statale per 1.400 giovani. Il direttore tra un complimento e l’altro ringrazia ancora una volta la vecchia suora di aver ceduto allo stato per una cifra simbolica tutta questa grande proprietà.

Tutto, però, dopo tanti anni è rimasto intatto e ciò la consola: la cappella è diventata una bella sala di accoglienza e del giardino con i suoi vialetti il direttore confessa, camminandovi, di sentire qualcosa, come una presenza... «È la vecchia statua di Myriem, della Madonna, che ci siamo portate a casa!», mi sussurra suor Monique. Poi, l’anziana suora si arresta d’improvviso vicino all’antico refettorio, sembra turbata. «È proprio qui che un musulmano un giorno mi diceva: “Ma soeur, è grazie a voi che Dio è in mezzo a noi!”». Parole impossibili ormai da dimenticare.

 

I francescani da secoli abitano e amano Meknès, già dal XVII secolo, al tempo delle migliaia di prigionieri cristiani messi da Moulay Ismail ai lavori forzati per costruire i suoi palazzi e nascosti sottoterra in prigioni oscure: un immenso antro di sette chilometri quadrati, aperto ora ai turisti... In fondo, tutte lezioni di vangelo di oggi e di ieri. Sempre, tuttavia, di un’incredibile attualità.»

 

(Dio attende alla frontiera, Renato Zilio, pag 102.)

 

 

 

Ufficio stampa: Monica Martinelli, stampa@emi.it, tel. 051 326027, cell. 331 3996944

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