D. LGS.141 agosto 2010 - Mediatori creditizi: saranno indipendenti dalle banche?

Fino ad una quindicina di anni fa, prima che in Italia fosse varata la legge antiusura che ha previsto una quantificazione dei limiti di tasso di interesse su prestiti e mutui, oltre i quali si deve parlare di usura, i mediatori incassavano le provvigioni sia dai loro clienti in cerca di denaro (provvigioni stabilite dal mediatore ed incassate sempre) sia dai propri clienti offerenti denaro, banche e finanziarie (riconosciute raramente e sempre imposte dalle banche in misura molto ridotta).

12/gen/2011 17.37.07 hoxsrl Contatta l'autore

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Nonostante la sbandierata autonomia che i mediatori creditizi dovrebbero avere rispetto a coloro che mettono in contatto (banche e clienti), la realtà è ben diversa. I soldi che il mediatore creditizio incassa, li paga il cliente ma il mediatore contratta la cifra con la banca. E questa per una figura professionale che dovrebbe essere equidistante dalle parti è un'anomalia. Fino ad una quindicina di anni fa, prima che in Italia fosse varata la legge antiusura che ha previsto una quantificazione dei limiti di tasso di interesse su prestiti e mutui, oltre i quali si deve parlare di usura, i mediatori incassavano le provvigioni sia dai loro clienti in cerca di denaro (provvigioni stabilite dal mediatore ed incassate sempre) sia dai propri clienti offerenti denaro, banche e finanziarie (riconosciute raramente e sempre imposte dalle banche in misura molto ridotta). Successivamente all’entrata in vigore di questa legge vi è stato uno spostamento dei pagamenti delle provvigioni a favore del mediatore, da chi cercava il denaro a chi lo offriva. Questo è avvenuto perché il legislatore, pensando bene di mettere insieme tutti i costi in capo a chi richiede il finanziamento, per il calcolo della soglia di usura, ha di fatto creato una situazione che impediva al mediatore di chiedere la propria parcella al cliente poiché tutto lo spazio disponibile all’interno del tasso soglia poteva venir occupato dai costi della banca, cosa che regolarmente succedeva. Era chiaro che se il mediatore non fosse riuscito ad ottenere i propri compensi non avrebbe più potuto vendere quei prodotti e le banche avrebbero dovuto pagare ugualmente qualcuno per farlo. Si è quindi giunti alla situazione odierna in cui il mediatore incassa le proprie provvigioni solo da uno dei due soggetti che mette in contatto e cioè dalle banche. Inoltre in quasi tutte le tipologie di prestito che intermedia ha il divieto contrattuale a chiedere provvigioni a chi richiede un prestito, proprio per evitare uno sforamento della soglia di usura. Tutto questo naturalmente stride parecchio con le varie norme che proclamano l’indipendenza del mediatore da ciascuna delle parti. Questa anomalia è generata appunto dal calcolo del superamento della soglia d’usura sulla somma delle provvigioni pagate al mediatore da entrambe le parti. E già questo di per sé è contrario all’indipendenza totale della figura del mediatore dai propri clienti; ma non finisce qui l’anomalia perché, a peggiorare la situazione vi è il controllo che una società privata, la Banca d’Italia, che rappresenta una delle parti che il mediatore mette in contatto, esercita sulla congruità delle provvigioni. Questo consente alle banche, a fronte di una contrazione dei costi in capo ai consumatori, che potrebbe essere decisa dal parlamento o dal governo, di diminuirne o azzerarne l’impatto sulle proprie casse girandolo tutto in capo ai mediatori. E questo è quello che sta già succedendo. Molto più semplice e più in linea con l’idea di autonomia ed indipendenza sarebbe stato lasciare separati i due importi, stabilire un tetto massimo per le provvigioni che i mediatori possono chiedere a entrambe le parti. Stabilire il tetto massimo dei costi che le banche possono addebitare ai clienti sottraendo dal tasso di usura l’importo attualizzato della provvigione massima che il mediatore può chiedere a chi cerca un finanziamento e si avrà la certezza di non sforare la soglia di usura nei costi per il consumatore. Inoltre l’anomalia più grossa con la nuova disciplina viene enfatizzata. Tale anomalia è data dalla coincidenza in capo allo stesso soggetto, la banca, della doppia figura di debitore di una provvigione al mediatore e di controllore della congruità di quella stessa provvigione. Ma non è tutto, i mediatori creditizi dovranno anche munirsi di assicurazione professionale obbligatoria. i cui beneficiari saranno le banche, non i consumatori. Così le banche oltre a incassare tutti gli utili scaricheranno sui mediatori anche parte del loro rischio d’impresa, pratica peraltro espressamente vietata dalla Legge 526 del 21.12.1999 - la cosiddetta "legge comunitaria '99” che ha abolito il patto che poneva a carico dell'agente una responsabilità, anche solo parziale, per l'inadempimento del terzo, è cioè stato abolito un istituto che contraddistingueva da sempre i rapporti tra agenti e case mandanti, ovvero lo "star del credere" cioè una trattenuta che veniva esercitata dalla casa mandante all'agente qualora un affare procurato dall’agente non si fosse concluso per insolvenza da parte del cliente. Tale trattenuta poteva arrivare al triplo della provvigione e fino al 15% della perdita subita dal mandante". Ora qui ci troviamo di fronte ad una figura, il mediatore che ha un ruolo più defilato rispetto a quello di un agente nello studio di un cliente poiché, di fatto, lo presenta semplicemente alla banca ed è questa che si incarica di fare tutti i controlli del caso per verificare che non si tratti di un truffatore o che non abbia già altri finanziamenti insoluti al suo attivo. Eppure con l’obbligo di assicurazione a carico dei mediatori si ripristina in sostanza l’istituto dello “star del credere” ma soprattutto lo si applica ad una figura professionale, il mediatore, a cui non si applicava nemmeno prima della sua abolizione e senza quei limiti di importo prima vigenti. Ma se si va su internet a vedere i pareri dei mediatori su questa nuova legge pare che tutti siano contenti di essere presi a schiaffi. Tutti elogiano questa nuova legge perchè finalmente il ruolo di mediatore assurge al più nobile status di consulente. Naturalmente consulente del consumatore a cui il mediatore spiegherà, quando sarà necessario, che non è assolutamente il caso di indebitarsi oppure gli suggerirà di prendere un prestito di 1.000 euro e non di 30.000 . Ma in che mondo stanno vivendo questi signori? Il mediatore prende soldi dalla banca se vende un prestito al consumatore, non certo se gli fa una consulenza in cui magari gli consiglia di non prendere un finanziamento. Ora ammettendo anche che i mediatori siano tutti come "Lupo de Lupis il lupo tanto buonino" dei cartoni animati, ma alla fine del mese che cosa mangeranno e che cosa diranno ai loro interlocutori bancari che gli chiederanno conto degli scarsi risultati? Io personalmente faccio il mediatore creditizio e il mio ruolo è quello di mettere in contatto due realtà: una vuole acquistare dei soldi e l'altra li vuole vendere. Io guadagno su questa transazione. Tutti gli altri discorsi sono aria fritta. Poi all'interno di questo ruolo si può essere persone oneste o disoneste e quindi si può svolgere l'attività in maniera più o meno professionale. Ma questo non attiene alla professione in sè che non ha nulla di sbagliato o di imbarazzante, ma attiene all'onestà di ciascuno. E' ora di finirla di dare dei nomi fantasiosi a delle professioni molto semplici e facilmente schematizzabili il cui risultato contrasta con la ratio delle norme che vengono fatte allo scopo di rendere trasparente l'iter al consumatore ed evitargli confusione sui ruoli.
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