Al 3° Forum ANES a Milano prove di dialogo tra editoria e new media

27/set/2009 17.58.20 ANES Contatta l'autore

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Milano, 24 settembre 2009 – Un pubblico numeroso e partecipe, composto da oltre 200 operatori, è intervenuto oggi a Milano alla terza edizione del Forum Nazionale Editori Tecnici Professionali Specializzati organizzato da ANES - Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata - e dedicato al tema “Il mestiere di editori ai tempi dei New Media”.

Ha aperto i lavori il Presidente di ANES, Gisella Bertini Malgarini, che ha ricordato come l’aumento delle adesioni all’associazione – 21 nuovi soci nei primi otto mesi dell’anno – confermi l’apprezzamento dei servizi di consulenza e informazione e l’impegno istituzionale di ANES. L’autorevolezza dell’Associazione – ha aggiunto - è testimoniata anche dalla grande partecipazione a questo Forum, che si svolge in un momento di “picco” della crisi dell’economia in generale e del mercato dei media in particolare, alle prese con una profonda trasformazione tecnologica e dei modelli di comunicazione. Questo incontro – ha concluso – nasce proprio dall’esigenza di conoscere quello che viene considerato “la minaccia” – i New Media – per poter competere meglio e trarne vantaggio. Avendo però la consapevolezza che per fare “il mestiere di editori” l’esperienza è molto importante, perché l’editoria è l’industria dei contenuti, indipendentemente dal mezzo di diffusione e creare contenuti riconosciuti di qualità dai lettori è un mestiere che non si inventa.

Emilio Cimadori di Airesis ha rilevato la prudenza da parte degli editori tecnici e specializzati ad accogliere l’innovazione. Una prudenza dovuta anche al fatto che i ricavi provenienti da Internet sono modesti e probabilmente lo rimarranno ancora a lungo. Ma - ha affermato il Presidente di Airesis - con questi ritmi di adozione dell’innovazione il giro d’affari del settore è destinato a ridursi sostanzialmente. Per aumentare i ricavi - ha continuato – occorre aumentare gli accessi o, soprattutto, dare più valore al servizio offerto e ai contatti forniti agli utenti pubblicitari. Non ci si riuscirà - ha concluso - se non aprendosi al dialogo con altri attori e avendo il coraggio di reinventare tutto. Salvaguardando però il ruolo dell’editore, che è garantire la qualità dei contenuti e la loro corrispondenza alle necessità dei fruitori.

 
Il punto di vista di internet è stato presentato da Paolo Ainio di Banzai e Marco Camisani Calzolari di Speakage. Il web - ha detto Ainio – oggi è un ecosistema nel quale le persone interagiscono fra loro, scambiano prodotti e idee, condividono le proprie vite. Prima i media e i brand avevano il controllo, oggi il controllo è detenuto dagli utenti. Le keywords del cambiamento - ha proseguito il fondatore di Banzai - sono: prosumer (i trend setter dell’utenza in internet che influenzano i consumi), freemium (offerta di servizi in parte gratuiti, in parte a pagamento), iPhone (mobilità della fruizione dei contenuti di internet), long tail (capacità di dare un senso economico a nicchie minuscole). Forse – ha affermato – il futuro del periodico è l’ebook e ha portato l’esempio dell’americano di “The Huffington Post”, l’aggregatore di blog di giornalisti coordinati dall’editore che conta 3000 blogger e milioni di utenti.  Nel mercato italiano – ha infine osservato Ainio – sta crescendo in maniera esponenziale il tempo speso online che comincia a generare valore, sottraendolo e ridistribuendolo ad altri media.
 
Internet sta producendo cambiamenti epocali ha detto Marco Camisani Calzolari di Speakage: nel mondo gli utilizzatori di internet crescono in modo esponenziale, ma l’Italia è al 24° posto nella classifica dei possessori di computer. Nel mondo, più del 25% dei risultati delle ricerche in Google, per i 20 brand più importanti, sono a link a consumer generated content. In Italia invece c’è ancora scarsa cultura digitale, i media di news tendono a sottolineare gli aspetti negativi di internet, a volte criminalizzandolo, le aziende hanno i loro siti ma spesso non ne comprendono a fondo le caratteristiche e le modalità di utilizzo. Il rischio è uscire dal business. Il linguaggio digitale crea nuove regole: prima c’era un prodotto per molti consumatori, oggi migliaia di prodotti con un solo consumatore.
 
Si è discusso poi di Cross Media Publishing con Stefano De Alessandri, AD Hachette Rusconi e Vice Presidente Sezione Periodici FIEG, che ha illustrato il caso del mesile “Elle”, i cui valori fondanti sono stati esportati sui diversi mezzi: eventi, trasmissioni TV, prodotti brandizzati, sito, ecc. Il problema – ha concluso - è culturale, perché chi realizza giornali tradizionali ha un know-how molto diverso da chi produce testate digitali.
 
Alessandro Cederle, AD di Reed Business Information, ha precisato che l’efficacia del Cross Media Publishing consiste nella ripetizione su più mezzi dello stesso messaggio, fino a farlo diventare un percorso esperienziale. Ubiquità, articolazione dei temi e dei messaggi, frammentazione e ricomposizione della comunicazione permettono di costruire una “intimità” con il proprio pubblico. E in questo ambito il prodotto cartaceo può venire addirittura rivalutato.
 
La giornata si è conclusa con due workshop operativi: il primo dal titolo “Operazioni straordinarie in editoria: vendere, comprare o allearsi? Parametri decisionali e criteri operativi” con la partecipazione di Solly Cohen, Past President ANES, e Giancarlo Zanini di 3G & Partners. Il secondo, “La gestione del prodotto editoriale tradizionale e innovativo”, è stato coordinato da Mara Soldera, Responsabile Operations Il Sole 24 Ore Business Media, con il contributo delle aziende GMDE, Pointersoft, Promedia Solutions, Tell, Viadeo.
 
 
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