DOLCETTO DI DIANO E NON SOLO: ALLA CONQUISTA DELLA CINA

02/ago/2012 09.23.13 Livio Copywriter Contatta l'autore

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Cantina Abrigo Giovanni: situazione e prospettive del vino delle Langhe nel mercato cinese

 

La Cina, uno Stato enorme, la nazione con il maggior numero di abitanti al mondo per densità di popolazione. Una realtà dove far conoscere ed apprezzare il vino delle Langhe è quasi un obbligo.
La Cantina Abrigo Giovanni di Diano d'Alba (www.abrigo.it) lo sta facendo, per valorizzare il territorio langarolo dal quale Dolcetto, Nebbiolo, Favorita ed altri vitigni sono pronti a conquistare il palato cinese. Al “Top Wine China” di inizio giugno, svoltosi a Pechino nel centro congressi della zona olimpica, sono stati tanti gli spunti interessanti per radicare la cultura del vino piemontese.

COME PROMUOVERE IL VINO. Le parole di Paola Morando della cantina Abrigo Giovanni sono chiare: «Alla Fiera ho riscontrato una grande visibilità per il vino delle Langhe, e pubblico selezionato e qualificato. La conoscenza di base dei nostri prodotti c'è, al pari dell'interesse ma, a mio avviso, da parte di noi italiani dovrebbe esserci una promozione di base più uniforme, per dare l'immagine del territorio tutti insieme». Uno spunto dettato da un'intuizione sui cinesi: «I cinesi sono amanti della storia e delle tradizioni di un paese, fa parte della loro cultura approfondire la conoscenza di una nazione dalla quale acquistano prodotti. E' un fattore importante che Stati come la Francia, l'Argentina, la Spagna hanno capito da qualche anno».

 

DOLCETTO DI DIANO E NEBBIOLO PROTAGONISTI. La Cantina Abrigo Giovanni si è mossa bene, ed i vini presentati a Pechino e nel territorio a sud della città (Festival del vino ed inaugurazione Wine Bar dell'importatore) hanno riscosso buon interesse: «Grazie al lavoro del nostro importatore durante il “Top Wine China” e il “Festival del vino”, abbiamo riscontrato un buon interesse per i vini presentati». Ecco il resoconto: «Abbiamo degustato il Dolcetto di Diano, il Dolcetto di Diano “Sorì”, il Nebbiolo e la Favorita. Il Dolcetto piace molto, il Nebbiolo è da far conoscere ma i pareri sono positivi, mentre sui bianchi ci vorrebbe una maggior cultura di base. Su questo non ci sono problemi: in Cina fanno presto a studiare al meglio quello che apprezzano. A livello di abbinamento enogastronomico i nostri vini sono ottimali: la cucina cinese è ricca di portate. L'unico inconveniente è che, servendo i piatti su supporti centrali girevoli, e non mettendo la bottiglia in tavola, è più difficile abbinare il giusto vino al cibo che si sta gustando, perché non c'è un vero e proprio menù da seguire. Bisognerebbe creare una figura che spieghi come si serve il vino, ma credo che sia solo una questione di tempo».

 

IMMAGINE, QUALITA', E... Paola Morando ha le idee chiare su come muoversi nel mercato cinese: «Per aumentare le vendite in Cina, un mercato che, secondo gli esperti, darà i suoi frutti a breve termine, bisogna farsi trovare pronti da ora. Packaging, attenzione alla distribuzione nelle Enoteche, innovazione, cultura: sono tutti aspetti importanti, ai quali i cinesi guardano con interesse. Il vino racconta il territorio, nel mio caso quello delle Langhe. Però anche qui voglio precisare che le Langhe sono una zona dell'Italia vocata per la produzione di vino. Sono un esempio del Made in Italy che in Cina è molto ricercato. Fare cultura con il vino, Dolcetto di Diano, Nebbiolo o Favorita che sia, vuol dire avvicinare la nostra storia italiana a quella di un paese dove tradizioni e dedizione al passato sono fondamentali». Immagine per un vino di qualità e...: sintonia. «Essere in sintonia con la Cina: capire il loro modo di vivere e proporre le Langhe attenendosi a questo. Se si diventa “fratello” o “sorella” di un cinese, si diventa uno di loro, si viene accettati al meglio. Vendere il vino in Cina è proporre l'Italia!».

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