UNION INVESTMENT ESAMINA I MERCATI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI EUROPEI

UNION INVESTMENT ESAMINA I MERCATI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI EUROPEI UNION INVESTMENT: il mercato europeo si presenta ai massimi livelli dal 2001 I mercati azionari europei hanno dato risultati incoraggianti.

06/mar/2007 17.30.00 Ogami Contatta l'autore

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UNION INVESTMENT : il mercato europeo si presenta ai massimi livelli dal 2001

 

I mercati azionari europei hanno dato risultati incoraggianti. Sostenuto dalle condizioni economiche esterne e dalle notizie positive provenienti da questa parte dell’Atlantico, l’indice Dow Jones Euro Stoxx 50 è cresciuto del 1,4 per cento arrivando a quota 4.179, mentre il DAX è cresciuto addirittura del 2,9 per cento toccando quota 6.789. Entrambi gli indici hanno quindi raggiunto i livelli più alti degli ultimi sei anni. I dati del PIL tedesco per il 2006 e gli altri indicatori, quali lo ZEW e l’Ifo, non  lasciano spazio a dubbi.  L’attività economica in Europa è destinata a un forte sviluppo nei mesi a venire, come dimostrano anche gli ottimi risultati e il consistente aumento di profitti e dividendi segnalato dalle società europee.

 

Malgrado le minacce di una possibile correzione, siamo piuttosto fiduciosi per quanto riguarda la performance futura dei mercati azionari europei. Le possibili nuvole nere all’orizzonte - inflazione, tassi d’interesse, tassi di cambio, aumento delle tasse sul valore aggiunto in Germania, costo del petrolio - dovrebbero venir ben presto spazzate via. E neanche il rallentamento  della crescita negli USA dovrebbe creare prolungati problemi. L’economia europea è forte e la tendenza alla crescita dei profitti societari senza dubbio positiva. Ciò dà luogo a uno scenario favorevole a un ulteriore aumento delle quotazioni. Con i dividendi in crescita e le valutazioni relativamente attraenti, il sentiment del mercato azionario è sostenuto da forti stimoli. Anche le continue speculazioni di acquisizioni e fusioni spingono all’aumento delle quotazioni.

 

Sullo scenario europeo di particolare importanza l’inatteso rialzo dei tassi da parte della Bank of England, che, con una mossa di 25 punti base, ha portato il nuovo livello al 5,25%. Questa manovra é stata motivata con i crescenti rischi di inflazione a causa della crescita economica sempre robusta, di una crescente domanda interna e di un forte aumento dell’utilizzo della capacità produttiva.

 

Venendo ai mercati obbligazionari dei Paesi dell’Europa dell’Est, il mercato ceco e il mercato polacco hanno registrato leggeri aumenti dei rendimenti, mentre in Ungheria i rendimenti hanno segnato un rialzo notevole. In generale gennaio é stato comunque  un mese difficile per gli investitori obbligazionari di questi mercati.

 

La BCE sembra aver assunto un atteggiamento di attesa. In occasione dell’ultima seduta di gennaio, infatti, i tassi sono rimasti invariati (in linea con le attese del mercato) al 3,5% e non sono attese variazioni nemmeno per il mese di febbraio. Per il mese di marzo invece, appare probabile un rialzo (come si può facilmente intuire dalle recenti affermazioni del consiglio BCE e questo eventuale rialzo potrebbe non essere l´ultimo per il 2007. La crescita della massa monetaria é tuttora al di sopra del livello massimo fissato dalla BCE e nei prossimi mesi potrebbe venire meno il sostegno offerto dall’attuale livello del prezzo del petrolio, con conseguente ripresa dell’inflazione. Un ulteriore fattore di rischio é rappresentato dall’aumento della pressione salariale prevista in Germania per il 2007 dopo molti anni di tranquillità, un fenomeno di fronte al quale la BCE reagirà. Entro la metà del 2007 prevediamo un tasso del 4,0%.

 

La parte lunga della curva dei rendimenti non é invece influenzata dal contesto macroeconomico e i rendimenti dei titoli governativi a 10 anni sono cresciuti fino a raggiungere il 4,1%, avvicinandosi ai livelli massimi toccati a metà del  2006. Il rialzo dei rendimenti da inizio dicembre é di circa 40 punti base e ciò limita notevolmente, a nostro parere, il potenziale di rialzo dei rendimenti, mentre il rapporto rischio-rendimento dei titoli a lunga scadenza appare nuovamente attraente con la fine della fase di appiattimento della curva dei rendimenti.

 

 

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