Vivo interesse per il convegno "Tempi precari" v oluto da Castellarte per iniziare la sua XVIII edizione con docenti universitari, esperti del mondo del lavoro, del credito e della formazione.

21/lug/2011 22.08.25 antonella russoniello - link comunicazione Contatta l'autore

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Vivo interesse per il convegno “Tempi precari” voluto da Castellarte per iniziare la sua XVIII edizione con docenti universitari, esperti del mondo del lavoro, del credito e della formazione.

 

Una folta platea, composta prevalentemente da giovani, ha accolto con interesse gli interventi del convegno “Tempi precari” voluto da Castellarte per iniziare con un momento di approfondimento la sua XVIII edizione e svoltosi presso il Centro Sociale “Campanello” di Torrette di Mercogliano.

 

Com’è ormai tradizione, infatti, il tema scelto dal Festival internazionale di Artisti in Strada è stato illustrato da: prof. Raffaele Rauty, Università di Salerno; prof. Giorgio Fontana, Università di Reggio Calabria; dott. Leandro Guarino, Ordine dei Consulenti del lavoro di Avellino; dott.ssa Emilia Petrozziello - responsabile marketing BCC Irpina e dott. Marco D’Acunto - segreteria provinciale FP CGIL Avellino.

 

A precedere gli interventi la videoproiezione curata da Carlo Preziosi (Università di Padova) dal titolo “Cinema e precarietà” e dal saluto del Sindaco Massimiliano Carullo e dell’assessore Fabio Evangelista.

 

«In questa edizione - ha spiegato la Presidente dell’associazione Castellarte Maria Pia Di Nardo - abbiamo voluto porre l’attenzione sulla necessità di un dibattito sulla precarietà, che non può essere subìta, ma deve essere riportata al più corretto concetto di “flessibilità” del lavoro, concetto del tutto assente al Sud ma anche, tutto sommato, nel resto del Paese».

 

Ad aprire la discussione il giuslavorista prof. Giorgio Fontana che ha posto in evidenza come il diritto del lavoro in Italia abbia, anche nella sua “stagione d’oro” dello Statuto dei Lavoratori, cristallizzato nelle norme quanto in sostanza già accaduto nella realtà con i contratti collettivi di lavoro, frutto delle lotte sindacali e dell’accordo tra Stato, organizzazioni rappresentative e datoriali.

 

“Il diritto - ha detto il prof. Fontana - non è “auto-pensante” ma etero diretto. Il problema di fondo sarebbe capire perché i precari non lottano, perché non ci sia una forma di auto-organizzazione che, attraverso la contrapposizione sindacale, porti ai contratti collettivi ed, infine, alle leggi. Le radici di quest’atteggiamento vanno rintracciate, probabilmente, nella cesura degli anni ’80, nell’ideologia antistatuale della flessibilità nata in quegli anni quando, anche da sinistra, c’è stato un fiorire di un’idea contraria alla vita garantita “dalla culla alla tomba”, ad un modello esistenziale monolitico.  La flessibilità nasce anche come rifiuto di una cultura che identificava la vita con il percorso “lavoro, famiglia, casa in cooperativa, auto comprata con le cambiali”; abbiamo contestato questo modello senza però sostituirlo con uno diverso e, in questa cesura, l’ideologia liberista si è incuneata con forza. La precarietà, va sottolineato, non è frutto esclusivo né della destra né della sinistra; ora però di fronte ad una vicenda storicamente conclusa, quella del posto fisso e garantito a vita, il diritto s’interroga e tra la scuola di pensiero più liberista ed incline alla sempre maggiore compressione dei diritti acquisiti negli anni ’70 e quella che tende a mantenerli come caposaldo, si fa strada una terza via, quella di un liberismo “controllato” che, in Europa, è denominato “flexsecurity” ed è sicuramente la strada da preferire”.

 

Il dott. Leandro Guarino, dell’Ordine dei Consiglieri del Lavoro, ha posto in evidenza la presenza di una doppia categoria di lavoratori, quelli “ipergarantiti” perché in aziende con più di 15 dipendenti e gli altri. Per i primi, in caso di licenziamento illegittimo, la legge prevede il reintegro nel posto di lavoro, per gli altri il semplice risarcimento, un disallineamento sociale che genera pericolose conseguenze.

“Per il giuslavorista Ichino - ha detto Guarino - occorre superare i limiti dell’art. 18, rivisitandolo per estendere le sue garanzie anche ai lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti ma anche sostituendo la sanzione per il licenziamento immotivato con una più lieve della reintegrazione”.

 

Ha citato la vicenda Irisbus il sindacalista Marco D’Acunto della FP CGIL per mettere in evidenza che, a causa della Finanziaria, le conseguenze sui precari del pubblico impiego in Irpinia saranno ben peggiori per ciò che concerne le stabilizzazioni che non ci potranno essere.

“Il diritto con la precarietà ha creato una finzione giuridica - ha detto D’Acunto - e si è rimangiato le conquiste realizzate nel pubblico impiego. In Irpinia c’è un comune, quello di Preturo, che ha un solo impiegato a tempo indeterminato, il resto dei servizi è erogato da precari. Questo cosa significa? Che i servizi sono erogati comunque, ma è evidente che la loro qualità può diminuire e questo vale per tutto il pubblico impiego e per tutti i servizi. La seconda parte della legge Biagi non è stata applicata, perché? Forse perché il precariato crea clientela; bisogna ragionare sul fatto che non è vero che questo tipo di rapporti di lavoro costa di meno”.

 

La dott.ssa Emilia Petrozziello di BCC Banca Irpina ha fatto notare come, nonostante le fosche previsioni di questi tempi di crisi, i dati relativi alla creazione di nuova impresa siano in realtà positivi nel 2010, in questo gioca sicuramente un ruolo anche il sistema creditizio che lavora sul territorio.

 

A concludere le fila di un così articolato discorso, il prof Raffaele Rauty ha posto in evidenza come il parlare di precariato non possa essere confinato al solo ambito del lavoro, ma investe tutto il campo delle relazioni umane e sociali con terribili conseguenze.

“Il precariato è parte della storia del movimento operaio - ha detto Rauty - che in America nasce proprio dalla contrapposizione tra operai professionalizzati e non. Non dobbiamo trascurare di notare che esso è un formidabile strumento di controllo sociale, che investe soprattutto le donne e i giovani che si trovano privati del loro ruolo all’interno della società. E’ sbagliato pensare che il mercato si è rimangiato le conquiste sindacali, queste non sono su una strada in discesa ma su una in salita e, appena ci siamo fermati, sono tornate indietro. Perché non c’è un piano nazionale del lavoro? Perché nessuno parla delle conseguenze di una vita da pendolare che distrugge i rapporti familiari, perché nessuno nota il paradosso per il quale oggi si è anticipata la maturità sessuale ma i figli si fanno a 40 anni? E della solitudine dei bambini chi si preoccupa? Bisogna mobilitarsi e moltiplicare le discussioni come questa, che non si fermi qui ma coinvolga il Comune e i Comune coinvolga a sua volta qualche comune limitrofo, insomma non bisogna arrendersi”.

 

 

 

 

 



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