La Generazione Z abilita la digital transformation

La Generazione Z abilita la digital transformation.

Persone David Mills, Coleman Parkes Research
Organizzazioni Ricoh Europe, Generazione Z, Vodafone
Argomenti lavoro, economia

16/feb/2016 13.55.03 Ricoh Italia Contatta l'autore

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Ricerca Ricoh: l’avvento della Generazione Z in azienda contribuirà a rendere le organizzazioni più flessibili ed efficienti

 

Consapevoli, pragmatici e soprattutto tecnologici: sono questi i ragazzi della Generazione Z, giovani con un’età pari o inferiore a 19 anni e lo smartphone sempre in mano, pronti a condividere sui social e scattare selfie. Una generazione nata nel bel mezzo della lotta al terrorismo e delle crisi economiche tanto da ricordare vagamente i nostri bisnonni vissuti tra le due guerre mondiali e considerati maggiormente previdenti. E non solo: multiculturalità, attenzione alla sicurezza informatica e apertura alla globalizzazione sono gli altri tratti distintivi della Generazione Z.

Insomma un bel mix di fattori e culture, pronto a sbarcare nelle aziende o meglio a dirigerle. Questo perché la Generazione Z strizza l’occhio all’imprenditorialità: il 72% degli studenti delle scuole superiori, infatti, afferma che vorrebbe, un giorno, avviare una propria attività, mentre il 76% ha intenzione di trasformare i propri hobby in un lavoro a tutti gli effetti.

Ma cosa si attendono i giovani dal mondo lavorativo?

Secondo una recente sponsorizzata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research, le aspettative della Generazione Z sono allineate con i nuovi modelli aziendali nati con l’avvento della digitalizzazione; nei giovani vi è infatti la volontà di lavorare in una struttura organizzativa piatta, flessibile e a rete, in grado così di gestire al meglio un business che da una parte è sempre più globale e dall’altra che richiede autonomie e competenze locali. Elemento essenziale è quindi la collaborazione e la Generazione Z sembra esserne consapevole: un terzo dei giovani coinvolti nella ricerca Ricoh ritiene altamente deludente la mancanza di una corretta condivisione delle informazioni sul luogo di lavoro e pone forte enfasi sulla collaborazione per creare un team efficiente ed unito.

“Oggi non tutte le aziende hanno avviato processi di trasformazione digitale e per questo pagano un’eccessiva lentezza e una bassa flessibilità. Gli ambienti di lavoro in cui i giovani vengono inseriti risultano quindi per loro limitantispiega David Mills, CEO di Ricoh Europe. – Dato il desiderio di costante innovazione, comunicazioni istantanee e collaborazione aperta, l’avvento della Generazione Z rappresenterà una grande sfida per le aziende. Questi giovani sanno con esattezza cosa chiedere e le loro aspettative sono legittime, non richieste stravaganti. Sono convinto che questi giovani contribuiranno ad aiutare le organizzazioni a diventare più agili e a sviluppare competenze digitali”.

Tutto ciò è confermato dal fatto che la Generazione Z è orientata allo smart working: il 48% è alla ricerca di un equilibrio tra vita personale e lavoro, mentre il 42% desidera poter lavorare secondo orari flessibili, tanto che per il 30% i turni fissi possono risultare un motivo di frustrazione. Sensazione questa che potrebbe non essere provata dalla Generazione Z poiché, secondo una ricerca Vodafone già oggi il 75% delle aziende a livello worldwide ha introdotto proprio politiche di lavoro agile con ottimi risultati: aumento della produttività (83%), crescita dei profitti (61%) e impatto sulla reputazione aziendale (58%).

Esistono però ancora dei freni al fenomeno: pregiudizi culturali (20%), preoccupazioni relative all’equa distribuzione del lavoro (25%) e per possibili attriti tra dipendenti smart e tradizionali (30%), ma anche paure legate ad un possibile scorso impegno della forza lavoro (22%). Timori questi che dovranno essere minimizzati dalla Generazione Z.

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