situazione economica ed investimenti

14/mar/2012 16.27.24 flavio4 Contatta l'autore

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Articolo riguardante la situazione etf ed etf short

Nel corso dello scorso anno gli indici dei direttori agli acquisti (PMI), gli indicatori più veloci dell'andamento dell'attività economica, sono stati fortemente indeboliti.

 

Nell'Unione europea il PMI complessivo si mantiene a stento in territorio di espansione, ma non si può dire altrettanto della componente dell'indice maggiormente prospettica, quella dei nuovi ordini. Pur presentandosi in modo meno negativo, anche lo scenario congiunturale dei mercati emergenti non è proprio positivo. Sopratutto a causa della possibilità di insolvenze statali in Europa e la debolezza delle banche, esacerbati dai rischi esposti, le prospettive economiche sono dominate da un crescente clima di incertezza.


Improbabile recessione negli USA

Secondo i dati relatvi al PIL negli Stati Uniti si registra un tasso di crescita dell’1 %, che per quanto lento è sicuramente indice di una leggera ma esistente ripresa. Alti sono tuttavia i tassi di disoccupazione e generalmente la situazione sul mercato del lavoro che non facilita certo la fiducia dei consumatori.

 

Gli  Stati Uniti non sembrano avviarsi verso una fase di recessione. In particolare, negli ultimi mesi si è assistito a un parziale calo dei prezzi del petrolio, che svolgono un ruolo di primo piano per i consumatori statunitensi. Più in generale, il settore non finanziario ha al momento una posizione in liquidità robusta, indicativa di una spesa per investimenti e di un'attività di assunzione costante ma selettiva. Premesso ciò, è probabile chel a crescita degli Stati Uniti continui a procedere a ritmo lentissimo per un lungo periodo, come tipicamente accade nei paesi reduci da una crisi immobiliare o finanziaria.


Rischi europei

 

E’ in Europa che purtroppo si annida un serio rischio di natura ciclica. 
La Grecia, il Portogallo e la Spagna sono in piena recessione e anche i dati relativi all'Italia e alla Francia danno evidenti segni di cedimento. A ciò si aggiunge la notevole fragilità finanziaria dell'Europa. La crisi del debito in Grecia è molto lontana da una soluzione, il governo per il momento ha mancato gli obiettivi del programma di consolidamento fiscale e non c'è ancora il pieno consenso sulla ristrutturazione del debito. Sarà difficile giungere a un accordo volontario con i creditori in grado di sgravare il paese dall'onere debitorio. Inoltre, l'esposizione degli istituti di credito della Grecia e di altri paesi al debito sovrano e l'interdipendenza in seno al sistema bancario stanno alimentando i timori in merito alla stabilità del settore bancario europeo, a cui è in larga misura ascrivibile la marcata underperformance delle borse valori della regione.

Ci sono banche europee che  hanno urgentemente bisogno di essere ricapitalizzate o, in taluni casi, liquidate, ma manca l'autorità centrale preposta all'adozione di tali misure. Benché la robusta posizione in liquidità di molte società non consenta di quantificare con precisione i danni concreti arrecati all'economia, non c'è dubbio che la debolezza delle banche aumenti i rischi di ribasso.



 

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