Un aiuto per le aziende.

Fra i vari punti toccati comunque dal Jobs act vi è anche l'Aspi che forse dice ben poco a chi non è pratico, ovvero l'assicurazione sociale per l'impiego.

26/dic/2014 13:49:08 Leo Contatta l'autore

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Servirà sicuramente un aiuto alle aziende, sia quelle piccole che quelle grandi, a causa dei cambiamenti che metterà in atto il Jobs act insieme all’articolo 18. Ecco perché potrebbe tornare utile la possibilità di chiedere consiglio ad uno studio associati come quello di Milano con una serie di esperti competenti che possono consigliare una società o un azienda, da diversi punti di vista.

Fra i vari punti toccati comunque dal Jobs act vi è anche l’Aspi che forse dice ben poco a chi non è pratico, ovvero l’assicurazione sociale per l’impiego. Ma pare comunque che ci siano altri problemi da analizzare prima di questo, ovvero bisogna analizzare e riconoscere le risorse necessarie che servono per andare avanti.

Il Jobs act sta mandando comunque tutti un po’ in crisi nel momento in cui ci si trova a calcolare gli indennizzi. Sostanzialmente per attuare le nuove riforme il governo si troverà ad applicare massimo entro sei mesi i così detti decreti attuativi. È bene sapere quindi che fra le poche cose chiare c’è la regola base per calcolare gli indennizzi.

Un tetto massimo pari a due anni di retribuzione, la regola base per calcolare gli indennizzi dei licenziamenti che riguarderanno però i nuovi assunti. Una legge delega approvata potrebbe comunque arrivare in Consiglio dei ministri già la prossima settimana. Che per Natale potrebbe comunque portare delle case degli italiani una buona notizia.

Ma forse le aziende avranno bisogno di un aiuto considerando che i licenziamenti toccati non riguarderanno solo i singoli ma anche i collettivi. Le nuove regole potrebbero sembrare individuali, visto che c’è la possibilità che le nuove regole riguardino solo i nuovi assunti mentre per i vecchi il reintegro resterà ancora possibile.

Ovviamente escluso le così dette “Specifiche fattispecie” ovvero in merito ai licenziamenti disciplinari, quelli che dipendono dal comportamento del lavoratore. L’idea è quella di ridurre il tutto ai casi in cui le aziende abbiano riscontrato una grave mancanza o peggio ancora un reato grave che poi con prove tangibili si siano rivelate false.

Ma in queste circostanze si finisce con il trovarsi in un paradosso, ovvero si ci troverebbe in situazioni in cui all’interno delle aziende o delle società nessuno più un reato denuncerebbe eventuali reati da collegare ad un licenziamento, proprio perché ci sarebbe il rischio reintegro in seguito.

Ecco perché se ne continua a parlare sperando che il risultato finale risulti più soft dove il reintegro può avvenire in caso di insussistenza di prove che il licenziato può contestare al lavoratore. Con un certo aiuto alle spalle l’azienda potrà capire quando sarà meglio effettuare il reintegro o far partire l’indennizzo.

 

Visto che il secondo varia in certi casi anche dall’anzianità del lavoratore licenziato. Con un minimo di sei mesi di stipendio anche nel caso in cui il dipendente risulti appena assunto. Mentre vi è anche un tetto massimo più rispetto a quello base che varia fra i 30 e i 36 mesi. Nel decreto comunque vi sarà anche il contratto di ricollocazione che prevede la possibilità, da parte del licenziato di rivolgersi ad un’agenzia privata accreditata. 

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