Agorà Magazine: L'attore Edoardo Siravo scrive a Gigi Proietti una lettera aperta

21/lug/2007 12.30.00 agorà magazine Contatta l'autore

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L'attore Edoardo Siravo scrive a Gigi Proietti una lettera aperta su Agorà Magazine
 
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Lettera aperta a Gigi Proietti

Al momento in cui scrivo la notizia è che la direzione artistica del teatro è stata affidata a Maurizio Costanzo e Gigi Proietti l’ha saputo con un COMUNICATO STAMPA DI QUATTRO RIGHE.
venerdì 20 luglio 2007 di Edoardo Siravo
Il mestiere del teatrante in questo Paese è stato sempre una sorta di campo di battaglia privo di regole dove attori e teatranti in genere sono stati esaltati o disprezzati a seconda dei giochini che il potere costituito decideva di compiere. Non c’è mai stato un effettivo riscatto per nostre colpe e soprattutto per gli stessi motivi che rendono questa nazione ANORMALE rispetto al resto del mondo civile.
Roma, 20 Luglio 2007
Caro Gigi, permettimi di uscire dal coro e di non esprimerti alcuna solidarietà. E questo nonostante io abbia di te stima illimitata, sia come artista che come compagno di meravigliose serate e nonostante io abbia avuto l’onore di recitare in un tuo spettacolo di notevole fattura. No, non riesco ad unirmi a questo coro. Cosa è successo, in realtà? Quello che da anni ormai succede tranquillamente in Italia e di cui siamo vittime noi teatranti e uomini di spettacolo in genere: un avvicendamento alla direzione artistica di un teatro che andava benissimo. E allora? Vogliamo fare il conto dei “trombati” nei teatri pubblici e privati, in questi anni, per motivazioni politiche pur avendo bene o benissimo lavorato? Non basterebbero i fogli. E non mi unisco a quel coro, anche perché riconosco tra quei nomi tanti “trombanti–intrombabili” che infestano il nostro settore. Mi permetto allora una valutazione socio-storico-politica che a te di solito risulta gradita.
Il mestiere del teatrante in questo Paese è stato sempre una sorta di campo di battaglia privo di regole dove attori e teatranti in genere sono stati esaltati o disprezzati a seconda dei giochini che il potere costituito decideva di compiere. Non c’è mai stato un effettivo riscatto per nostre colpe e soprattutto per gli stessi motivi che rendono questa nazione ANORMALE rispetto al resto del mondo civile. Shakespeare aveva ampia scelta ma Montecchi e Capuleti non potevano che essere italiani. Lo scontro di cui sei vittima, in soldoni, mi pare di capire sia dovuto al tentativo di una parte del teatro privato (purtroppo non tutto e questo è male dottor Costanzo), di ribellarsi allo strapotere del teatro pubblico. Di ribellarsi ad un’egemonia pseudo-culturale che ha la sola etichetta dell’imbecillità. Nel nostro settore, e tu lo sai meglio di tutti, caro Gigi, dovrebbe essere il pubblico (nel senso della gente!), a decidere, e non a turno i Montecchi o i Capuleti.
Devo farti i nomi di straordinari artisti (Pugliese, Mauri, Piccardi, Pagliaro, ecc.), che non hanno mai avuto incarichi pubblici o che non ne avranno, probabilmente solo perché fregati da un’etica professionale? Senza contare appunto quelli a cui gli incarichi sono stati tolti (Manfrè, Torrisi, Fiorenza, gli ultimi Mercuzii del teatro italiano, almeno quelli che ricordo) Devo dirti che tra quelli che oggi urlano a tua difesa ci sono quelli che già domani trameranno per loro stessi o per i soliti noti? No, non serve! L’unica cosa che servirebbe sarebbe ribellarsi tutti e farsi restituire una piccola fetta di torta per affidarla a chi il teatro lo fa e lo può fare a prescindere da amicizie o lotte pseudopolitiche.
E allora, non volendosi limitare a parafrasare un detto a te noto: “A chi tocca non s’ingrugni”, potrei dirti con un paradosso cognitivista che comunque hai retto in mezzo a questi intrecci tra pubblico e privato per ben sei anni: complimenti. Ma non può bastare. E allora ti offro la tessera n° 1 di una nuova Associazione da poco nata, la ANRI (Artisti Non Raccomandati Italiani), che vuole tutelare in qualche modo i trombati ingiustamente, per esempio, ma anche tutti gli attori ormai alla fame perché non trovano più lavoro, gli ineleggibili per troppa etica, le attrici che non fanno uso di banali mezzucci, i non frequentatori del salotto giusto, le Compagnie professioniste che non trovano più teatri in cui recitare, ecc., nominandoti Presidente Onorario. E non sono ironico, credo davvero che tu, insieme a pochissimi altri, abbia avuto come alleato per il tuo successo, soltanto il tuo talento e mai il compromesso (non voglio certo sembrare un moralista, qualche compromesso è necessario, ma in Italia ormai si è superato ogni limite sopportabile). E allora, insieme a te, vorremmo tutti quanti urlare ai gestori del potere teatrale e dello spettacolo in genere, noti, ignoti, soliti noti, vestali del non-Teatro, neo direttori, direttori perenni, assessori di destra e di sinistra, ecc., di fare tutti un passo indietro a tutela di un settore ormai “alla canna del gas” (vogliamo parlare della sciagura della prospettata nuova legge?). E un passo indietro TUTTI nel rispetto di una professione infestata da abusivi non parlanti e dilaniata da coloro i quali “fanno”, beati loro, e che in nome del loro “sapere” sarebbero pronti ad eliminarci finanche fisicamente Ho poche speranze, ma una spero, nonostante tutto, di realizzarla: tornare a lavorare con te in una situazione migliore di quella che stiamo vivendo, magari al Sistina! Con un abbraccio,



Umberto Calabrese
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