Comunicato stampa POST convegno TIFQ

13/giu/2008 17.20.00 MGP Comunicazione Contatta l'autore

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Convegno

Igiene alimentare in primo piano. Nuove regole per la sicurezza

Grande interesse e pubblico numeroso al convegno promosso da Assofoodtec, Federalimentare e TIFQ

 

COMUNICATO STAMPA

 

Milano, giugno 2008 - Grande interesse e attenzione ha suscitato il convegno “Igiene alimentare in primo piano. Nuove regole per la sicurezza” promosso da Assofoodtec (l’Associazione italiana dei costruttori di macchine, impianti e attrezzature per la produzione, la lavorazione e la conservazione alimentare) in collaborazione con Federalimentare ( la Federazione italiana dell’industria alimentare) con il contributo scientifico di TIFQ (l’Istituto per la qualità igienica delle tecnologie alimentari), che si è svolto il 3 giugno presso l’Aula Magna della facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano.

 

Subito dopo l’apertura dei lavori da parte di Emilia Arosio, presidente di Assofoodtec, la parola è passata a Maria Rosaria Milana, dell’Istituto Superiore di Sanità - Dipartimento ambiente “Esposizione e rischio da materiali” che ha parlato del regolamento 1935/2004 della Comunità europea e l’applicazione dei requisiti relativi alla rintracciabilità e alla dichiarazione di conformità.

 

La ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità ha affermato come i materiali che entrano a contatto con gli alimenti (MCA) fanno parte della filiera alimentare e che vigono gli stessi criteri e principi di sicurezza esistenti fra gli alimenti e questa tipologia di materiali. A tal proposito tutti gli MCA hanno come normativa di riferimento le disposizioni di carattere generale dell’Unione Europea, e solo per alcuni MCA esistono disposizioni di carattere specifico sanciti sia dalle istituzioni europee che dall’Italia.

 

            In termini di legislazione, sull’intero comparto vige il regolamento n° 1935/2004, emanato dal Parlamento Europeo, riguardante i materiali e gli oggetti destinati a entrare in contatto con i prodotti alimentari. Questo regolamento abroga le direttive 80/590/ CEE e 89/109/CEE.

            Nello specifico l’articolo 1 riguarda il campo d’applicazione, i materiali e gli oggetti allo stato di prodotti finiti.

           

            L’articolo 3 dispone circa i requisiti generali del materiale, che non deve cedere sostanze, non deve subire alterazioni della composizione e non deve deteriorarsi a livello organolettico. In generale è possibile sostenere che i materiali e gli oggetti devono essere prodotti conformemente alle buone pratiche di fabbricazione affinché essi non trasferiscano ai prodotti alimentari componenti in quantità tale da costituire un pericolo per la salute umana.

 

Ma quali sono gli strumenti idonei che testimoniano il rispetto dei requisiti? Ne esistono diversi, tra i quali figurano:

-         l’etichettatura (prevista dall’articolo 15 Reg. 1935/2004/CE). Deve essere presente la dicitura “per contatto con i prodotti alimentari” o un’indicazione specifica sul loro impiego oppure un simbolo appropriato.

 

-         La dichiarazione di conformità e la documentazione di supporto a seguito dell’articolo 16 del Regolamento 1935/2004/CE. I materiali e gli oggetti a cui essi si riferiscono devono essere accompagnati da una dichiarazione scritta che attesti la loro conformità alle norme vigenti.

 

-         La tracciabilità dei materiali e degli oggetti, regolata dall’articolo 17 del Regolamento  1935/2004/CE, deve essere garantita in ogni momento.

 

-         Il controllo del processo, ordinato dal regolamento 2023/2006/CE, implica la dichiarazione di produrre “conformemente alle buone pratiche di fabbricazione”. In passato solo in linea generale, ora secondo regole specifiche.

            Milana passa poi a illustrare le norme GMP (Good Manufacturing Practice), o di Buona Pratica di fabbricazione. Un insieme di indicazioni da applicare durante la fabbricazione, la produzione e il controllo della qualità degli articoli.

 

Infine si è parlato del sistema di qualità sancito dal regolamento 282/2008/ CE che va a modificare il regolamento numero 2023/2006/CE. In questo ambito il SAQ implementato per la gestione del processo deve dare adeguata confidenza sulla capacità del processo di riciclo di garantire che la plastica riciclata rispetti i requisiti dell’autorizzazione. Tutti gli elementi, prescrizioni e disposizioni adottati dal riciclatore per il SAQ, devono essere documentati in modo sistematico e ordinato sotto forma di politiche e procedure scritte.

            Questa documentazione (composta da manuali, elenchi dei piani di controllo)  deve permettere un'interpretazione uniforme delle politiche e delle procedure seguite in materia di qualità (programmi di qualità, piani, manuali, registrazioni e misure prese per garantire la rintracciabilità).

 

 

Enrico Marchetti, responsabile Politiche industriali e di filiera di Federalimentare, ha evidenziato il tema delle esigenze degli utilizzatori di tecnologie nel settore agro-alimentare. Sotto la lente d’ingrandimento è finito il cosiddetto “Pacchetto igiene”, che costituisce il nuovo pilastro normativo europeo sulla sicurezza alimentare. Un insieme di leggi capaci di razionalizzare e uniformare le regole di igiene degli alimenti e dei mangimi.

            La trattazione ha quindi passato in rassegna la norma ISO 22000, sui sistemi di gestione della sicurezza agroalimentare. L’ISO 22000 è stata ideata per essere compatibile e armonizzata con le altre norme internazionali, come l’ISO 9001. L’ISO 22000 è applicabile a tutte le aziende che operano in forma diretta o indiretta lungo tutta la filiera agroalimentare, inclusi i produttori di impianti, di macchinari e di packaging. Tramite questa norma le imprese sono in grado di valutare e dimostrare la conformità dei prodotti in termini di sicurezza alimentare e di garantire un efficace controllo dei fattori di rischio. I principali obiettivi che la norma ISO 22000 si pone sono: l’incremento e la gestione della sicurezza; l’attestazione della conformità normativa; la dimostrazione di conformità ai requisiti-cliente; una comunicazione efficace lungo tutta la filiera.

 

 

Maurizio Podico, del Consiglio nazionale dei Biologi, ha invece trattato l’argomento del nuovo regime autorizzativo delle imprese alimentari, ricordando come la sicurezza degli alimenti sia un obiettivo di primaria importanza, condiviso da imprese, organi di controllo, consulenti e consumatori.

            Podico ha quindi illustrato le tappe che hanno costellato il sistema di gestione delle autorizzazioni: dall’iniziale logica del “Command and control”, che indicava quali requisiti dovevano essere posseduti dalle strutture e su cui venivano eseguiti i controlli, al sistema basato sull’autocontrollo delle filiere e dei prodotti delle imprese alimentari. Quest’ultimo sistema poggia sulla conoscenza e sulla gestione dei propri processi mediante un approccio che fa leva sui principi di un sistema di prevenzione e gestione dei pericoli chiamato HACCP (identificazione dei pericoli; identificazione dei punti critici di controllo nella fase in cui il controllo è essenziale;  riconoscimento dei  limiti critici che differenziano l’accettabilità e l’inaccettabilità ai fini della prevenzione dei rischi identificati; attuazione di procedure di sorveglianza e azioni correttive; predisposizione di documenti e registrazioni adeguate alla natura e alle dimensioni dell’impresa alimentare).

            L’entrata in vigore del “Pacchetto igiene” (regolamento CE 852/2004 in vigore dal 1 gennaio 2006) ha aperto nuovi scenari sull’evoluzione delle norme che disciplinano le imprese alimentari. Questo regolamento ha introdotto la DIA, la Dichiarazione di Inizio Attività (Produttiva), che ha sostituito l’autorizzazione sanitaria.

La DIA, finalizzata a registrare l’attività dell’impresa alimentare  che la inoltra, deve essere inviata allo Sportello Unico per le attività produttive (SUAP) del comune di appartenenza, e non più alla ASL di competenza. Entro il 31 dicembre 2009 tutte le attività esistenti dovranno essere registrate. Con l’abolizione dell’Autorizzazione sanitaria (derivante dal decreto legislativo 193 del 2007) è decaduto anche il parere preventivo alla richiesta di autorizzazione sanitaria.

 

 

Partendo dalla definizione del quadro d’insieme, in cui è inserita la figura del costruttore (capace di sviluppare tecnologie conformi alle normative a condizioni di mercato competitive) e dei fornitori esteri (tendenzialmente provenienti da Paesi orientali), Riccardo Giambelli, direttore del TIFQ, ha posto il quesito se in questi scenari operativi la qualità delle tecnologie fosse salvaguardata.

 

Il direttore del TIFQ ha sottolineato il fatto che soggetti come “trasformatori” e “distributori” sono oggetto di sempre maggiori attenzioni da parte del legislatore e che il distributore è responsabile di commercializzare prodotti conformi alle leggi.

 

            In questa ottica emerge il concetto di responsabilità, che viene ripartito tra quattro attori principali:

-         i costruttori di tecnologie. Ovvero coloro che devono dichiarare tramite un’autocertificazione la conformità normativa delle apparecchiature fornite. Questa dichiarazione dovrà essere supportata dalla stesura di un fascicolo tecnico che risponde ai requisiti previsti dalle normative e dalle leggi vigenti (tracciabilità, prove di cessione, ecc.) e sui manuali dovranno inoltre essere specificate le condizioni di gestione e sanificazione.

 

-         Utilizzatori di tecnologie. Responsabili dell’attrezzatura acquistata e della gestione e manutenzione della tecnologia.

 

-         Venditori e commercianti di macchine e attrezzature. Questi operatori sono responsabile verso il consumatore nella commercializzazione di prodotti conformi ai requisiti normativi.

 

Giambelli ha delineato quindi la natura del TIFQ, ossia quella di un Istituto di terza parte preposto alla verifica e alla qualifica volontaria delle attrezzature e delle macchine utilizzate per la lavorazione di alimenti e per quelle che entrano in contatto con acque potabili. Il TIFQ supporta le aziende della filiera, nella attuazione normativa prescritta e nelle indicazioni specifiche dei criteri Igienico sanitari settoriali, rilasciandone una attestazione di conformità applicata.

 

Il conseguimento del Marchio TIFQ assurge in quest’ottica a sinonimo di qualità e di garanzia igienica per l’attrezzatura, in quanto TIFQ attesta in modo inequivocabile la conformità normativa e il soddisfacimento dei requisiti di salubrità della attrezzatura.

 

            La sicurezza igienica appartiene all’intera filiera alimentare. Il TIFQ si rivolge quindi ai costruttori (macchine e attrezzature), agli utilizzatori (imprese alimentari) e alla rete di vendita e di distribuzione (GDO e reti di Distribuzione).

 

            Le procedure e i protocolli adottati dal TIFQ per il rilascio della conformità normativa e della attestazione (volontaria) possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

-         verifica tecnica dei componenti, materiali e fornitori (tracciabilità).

-         Prove di migrazione (simulante alimentare o a contatto con acqua).

-         Valutazione del criterio del design igienico.

-         Audit di verifica.

-         Omologazione delle tecnologie e dei suoi componenti.

-         Qualificazione e rilascio del Marchio di Conformità Igienica.

-         Verifica e mantenimento annuale della conformità.

 

L’audit di controllo e il mantenimento della conformità rappresentano le fasi più importanti e utili per le imprese. Attraverso queste procedure vengono individuati i punti critici e le indicazioni per la loro risoluzione.

 

TIFQ attua regolamenti settoriali specifici, condivisi con le associazioni di categoria, e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità redige Manuali di Buona Prassi Igienica settoriali.

 

 

Ufficio stampa  TIFQ - Assofoodtec

MGP Comunicazione Srl

Maria Grazia Persico - Roberto Arlati

Tel. 02/5407 0970; fax. 02/5519 9376

roberto.arlati@mgpcomunicazione.it

 

 

 

 
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