Report del convegno svoltosi a Perugia organizzato da Studio Moda Rossella in collaborazione con l'università per stranieri. Particlarmente interessanti gli interventi degli esperti in materia di moda e istruzione.

"La promozione del made in Italy sia che si tratti della moda o della lingua e cultura italiana, necessita di una capacità sistemica e innovativa di produrre la nostra identità e di proiettarla alla conquista di nuove frontiere".

26/feb/2010 09.28.33 Studio Moda Rossella Contatta l'autore

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Se la creatività e l’innovazione sono le due componenti imprescindibili del made in Italy, in un più ampio contesto di promozione e protezione, quale sarà il futuro di questo brand, simbolo del Belpaese? Intorno a questi argomenti si sono confrontati a Palazzo Gallenga presso l’Università per Stranieri di Perugia numerosi esponenti di fama mondiale, appartenenti al mondo della moda.

I lavori sono stati aperti dal Rettore dell’Università per Stranieri Stefania Giannini che ha evidenziato come il concetto del made in Italy, iniziato con il settore della moda, ha ormai acquisito un’accezione semantica di più ampio respiro, allargandosi anche al campo dell’arte e della cultura. Il pericolo di interventi esterni richiede una strenua difesa dei valori nazionali. Pertanto è necessario erigere barriere a protezione di ciò che contraddistingue il patrimonio genetico italiano. “La promozione del made in Italy sia che si tratti della moda o della lingua e cultura italiana, necessita di una capacità sistemica e innovativa di produrre la nostra identità e di proiettarla alla conquista di nuove frontiere”.
“Il tema della protezione del made in Italy – incalza il moderatore Angiolo Boncompagni – rientra nel quadro legislativo che norma la tracciabilità della filiera del tessile, imponendo che la produzione dei beni che espongono il marchio del made in Italy avvenga al 100% sul territorio nazionale”.
Tra i più convinti sostenitori dei concetti di tracciabilità e trasparenza del prodotto si inserisce anche Elio Michelotti direttore di Ricamo Italiano e Arnaldo Caprai dell’omonima azienda tessile che li considera unici strumenti in grado di scoprire i truffatori e chi opera in modo illegale.
“La cultura italiana nel mondo è rappresentata indistintamente dalla lingua come dalla moda”. Con queste parole, il presidente dello Studio Moda Rossella, Enzo Piccini, si è soffermato sull’importanza di creare un circuito virtuoso tra i vari attori del territorio interessati a promuovere l’identità italiana all’estero.
Con un intervento a tutto campo, il Presidente Sezione Confezione Sistema Moda Italia e Assindustria Arezzo Giovanni Inghirami ha rimarcato che “per poter competere con colossi emergenti quali Cina e India, che già producono beni di qualità, occorre puntare su creatività e innovazione, che rendono i prodotti inconfrontabili”. La mancanza in Italia di una cabina di regia unica crea un far west nella promozione di prodotti tipici, non riuscendo a fare sistema.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario generale della Camera di commercio di Perugia Andrea Sammarco che, parlando di un paradosso all’italiana, sostiene che sebbene il settore moda, dopo la meccanica sia quello che più rappresenta il made in Italy, le istituzioni politiche non intervengono in maniera determinata per salvaguardare e sostenere questa importante fetta del patrimonio italiano. Si deve puntare con maggiore insistenza sul rapporto tra cultura, territorio e impresa poiché un prodotto è tanto più prestigioso quanto più rappresenta l’immagine di un territorio ricco di cromosomi con identità uniche.
 
Gli fa eco il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo Giovanni Tricca che ribadisce la necessità di concentrarsi sul legame tra prodotto e territorio “perché promuovere un territorio significa far conoscere la sua vera identità fondata non solo su prodotti tipici, ma anche sulla sua storia, cultura e arte”.
E si sofferma anche sull’importanza strategica della formazione che considera un imperativo categorico imprescindibile nella società odierna, rappresentando il progetto del futuro su cui è necessario investire più risorse come sottolineato da Caterina Rorro responsabile Marketing e Comunicazione di Lectra Italia, la maggiore software house per l’industria dell’abbigliamento, di cui SMR Studio Moda Rossella è partner privilege e della quale ne sposiamo la filosofia: “il successo appartiene a chi vede il futuro prima che arrivi”.
Nel sottolineare che la creatività è l’unica via di uscita da valorizzare, rappresentando un bene immateriale che identifica un territorio e il suo prodotto, Donatella Padua dell’Università per Stranieri di Perugia afferma che il made in Italy interessa anche l’aspetto del weLlness e dello stile di vita italiano.
Il futuro del made in Italy si attesterà su tre elementi che Alessandra Vittoria, Direttore ITF (Italian Textile Fashion) sintetizza con le “3 V”:  velocità (sotto forma di fast fashion) visto che il mercato della moda brucia in poco tempo; vicinanza, intesa come economia di prossimità; valore, inteso come valore aggiunto immateriale, da conferire al prodotto. La stessa insiste sull’obbligo per coloro che vogliono commercializzare il prodotto in Italia di inserire una serie di informazioni in un’etichetta contenente la tracciabilità del prodotto. Pensare al futuro con un pizzico di passato, recuperando e valorizzando tradizioni, storia e cultura, con un intreccio tra artigianato e tecnologia; solo così sarà possibile rivalorizzare il made in Italy e mantenere l’Italia sul podio della nazione più creativa al mondo.
 
 
SMR STUDIO MODA ROSSELLA
Enzo Piccini
Presidente
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