L’invenzione di un logo

18/ago/2011 10.19.06 Sara Borsari Contatta l'autore

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Il primo approccio pratico alla creazione di loghi aziendali o alla loro re-invenzione, il cosiddetto restyling, sarà una bozza, uno schizzo cartaceo, una prova tangibile di un’idea. I primi tentativi ruoteranno intorno alla scelta del carattere da usare, in gergo “font” o “lettering”, per una scritta, un nome, una parola, una lettera o una sigla. È una scelta importante quella del font, poiché influirà sulle linee grafiche che via via completeranno la realizzazione del logo.

Un logotipo ben fatto, utile al suo scopo, originale, in grado di distinguersi dalla concorrenza e dal panorama affollatissimo di immagini e scritte fisse/in movimento che ci circonda, non può mancare di una serie di caratteristiche: rappresentare in modo netto un marchio preciso (pensiamo, ad esempio, alla nota casetta con mulino ad acqua e al suo nome); utilizzare i colori con gusto accattivante e con un pizzico di psicologia; richiamare in qualche modo, purché convincente e penetrante, la marca di riferimento. La sua originalità deve essere immediata, fresca, ficcante, riconoscibile ovunque e da tutti.

Sul piano strettamente grafico, un logo dovrà potersi declinare su qualsiasi mezzo di comunicazione, dal biglietto da visita alla pagina web a un gadget. Un logo efficace è capace di approfondire il messaggio/i messaggi che quel prodotto specifico e la sua marca intendono esprimere. Deve sintetizzarli in se stesso e comunicarli con limpida semplicità, magari giocando sui chiaroscuri e le tonalità complementari dei colori, sullo sviluppo di volumi geometrici in 2D e/o 3D, su discorsi grafici che sappiano armonizzarsi geometricamente, frutto di una perfetta (o quasi) coerenza semantica, grafica e simbolica. 

 

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