Fallimenti delle imprese: in Italia +35,5% in due anni

08/nov/2011 15.43.06 D'I Comunicazione Contatta l'autore

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Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell'8,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2010, quando erano state 7.879 imprese ad aver portato i libri in tribunale, e del 35,5% rispetto allo stesso periodo 2009, quando i casi registrati erano stati 6.323. E' quanto emerge dall'Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.

Un quarto dei fallimenti in Italia riguarda imprese della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente sono state 1.872 le procedure concorsuali da gennaio a settembre 2011 in questa regione, di gran lunga la più interessata dal fenomeno. La seguono, con meno della metà di fallimenti, Lazio e Veneto rispettivamente con 848 e 812 casi. Più distanti Campania (762), Emilia Romagna (697), Piemonte (635), Toscana (632) e Sicilia (455). Sono quelli dell’edilizia e del commercio i settori in cui si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 9 mesi dell’anno in corso. Il più colpito è il comparto della “costruzione di edifici” (1003), seguito da commercio all'ingrosso di beni durevoli (668), installatori (653), servizi commerciali (534), commercio all'ingrosso di beni non durevoli (496).

Un numero elevato di fallimenti riguarda anche il settore immobiliare (355), l'industria manufatti in metalli (347), i trasporti e i servizi merci su gomma (339), i ristoranti e i bar (323).

“Il quadro che emerge dall’osservazione di questi dati – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – conferma il perdurare dello stato di sofferenza in cui versano le imprese, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Alla luce di questo è plausibile prevedere un futuro sempre più caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento dei mercati di riferimento. Per questo diventa oltremodo fondamentale che le imprese adottino efficaci politiche e procedure di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali. Più precisamente ogni impresa dovrebbe integrare le proprie informazioni interne con business information e indicatori di rischio che consentano di cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio, in procedure in corso. Molti problemi potrebbero essere gestiti per tempo e in modo preventivo”.

 

 

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