COMUNICATO STAMPA: "Dio pensa positivo" di Giuseppe Caramazza. Fondamenti e prospettive della missione «ai popoli»

22/feb/2012 16.09.55 monica martinelli EMI Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

Dio pensa positivo

Fondamenti e prospettive della missione «ai popoli».

Un missionario riflette

 

 

di Giuseppe Caramazza

 

 

Esce nella seconda metà di marzo Dio pensa positivo, una riflessione del missionario comboniano Giuseppe Caramazza sul significato odierno della missione «ai popoli».  Sono ancora validi i confini geografici ed etnici cui indirizzare la proclamazione della Parola di Dio? I popoli, dice padre Caramazza, sono coloro che non hanno ancora conosciuto il Vangelo, in qualsiasi parte del mondo, al Nord come al Sud. È essenziale rivedere i termini e i modi della missione per avvicinare l’uomo ai valori cristiani e diffondere ad gentes la parola di Dio.

 

Attraverso un lucido sguardo sulla situazione del mondo d’oggi, e andando a ritrovare le ragioni della missione «ai popoli», l’Autore ci comunica la sua convinzione che l’evangelizzazione ad gentes non è finita.

Nella prima parte Caramazza fa un analisi storica delle grandi globalizzazioni del mondo: l’Impero Romano, l’Impero Cinese, la Rivoluzione Industriale inglese e infine la globalizzazione che conosciamo direttamente: quell’integrazione planetaria attuata dalle multinazionali, che ha dato il nome al movimento globale, e che ha spostato l’asse del potere dalla politica all’economia e alla finanza. A questa si affianca l’epoca dei Forum Sociali Mondiali, delle rivoluzioni dal basso, delle proteste civili che hanno attuato un'altra grande globalizzazione: la comunione d’intenti tra chi non riconosce la validità del sistema e tenta di cambiarlo, in modo pacifico, nonviolento e trasnazionale. Come si è posta e come si pone la Chiesa in tutto questo fermento?

In un excursus sulla storia della missione, Caramazza ne trova le ragioni nella Scrittura, nella storia della chiesa e dei missionari profetici, ed evidenzia come questo momento storico rappresenti uno spartiacque tra uno stile di missione ormai superato e uno nuovo, ancora in via di definizione.

 

Non si può più parlare di gentes identificandole in popolazioni particolari. La missione ad gentes si riferisce, semplicemente, a coloro che ancora non hanno incontrato Cristo. A Nord come a Sud, a Est come a Ovest. Il movimento di globalizzazione che investe gli uomini e donne del nostro tempo ha dimensione planetaria ed è in tale dimensione che la chiesa è chiamata ad agire. Ciò non significa presentare un annuncio stereotipato e valido a qualsiasi latitudine, semmai il contrario: occorre modulare l’annuncio alle persone che si incontrano ma utilizzando metodi e strumenti globali, con un vero ripensamento sia nella comunicazione che nei rapporti sociali.

Inserimento e presenza fisica nella realtà locale, mass media e nuove tecnologie, advocacy (ossia il farsi carico di situazioni di oppressione e ingiustizie) e ministero sociale sono alcuni dei nuovi paradigmi della missione. Serve lavorare in rete, con professionalità e obiettivi comuni tra chiese e congregazioni.

Una missione che continua ad avere senso solo se persevera nell’entusiasmo e nella positività. Perché, con le parole dell’Autore, «ottimismo non vuol dire credere che vada tutto bene… Ottimismo vuol dire che è ancora possibile raggiungere il cuore delle persone e condividere con loro la nostra esperienza di fede».

 

 

Giuseppe Caramazza. 

Nato nel 1960 a Verona, è missionario comboniano con esperienza soprattutto in Kenya. È stato redattore di Nigrizia, quindi direttore di New People a Nairobi; attualmente dirige da Londra il magazine online Southworld.net.

 

 

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