CREDIT MANAGEMENT SEMPRE PIU' STRATEGICO PER LE IMPRESE ITALIANE

28/set/2011 16.11.51 ADP Contatta l'autore

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Sette aziende su dieci hanno registrato almeno un insoluto di pagamento significativo nell'ultimo anno mentre quattro su dieci denunciano un allungamento dei tempi di riscossione: in una situazione economica difficile come quella attuale, il credit management diventa sempre più strategico ma anche più complesso per le imprese italiane, che se da una parte implementano i processi di gestione delle informazioni per le decisioni sul credito, dall'altra sono costrette a studiare nuove strategie per la gestione del capitale circolante (cioè l'ammontare delle risorse che compongono e finanziano l'attività operativa di una azienda). E il tempo medio di incasso (il cosiddetto "Day sales outstanding" o Dso) è ormai un parametro cruciale nella determinazione degli obiettivi finanziari.

Sono questi alcuni dei risultati del rapporto di ricerca 2011 dell'Osservatorio CRIBIS D&B - FORMAT sulla gestione del credito commerciale, che ha analizzato il credit management e l’utilizzo del Dso tra le imprese italiane con oltre 10 addetti o con un fatturato superiore ai 2,5 milioni di euro, attraverso interviste telefoniche somministrate ad un campione rappresentativo di 1000 Direttori Finanziari, Direttori amministrativi e imprenditori.

 

Il ruolo del credit management

Dall'indagine si evidenzia come, di fronte alle difficoltà economiche degli ultimi tre anni, la maggiore attenzione alla necessità di autofinanziamento e di una ottimizzazione della gestione della liquidità (il cosiddetto “cash”) si sia tradotta in una forte focalizzazione sulla gestione del credit management: per il 42,2% delle imprese italiane la gestione dei crediti commerciali ha infatti assunto un ruolo decisionale “determinante”. Per il 32,2% ha assunto invece un ruolo “consultivo” mentre per il 25,6% del totale un ruolo puramente “organizzativo”.

 

Dso e credit management

L’indagine evidenzia infatti come la focalizzazione sul “cash” si sia tradotta in una maggiore sensibilità delle imprese italiane nei confronti del Day sales outstanding: per 4 imprese su 10, infatti, il tempo medio di incasso influisce in maniera «molto» o «abbastanza» elevata sulla determinazione degli obiettivi finanziari, per il 33,5% solo «moderatamente» e per il 26,4% «poco». Inoltre, il 77,5% delle imprese dichiara di aver effettuato l’ultima revisione delle procedure interne e delle politiche di credit management negli ultimi 12 mesi. Le  principali linee guida adottate dalle imprese per salvaguardare l’esposizione finanziaria dal rischio di ritardo nei pagamenti sono gli interventi sulle modalità (per il 56,9% del totale) o sui termini di pagamento (54,6%), ma anche la variazione dei limiti di tollerabilità dello scaduto (45,6%) e la modifica delle regole di blocco degli ordini (33,8%).

Per fronteggiare eventuali maggiori necessità di liquidità, invece, il 47,6% delle imprese tende a ripensare le modalità di pagamento mentre il 46,4% a porre maggiore attenzione all’autofinanziamento. Ma c'è anche un 38% delle imprese che aumenta il ritardo con il quale a sua volta paga i propri fornitori. Ancora, poco più della metà delle imprese effettua il monitoraggio di indicatori di performance (KPI). Nel processo «order to cash» (inteso come il processo aziendale che va dalla ricezione dell’ordine d’acquisto, alla la fornitura del bene al cliente e alla fatturazione, fino all’incasso del credito) vengono utilizzati in prevalenza i seguenti indicatori: previsioni di incasso, scaduto, Dso, previsioni dei tempi reali di pagamento e trend dei pagamenti.

 Tutti i risultati della ricerca 2011 dell'Osservatorio CRIBIS D&B - FORMAT sul rapporto tra credit managent e imprese italiane sono sul sito di CRIBIS D&B, società del gruppo CRIF specializzata in soluzioni di business information e credit management.

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