Union Investment valuta l'andamento e le prospettive dei mercati finanziari asiatici

05/mar/2007 12.10.00 Ogami Contatta l'autore

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UNION INVESTMENT - MALGRADO UN ANDAMENTO ALTALENANTE I MERCATI DELL'AREA ASIATICA A LUNGO TERMINE RESTANO INTERESSANTI

 

Nei mercati azionari asiatici dell’Estremo Oriente nelle ultime settimane non vi è stata una tendenza uniforme. Tra i risultati peggiori ci sono stati quelli della Borsa della Corea del Sud. La forza dello Won ha messo sotto pressione i titoli dell’export che sono i principali componenti dell’indice KOSPI e questo ha depresso l’intero mercato azionari. In questo scenario, le valutazioni favorevoli non sono servite, così come non è stata di grande aiuto la buona situazione dei titoli interni orientati ai consumi, che occupano una parte relativamente poco consistente dell’indice. Anche il mercato tailandese ha registrato delle perdite, contraccolpo della turbolenza del mese precedente. Come per la Corea del Sud, le valutazioni abbastanza basse non sono servite a granché. Di contro la Malesia ha visto schizzare alle stelle i prezzi delle azioni. C’è voluto un po’ di tempo, ma la Borsa malese è tornata prepotentemente tra quelle vincenti. Si è fatta sentire soprattutto una forte domanda di prodotti agricoli, mentre la forte richiesta di titoli del settore immobiliare ha fornito alla Borsa ulteriori stimoli. La performance della Borsa di Singapore è stata estremamente incoraggiante, con una domanda principalmente legata ai settori bancario e immobiliare. Vista come la “Svizzera” asiatica, la città stato attrae consistenti flussi di capitale, mentre, come crogiuolo di varie religioni, beneficia anche degli influssi dei petrodollari musulmani. Anche se alcuni mercati dell’Estremo Oriente hanno fatto registrare buoni risultati, bisogna però rilevare che nel complesso nel mese di gennaio la tendenza generale è stata negativa, con l’indice MSCI AC Far East ex Japan che ha perso l’1,5 per cento rispetto al mese precedente.

 

Il nostro giudizio sulla performance dei mercati asiatici a lungo termine resta positivo. I capitali in cerca di interessanti opportunità d’investimento continueranno a indirizzarsi verso questa regione e gli acquirenti più assidui saranno probabilmente rappresentati dagli hedge fund e da fondi asiatici creati ad hoc. Lo scenario macroeconomico mantiene il proprio appeal e Cina e India restano i motori trainanti dell’area. La Cina, per esempio, raggiunta la crescita annualizzata del PIL del 10,4 per cento nel terzo trimestre del 2006, ha annunciato una crescita identica per il quarto trimestre. Anche i profitti societari sosterranno il mercato, offrendo stimoli positivi. Ma malgrado ciò sarà difficile che i mercati emergenti dell’Estremo Oriente riescano a fare grandi progressi nel corso dell’anno. I risultati aziendali possono anche essere incoraggianti, ma non bisogna dimenticare che le società asiatiche dovranno abituarsi ad un incremento dei costi, dovuto per esempio all’aumento dei salari. Il processo di adeguamento potrebbe portare a un’incertezza temporanea dei mercati. Inoltre alcune quotazioni hanno raggiunto livelli molto ambiziosi e questo può portare a un ulteriore nervosismo, specie in un momento già agitato. Un ulteriore fattore di rischio per i Paesi asiatici è dato dalla minaccia di un alto, o semplicemente più alto, costo del petrolio. E dopo che così tanti mercati hanno toccato livelli record, non si possono escludere correzioni tecniche. Tutto sommato, dobbiamo prepararci a una tendenza a una maggior volatilità a medio termine. Anche così però il potenziale di crescita dell’Estremo Oriente garantisce il fatto che questi Paesi rimarranno molto richiesti dagli investitori, escludendo così il rischio di improvvisi capovolgimenti. Le Borse dell’Estremo Oriente restano quindi una componente potenzialmente molto valida nei portfolio degli investitori.

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