L'arte di chiudere il becco

01/giu/2011 18.15.04 Gonzo78 Contatta l'autore

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L'arte di saper chiuder il becco, ovvero...il motivo per cui Simoncelli é stato ripreso dalla direzione di gara a Barcellona.

Sono sicuro che siete tutti a conoscenza della situazione - dopo tutto, se state leggendo un articolo che riguarda il mondo della Moto Gp, vi sono buone probabilità che non siete estranei a cosa implica esser sedotti dal fascino della velocità - e, a chi non é capitato di esser in giro col proprio bolide, tirando tutte le marce facendo strillare il motore ed inevitabilmente veder spuntar all'orizzonte un disco di color rosso fuoco fluorescente, dono della polizia locale che fa di tutto per rovinarci la festa, fastidiosamente invitandoci ad accostare. Ci sono una serie di risposte a cui rispondere al lungo braccio della legge: protestando a gran voce la nostra innocenza e gridando frasi fatte e scontate prive di fondamento al poliziotto che ci ferma e che con gran entusiasmo si appresta a rilasciarci un bel verbale. Imbronciati, seduti sulla motocicletta, rispondendo a tutte le domande con impresso in viso un grugnito che ricorda il muso di un uomo di Neanderthal, tentando di rimediare alla nostra situazione donando un sorriso di plastica all'agente che ha fermato la nostra corsa, ammettendo le nostre colpe  sostenendo di essersi fatti prendere dall'ebrezza della cavalcata su due ruote e promettendo di non lasciare che accada di nuovo. Fatiche inutili, meglio riallacciarsi il giubbotto, indossare il casco ed ingoiare il rospaccio appena ingoiato...

Non mi dilungherò più di tanto e comunque volevo solo girare attorno al discorso che a volte ci son battaglie che non possiamo vincere, soprattutto contro giudici o agenti che non hanno proprio voglia di sentir nessuna ragione. Così, dopo tutti i discorsi sulla guida pericolosa e l'ingiusta punizione che dobbiamo alle volte subire, affronterò il tema dell'incidente in cui Marco Simoncelli si scontrò con Dani Pedrosa, che secondo la Direzione di Gara è stata causata da Simoncelli, e giudicato "un pilota irresponsabile e pericoloso" - il comunicato stampa diramato dal team San Carlo Honda Gresini è stato piuttosto sconcertante. In esso, Simoncelli ha espresso il suo - senza dubbio sincero - rammarico per il danno causato a Pedrosa, ma ha continuato a lamentarsi sostenendo di non aver fatto nulla di male ed esser stato trattato ingiustamente. Simoncelli ha poi commesso l'errore classico che ha messo tante persone in guai molto più grossi di quanto non fossero già, attaccando i giudici pubblicamente: "Credo che il mio modo di guidare era solo nervoso e non scellerato e questo é stato il risultato di tutto lo sparlare dei giorni scorsi," ha detto Simoncelli. In altre parole, ha accusato la Direzione di Gara di aver ceduto alle pressioni dei piloti riuniti nella Commissione per la sicurezza,  guidata da Jorge Lorenzo. Non solo ha proclamato la sua innocenza, ma il fatto più grave é stato quello di metter in dubbio l'integrità della Direzione Gara.

A prescindere di chi sia la colpa per l'incidente a Le Mans e, indipendentemente da chi abbia ragione o torto sulla condanna inflitta a Simoncelli, aggredire pubblicamente la Direzione di Gara non è una stata una mossa intelligente. É come se vedessimo un camion rimorchio che va a manetta e non ci da la precedenza ad un incrocio; sarebbe un gesto da idioti continuar la nostra corsa contro sto colosso di lamiera solo per affermare la nostra ragione - direi che non é una mossa molto astuta. Se Simoncelli avesse da subito espresso il suo rammarico per ció che é accaduto senza lamentarsi e blaterare banali scuse per non accollarsi la colpa e disfarsi della penalitá inflittagli tutta questa situazione si sarebbe risolta con una tirata d’orecchi e via. Con sei gare previste nelle prossime otto settimane tutta questa faccenda sarebbe finita dritta nel dimenticatoio visto che tutti i corridori e l’attenzione generale sarebbe completamente assorbita dalla frenesia di metá stagione alla fine della quale la corsa per chi si aggiudicherá il titolo sará incerto e ricco di colpi di scena, come in una partita a poker. D’altro canto anche la mossa da parte della direzione di gara di richiamare Simoncelli tre settimane dopo il fatto accaduto, non é stata una mossa molto intelligente e sembra che tutto questo polverone sia stato alzato anche dalla stampa e dalle testate giornalistiche di settore che si son scagliate ferocemente sul povero pilota Cattolicese.

La causa principale del problema non sta nel comportamento di Simoncelli, o nelle discussioni della Commissione per la sicurezza, ma il problema maggiore é dato dal fatto che i piloti non passano abbastanza tempo assieme a parlare e discutere sulle varie problematiche, e la Direzione di Gara non fa mai trasparire le vere motivazioni delle loro decisioni utilizzando un regolamento alquanto incomprensibile contribuendo cosí a creare piú confusione tra i piloti. La Moto Gp puó imparare veramente poco dalla Formula1 - con l’ unica eccezione del briefing obbligatorio per i piloti imposto dal regolamento della Formula Uno che a mio parere é un colpo di genio. Dietro le porte chiuse, i piloti son in grado di parlare e confrontarsi liberamente. Che la MotoGP non abbia questi incontri è una grossa carenza, poiché si potrebbero evitare episodi come quello successo a Simoncelli, e soprattutto se i piloti risolvessero le loro divergenze in privato si eviterebbe di essere crocifissi pubblicamente da una stampa e dai media sempre piú aggressivi che basano le loro fortune su questi eventi. L’attuale tour de force mediatico, a mio parere più che esagerato, sul comportamento di Simoncelli é un opportunità perfetta di introdurre il briefing obbligatorio per i piloti

D’altra parte quest’ultimi son contrari ad avare queste riunioni perché a loro parere introdurrebbero un maggiore stress e ulteriori pressioni. Anche se tanti si lamentano ma nessuno propone una soluzione che metta tutti d’accordo penso che i tempi siano maturi per cambiare qualcosa in questo clima di confusione. Dopo tutto, se questi meeting son obbligatori per la maggior parte delle competizioni amatoriali o minori, allora perché non lo sono anche nelle competizioni motociclistiche professioniste?

 

 

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