Mediatori creditizi: come sopravvivere alla nuova legge 141

15/ott/2010 11.03.12 hoxsrl Contatta l'autore

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La nuova legge, il D. Lgs. 141 del 13 agosto 2010 che, tra le altre cose, regolamenta la professione del mediatore creditizio imporrà a tutti gli appartenenti a questa categoria, circa 117.000 persone e 9.000 società, di fare delle scelte piuttosto drastiche poiché, per come sono state studiate le cose, oggi il 95% degli iscritti non ha i requisiti richiesti per continuare a lavorare. La nuova legge infatti prevede che la professione di mediatore creditizio possa essere svolta solo da società di capitali con capitale sociale interamente versato pari a 120.000 euro. Questo significa che nemmeno tutte le società iscritte all’albo delle persone giuridiche potranno continuare a lavorare così come sono oggi. Le alternative per coloro che attualmente svolgono questa professione sono tre: § la prima è quella di cambiare mestiere e per alcuni potrebbe essere la via più semplice perché già svolgono la professione in parallelo con altre attività (penso alle molte immobiliari iscritte all’albo) e le complicazioni che porta la nuova normativa forse non valgono gli introiti che la professione portava o se anche li valgono la strada è ostruita da mille ostacoli; § la seconda è quella di trasformarsi in agenti in attività finanziaria e legarsi a doppio filo ad un’unica banca. Già le banche hanno iniziato a proporre ai propri mediatori la sostituzione dei contratti di mandato con quelli di agenzia, ingolosendo i futuri agenti con la promessa (falsa) di provvigioni più alte, sottacendo invece il fatto che si tratta di un rapporto monogamico che non permette di avere rapporti con altre banche o finanziarie; § la terza è quella di aggregarsi a realtà già esistenti e strutturate secondo i parametri della nuova legge che naturalmente imporranno i propri mandati, le proprie regole e prima o poi degli obbiettivi di fatturato ai propri produttori. Premesso che è certo che la nuova normativa imporrà a tutti coloro che vi si assoggetteranno dei costi superiori a quelli che attualmente sopportano o degli incassi inferiori o più probabilmente entrambe, un’altra cosa estremamente irritante che questa normativa comporta per degli imprenditori, abituati a prendere decisioni ed a dare la rotta alla propria attività, è quella di metterli nelle condizioni di fatto di dover prendere ordini e subire le decisioni di altri senza poter far nulla per liberarsi da questa situazione. Per capirci, se oggi un mediatore con 2 o 3 mandati subisce dei torti da uno dei suoi fornitori, può semplicemente chiudere quel rapporto e continuare a lavorare con gli altri. Senza contare che ogni mediatore riceve le attenzioni di finanziarie o banche che ciclicamente si presentano a chiedere di lavorare con loro. A chi, grande o piccolo non è mai capitato? Naturalmente ogni mediatore/imprenditore decideva autonomamente se provare il nuovo fornitore, se utilizzarlo parzialmente o se sostituirlo ad un altro meno generoso. Se una banca ci revoca il mandato nel giro di due giorni se ne trova un’altra senza problemi. Con la nuova normativa o si ha la forza economica per costituirsi in S.p.A. con tutti i costi amministrativi che comporta, ed allora si potrà continuare a lavorare nello stesso modo in cui si è operato fino ad ora, salvo i maggiori costi dovuti alla nuova struttura, oppure si dovrà scegliere: se si è fortunati uno dei fornitori proporrà di diventare suo agente monomandatario, ma non è detto che a tutti venga offerta questa possibilità. Non si potranno più quindi mandare pratiche ad altri. Non si potranno quindi più valutare altre banche e poi scegliere quella che offre le condizioni economiche migliori o le procedure più snelle ed efficienti. Al contrario si dovrà sottostare alle decisioni della banca di cui si è agenti che potrà imporre qualsiasi decisione: da una diminuzione delle provvigioni a determinate caratteristiche dei locali dove svolgere l’attività, fino ad arrivare a dare dei limiti territoriali ecc. Qualora invece si scegliesse di affiliarsi ad un grosso mediatore già strutturato secondo le nuove norme non si avrà più facoltà di scegliere il fornitore perché lo sceglierà il mediatore a cui si è affiliati in base a quanto dallo stesso riuscirà ad ottenere di provvigione sulle nostre pratiche. Certo non chiederà magari nulla come costo di affiliazione o tassa annuale ma solo perché la sua parte se la prende prima che arrivi nelle casse del produttore. Inoltre sicuramente imporrà dei livelli minimi di produzione, magari non subito ma prima ci farà acclimatare e poi in un secondo momento lo farà. E se voi foste mediatori già però strutturati con una vostra piccola società, dei dipendenti, un sito internet, delle strategie di marketing già consolidate ma l’idea di fare l’agente di un solo interlocutore vi stesse stretta? Dovreste operare come persona fisica al servizio di una S.p.A. e la vostra struttura? Le vostre strategie di marketing? Potreste utilizzarle e come? Probabilmente dovreste rinunciare a tutto questo fermo restando che i clienti dovreste sempre cercarveli voi: questa è l’unica certezza. Peraltro le grosse strutture di mediazione creditizia, che sono il modello che la nuova legge ci impone di adottare, pur in un periodo di vacche grasse, come quello fin qui trascorso hanno dimostrato di essere molto deboli e vulnerabili. Il riferimento è ai fallimenti di Forus e Prometeo che erano due tra i più grossi mediatori presenti sul mercato italiano, forse i due più grossi, che nonostante le tabelle provvigionali migliori del mercato, nonostante applicassero provvigioni molto più alte di quelle che un piccolo mediatore può permettersi, restando abbastanza competitivi, hanno fatto una fine ingloriosa con la dichiarazione di fallimento. Le strutture elefantiache che avevano creato non hanno retto nonostante incassi milionari e rapporti privilegiati con i fornitori. Questo purtroppo non è servito come monito e chi ha fatto la nuova legge pare non essersi accorto di questa situazione: già oggi con dei livelli provvigionali ottimali le società strutturate secondo quella che sarà la normativa futura finiscono a gambe all’aria. E domani quando tutti gli operatori del mercato saranno costretti ad avere quel tipo di struttura ma gli incassi che sono destinati a diminuire fortemente, verranno a mancare, che cosa succederà? Inoltre sempre tenendo presente le motivazioni addotte per giustificare una legge così restrittiva per una professione come quella del mediatore creditizio, relativamente al fatto che tutto questo putiferio è stato messo in piedi per tutelare il consumatore, nella convinzione che le grosse strutture siano più morali ed oneste del piccolo mediatore di provincia, e possano meglio servire le esigenze del consumatore, invito chiunque ad andarsi a visionare nei forum su internet le opinioni dei consumatori/clienti sul trattamento da loro ricevuto proprio da quei mediatori di cui parlavamo prima, quelli che hanno dichiarato fallimento. Ne leggerete di cotte e di crude. Morale della favola: già prima di entrare in vigore questa riforma pare destinata ad una brutta fine perché il modello che si è voluto prendere per disegnaci attorno la figura del nuovo mediatore creditizio è già fallito, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista etico come dimostrano i fallimenti, veri, di due tra i più grossi mediatori che hanno operato sul mercato fino a ieri e le opinioni diffuse dei clienti di quei mediatori, per non parlare delle cose che dicono gli ex dipendenti di quelle stesse strutture. Vista la situazione personalmente non sono attratto da nessuna delle tre alternative: § la prima (cambiare mestiere) perché la HOX S.r.l. come penso moltissimi altri mediatori non ha attività alternative su cui poter continuare ad operare mollando la mediazione e pertanto questo fatto ci costringe a dover decidere di rimanere in questo settore senza però aver capito ancora quale è la veste ideale per continuare a lavorarci; § la seconda (diventare agenti monomandatari), che consentirebbe di mantenere la struttura e l’operatività della propria azienda inalterata in realtà credo che sia molto pericolosa perché si finirà per essere schiavi della banca per cui si opera e non si avranno armi per evitare di subire le decisioni della stessa banca come invece è possibile oggi, senza contare che, forse non subito ma sicuramente prima di quanto crediate verranno a darvi istruzioni su quale prodotto vendere di più, quale di meno, sugli aumenti di produzione che dovrete portare ogni anno, ecc.; § la terza (diventare affiliati) comporterebbe sicuramente una rinuncia a lavorare coi propri metodi, a lavorare coi propri fornitori ed infine a lavorare con i propri ritmi: infatti per operare come affiliati dovremo adeguarci a tutte le direttive della società affiliante e soprattutto, forse non subito, ma ci chiederanno un livello minimo di produttività e se non lo si raggiungerà il rischio sarà quello di essere buttati fuori. L’idea che sto sviluppando è quella di capitalizzare la HOX S.r.l. (Hoxprestiti.com) e di metterla a disposizione di chi, mediatore che opera come persona fisica o attraverso una piccola società, ha le mie stesse perplessità e vorrebbe, per quanto possibile, continuare ad operare come ha sempre fatto cioè: § nella massima libertà decisionale, § con i propri fornitori, § con la possibilità di testarne di nuovi, § con la possibilità di mandare le pratiche che il nostro fornitore abituale rifiuta, ad un altro, § senza nessun vincolo territoriale, § senza nessuna imposizione di produzione minima. Qualora poi foste titolari di una società ben strutturate con personale, sito internet ecc. attraverso un particolare schema contrattuale, studiato con i nostri avvocati, potreste continuare ad avvalervi dei servizi della stessa. Inoltre questo agglomerato di mediatori porterebbe anche dei vantaggi a ciascuno dei partecipanti poiché unificando sotto lo stesso mediatore la produzione di tutti si potrà chiedere (e soprattutto ottenere) alle banche di avere tabelle provvigionali migliori; questo significherà poter caricare provvigioni più alte a parità di rata per il cliente. Infine si potranno negoziare ed ottenere dalle stesse banche dei premi produzione a fine anno i c.d. rappel. Questo alla fine compenserebbe i costi di “affiliazione” che dovranno essere chiesti poiché necessari per sostenere tutto l’apparato amministrativo destinato a gestire i mediatori. Al momento non sono ancora in grado di quantificare questi costi poiché essi dipenderanno dal numero di adesioni che avremo. In linea di massima si tratterà di costi estremamente abbordabili e che soprattutto daranno la possibilità a tutti i partecipanti di avere ancora quella libertà di azione che la nuova legge ha cercato in tutti i modi di toglierci, alla faccia dei proclami di libertà e liberalità di tutti i governi ed i legislatori. Ma, si sa, quando si tratta degli affari delle banche pare che quelle due espressioni non contino più nulla.
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