Come funzionano i filtri anti-spam (e cosa fare per non incapparci).

Lo spam è una problematica conosciuta e "temuta" dagli addetti ai lavori nell'ambito di email marketing.

23/nov/2007 11.10.00 Simona Ibba - Infomail Contatta l'autore

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Lo spam è una problematica conosciuta e “temuta” dagli addetti ai lavori nell’ambito di email marketing.
Le criticità ad esso correlate sono facilmente tracciabili: la posta elettronica è ormai uno strumento di comunicazione rapido e economico, e la sua popolarità fra gli utenti si è affermata di conseguenza. Ma recentemente, in seguito al moltiplicarsi di email-spam, buona parte degli utilizzatori di tale strumento, cerca di preservare la propria casella di posta da email non gradite, attraverso l’uso di un filtro anti-spam.
Fin qui tutto bene, se non per il fatto che, spesso, questi sistemi si rivelano troppo “zelanti”, ed  etichettano come “spam” o posta indesiderata anche delle email valide. Mediamente la percentuale di rischio si aggira fra il 10 e il 20 % sul totale delle email inviate.
A questo punto è necessario elaborare delle strategie per evitare tale evenienza a chi, onestamente e nel rispetto delle leggi sulla privacy, invia delle email a indirizzi di utenti che hanno espresso la volontà di riceverle.

Di seguito cercheremo di capire quali possano essere le contromisure da mettere in atto, visto e considerato che non esiste alcun un tool o un metodo efficace e sicuro per proteggersi. Possiamo dunque formalizzare delle strategie che ci permettano di capire come funzionano i filtri e, di conseguenza, come poter agire.

I filtri antispam non sono proprio dei programmi particolarmente intelligenti, tant’è che si limitano a verificare la sussistenza di una serie di criteri, per lo più legati alle parole e alla loro formattazione, riscontrabili nella tua email.
Ad esempio, alcuni controllano per la presenza di frasi come “Clicca Qui!” o “Acquista ora GRATIS”, e nel caso trovino nel testo o nell’oggetto dell’email questi “criteri” gli assegnano un valore probabilistico, in base ad una elaborazione bayesiana; dove maggiore è il punteggio, maggiore è la probabilità che la email sia realmente SPAM.
Riportiamo come esempio le parole che ricevono da SpamAssasin, uno dei filtri anti-spam più utilizzati, un più alto punteggio di rischio:

  1. frasi che contengano “tantissimi soldi”, “un sacco di soldi”  
  2. descrizioni colorite con parole tipo “una fantastica scoperta” “scopri la nostra offerta”
  3. contenuti che invitano ad affrettarsi  per qualcosa di “urgente”
  4. frasi come “soddisfatti o rimborsati” o “rimborso garantito” “perché pagare più?”

In pratica, se il testo della tua email raggiunge la soglia segnalata come limite massimo di tolleranza, la tua comunicazione viene inviata alla cartella posta indesiderata.
Con l’ulteriore complicazione che tale limite non è universalmente calcolabile, in quanto ogni filtro antispam ha diversi valori di riferimento che ogni singolo utente può ulteriormente modificare cambiando il livello di sensibilità del filtro.
È utile rimarcare che l’antispam è “auto-apprendente”, ossia, adatta continuamente i criteri di valutazione in base a ciò che riceve, a quello che eventualmente l’utente indica come indesiderato, incrociando poi i propri dati e statistiche con quelli online degli altri server antispam.  Non rimane quindi che cercare di evitare gli errori più comuni e sperare che tutto vada per il meglio.

Di seguito gli errori più comuni che aumentano il rischio di far marchiare come spam la nostra comunicazione:

  • l’utilizzo di frasi presenti nelle tipiche email-spam quali ad esempio “clicca qui” o “opportunità unica da non perdere";
  • eccedere con i punti esclamativi;
  • utilizzare il MAIUSCOLO per la formattazione di parole o frasi, considerato nell’uso comune come equivalente dell’urlare qualche cosa;
  • utilizzare dei caratteri con un font colorati come tipicamente risultano essere le email-spam (rosso acceso, verde brillante, giallo etc.);
  • utilizzare  un codice html “sporco” o comunque non particolarmente integro (quale ad esempio un file di word convertito in html, oppure che contiene errori come Tag non chiusi, o ridondanti;
  • creare una email in HTML realizzata interamente come una grande immagine, senza testo scritto, in quanto i filtri, non riuscendo a leggere la mail danno per assunto che siete degli spammer che volete aggirare i sistemi di sicurezza;
  • utilizzare la parola test nella riga di oggetto;

Come possiamo capire se le email siano già state filtrate e cestinate dagli antispam?
Fra le funzionalità generalmente offerte da una buona piattaforma di email-marketing, vi sono quelle che permettono di verificare il tasso di apertura. Nello specifico, se i valori sono in costante calo, potrebbe significare di essere stati “filtrati”. Se non si dovesse disporre di dati storici di aperture email, a cui riferirsi, si può comunque tener conto che un tasso di apertura medio si aggira fra il 20 e il 30%.
In base allo stesso principio, anche l’alto tasso di bounce (email non recapitate) può essere indice di filtraggio. In questo caso si possono cercare filtraggi fra le statistiche che indicano le risposte date dagli SMTP, dove talvolta i filtri indicano i motivi per i quali hanno bloccato la email.

In conclusione, forse uno dei migliori suggerimenti è quello di provare ad osservare lo “spam” con ritrovata attenzione, analizzando come questo sia stato progettato e codificato.

Laura Francesconi

Laura Francesconi lavora presso Hoplo ed è Responsabile Marketing della piattaforma per l'invio di newsletter Infomail. Opera da anni nel settore internet in Italia.

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