Facebook: più media sociale che gioco

Qualche tempo fa avevo scritto di come molte aziende stiano vietando l'utilizzo di Facebook ai dipendenti, che ci trascorrono troppo tempo e sono meno produttivi.

20/gen/2009 17.25.24 Pamela Ferrara Contatta l'autore

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Lo ammetto. Mi sono iscritta.
Per mesi ho cercato di resistere ma Facebook ti segue ovunque, non c’è persona o articolo o blog che non ne parli, bene o male che sia.

 

La prima impressione è stata che si tratti di un gioco in cui ognuno cerca di attirare l’attenzione con una “frasetta” più o meno azzeccata che non può in alcun modo essere considerata una forma privilegiata di comunicazione.

Se penso che Facebook mantiene “connesse” 150 milioni di persone (5 milioni in Italia) mi viene da chiedere: tutto qui?

 

In realtà facendo un’analisi più approfondita ci si rende conto che le cose sono molto più complesse di così.

Facebook, come Internet nel suo insieme, non è altro che uno specchio della realtà, della società in cui viviamo ogni giorno e nella quale convivono migliaia di personalità e di opinioni.
Ci puoi trovare davvero di tutto e mentre condividi coi tuoi amici ciò che stai facendo puoi scegliere quale film vedere al cinema o per chi votare alle elezioni.
Lo si può usare solo per giocare ma se ne può anche sfruttare l’immenso potenziale virale che, attraverso le catene di persone, può arrivare a mobilitare l’opinione pubblica.
Penso ad Obama, a come abbia vinto le elezioni anche grazie ai social network, riuscendo a reclutare migliaia di volontari in tutti gli Stati Americani e a conquistare voti, ma penso anche al recente dibattito sulla qualità della vita nel territorio, che dalla piazza virtuale si è trasformato in confronto reale.

 

E’ un media sociale che va preso sul serio, ma non troppo sul serio.
Qualche tempo fa avevo scritto di come molte aziende stiano vietando l’utilizzo di Facebook ai dipendenti, che ci trascorrono troppo tempo e sono meno produttivi. In questi giorni imperversa invece la polemica sulla pagina dedicata al boss Riina che raccoglie oltre 6000 fans (ne esistono altre dedicate ad altri boss): a lanciare l’allarme è stato il Times e, come scrive Repubblica, pare che la procura di Palermo abbia preso molto sul serio i commenti che vi si possono leggere.
Ora si chiede a gran voce la rimozione di quelle pagine, il che la dice lunga sulla totale ignoranza dei meccanismi sociali che animano il Web.

 

Il punto è che su Facebook esiste una molteplicità di pensiero che porta alla creazione di gruppi e di fans di qualunque cosa, la maggior parte dei quali sono a scopo ludico e se anche esortano a dar fuoco alla casa del Grande Fratello non significa che qualcuno lo farà davvero: c’è il gruppo “Impediamo a Maria de Filippi di rovinare la gioventù di oggi”, ma anche Dona anche tu un neurone al figlio di Bossi per poter passare la maturità”, “Petizione per l'uso della voce di Homer Simpson negli annunci di Trenitalia”, “Perché Dio si è preso De André e ci ha lasciato D'Alessio?” e così via in un delirio di espressioni e preferenze, di ironia e paradossi.  

Resta solo da scoprire se questa popolarità è destinata a durare o se si tratta di una moda passeggera come è stata Second Life: se il trend di crescita dovesse continuare con i ritmi correnti, nel giro di un paio d’anni Facebook arriverebbe a superare il traffico di Google, il che mi sembra piuttosto improbabile.

 

Certo dopo una giornata trascorsa su Facebook in continuo contatto con gli amici e con ciò che fanno, pensano e consigliano, il bisogno di staccare è forte.

Chiudo tutto e mi faccio i file miei.

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