é

24/ott/2007 10.30.00 Stefania L. Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
… E se un giorno ci accorgessimo di non far parte di
nessun gruppo, di nessuna compagnia?
Credo che sia andata proprio così, vuoi per gioco, vuoi
per casualità della vita mia che, ecco un "giorno" in cui
mi persi nella "notte", scoprii che alla fine... c'è un
po' del "noi" in ognuno di noi.

Questo è un testo quasi polifonico, perché intorno al
protagonista ed alla sua storia si intrecciano altri
personaggi, molti dei quali sono stati realmente presi dalla
vita di strada e non solo di strada, ma anche dalla
quotidiana normalità dal giovane autore Josè Monti e poi
trasportati su carta sotto forma di personaggi da favola.
Nel testo, si mescolano svariate voci, diverse idee e
ideologie e tutto questo è narrato con una molteplicità
di linguaggi che si compongono in una storia che si fa
unitaria.

In fondo è "una" storia, una favola e un "romanzo di
formazione" fatto di frammenti in un'epoca in cui la vita
appare frammentata. I disegni in stile UNDERGROUND, i testi
poetici, i personaggi, fino alla scansione in scene ed atti
più che in capitoli, tutto compone una visione onirica che
è significante dell'esperienza reale. La "cicogna
vagabonda" che abbandona i neonati dove capita è una
visione della vita in cui si suggerisce la temporaneità
dei legami come forma di giustizia distributiva,
"l'adozione" quasi rovesciata (l'ADOTTATO sceglie quando e
da chi farsi adottare temporaneamente) come forma di
riscatto individuale senza passare attraverso la ribellione
o la svalutazione di ciò che di volta in volta viene
lasciato.

La temporaneità "tema chiave del romanzo" è anche una
scelta per sfuggire al dolore, al vuoto interiore, alla
desolazione esteriore, alla ripetitività dell'esistenza,
all'abbandono del destino. La forma onirica del racconto
toglie la possibilità di ancorarsi al reale, al
descrittivo, per lasciarsi sfiorare dalla commozione e
liquidare come "patetico" il testo e l'esperienza di vita
che racconta. La descrizione qui è percezione, tutto è
connotazione.

José Monti certamente racconta qualcosa di sé, della
vita di strada che ha conosciuto e che i personaggi della
sua favola gli hanno fatto conoscere. Ricordiamoci che lo
spunto di varie realtà all'interno del testo, provengono
dal mondo underground dei free party.
L'autore è riuscito a trasgredire talmente tanto il testo
da far si che esso stesso si trasgredisse automaticamente
tanto da essere accettato anche sui banchi di scuola.

Di certo, Josè Monti o come lo chiamano un po' tutti,
Joz', ci parla del rapporto "liberatorio" con la sua attuale
famiglia adottiva, ma ci racconta anche di come percepiamo
oggi la realtà che ci circonda e di come "educando"
trasmettiamo questa percezione, o di come degeneri la nostra
percezione quando diventa fissa e si sovrappone al mondo.

È un libro questo che parla di ciò che cerchiamo, di
come gli incontri che facciamo modifichino la nostra
ricerca, di come i sentimenti che vengono suscitati in noi
possano risolversi in "legami deboli", più efficaci e
rispettosi dell'individuo che cresce dei cosiddetti "valori
forti". Di forte c'è solo una cosa, la determinazione a
vivere una vita propria attraverso tutte le appartenenze
prima necessarie, poi volontarie, mai sostitutive.

Nicola Pesce Editore
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl