Il 65% degli italiani è in rosso, risparmi a rischio

04/nov/2011 15.42.37 linkbildung Contatta l'autore

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Dal palco dell’87esima Giornata Mondiale del Risparmio, Mario Draghi, presidente della Bce, esordisce così: “Gli italiani risparmiano sempre di meno e la ricchezza accumulata, se non viene alimentata, rischia di intaccarsi in tempi brevi”.

A dire il vero sono ormai un po’ di anni che è squillato un campanello di allarme sulla questione degli ammortizzatori sociali. Grazie alla nostra tradizione di grandi risparmiatori (l’Italia è il paese “formica” per eccellenza, in virtù della sua altissima propensione al risparmio che spiega il fiorire di prodotti come il conto deposito), pure in un tempo di crisi le famiglie hanno retto, spesso intaccando il patrimonio accumulato nel tempo.

Tuttavia, il tempo passa e gli scenari cambiano: oggi le riserve stanno per esaurirsi e, complice la disoccupazione, connessa a un aumento generalizzato dei prezzi, gli italiani – i più giovani in prima fila – non riescono più a mettere da parte nulla, nonostante le molte rinunce.

Una recente ricerca Acri-Ipsos pone in evidenza un dato: il 35% degli italiani ancora riesce a risparmiare, spesso appoggiandosi a un conto deposito, ma in questo 35% rientrano anche le quote degli over-50 e dei pensionati d’oro. Dunque, il restante 65% è composto perlopiù da giovani. Dice la ricerca Acri-Ipsos: “Il peggioramento delle retribuzioni all’ingresso del lavoro, non compensato da una più rapida progressione salariale nel corso della carriera, contrae la propensione al risparmio dei giovani”. Come dire si entra nel mondo del lavoro con contratti a progetto e precariato, ma comunque non si guadagna a sufficienza e, in più, col trascorrere degli anni e dell’esperienza lavorativa, gli stipendi non salgono.

Dinanzi a queste parole, tornano in mente gli slogan anti-crisi esposti dai ragazzi che in lunghi cortei, quest’inverno contestavano il governo al grido di “noi la crisi non la paghiamo”. Ora è lecito chiedersi: come si potrà restituire un futuro all’Italia e ai giovani?

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