Nessuno vi aveva mai detto che il buon Vintage é in via d'estinzione? L'urlo di chi si é reso conto di essere nato troppo tardi...

03/feb/2012 06.30.13 Stefano Wolf Contatta l'autore

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E' un momento troppo importante per la ricerca e per la nostra storia di Vintagisti ancora giovani ma ancora più impegnati di chi ci ha preceduto, forse perché un tempo un collezionista, un cultore o un commerciante non aveva nessuno o quasi con cui confrontarsi, ora invece la moltitudine ha reso possibile la selezione, mettersi in evidenza di fronte alla domanda così variegata ed essere scelti, preferiti oppure ignorati e dimenticati.
Mi sento fortunato di non appartenere ai secondi, io come appassionato e tanti miei amici come commercianti, curatori di mostre, periti e ricercatori di moda d'epoca... Ringrazio la prima intuizione che, 30 edizioni fa, Angela ebbe di riunificare le eccellenze, i più provetti e i più convinti a fare cultura e a promuorere la vera qualità nel Vintage. Di avere avuto la generosità di voler condividere dei meravigliosi progetti di innovazione e miglioramento del comparto, di elevazione a livelli di ricerca e qualità che i nostri rispettabili maestri o denigrabili osteggiatori nemmeno si sognano lontanamente. Ad aver osato remare contro politiche commerciali obsolete all'insegna delle quali ogni piccolo o grande commerciante riteneva di dover coltivare solo il proprio piccolo o grande orticello, senza condividere esperienze, senza volontà di cresere e di far crescere gli altri. Una decina d'anni fa mi é stato proposto di salire su quel trenino in corsa che poi ha preso forma ed é diventata l'unica associazione nazionale tuttora esistente che riunisce i più impegnati ricercatori di moda d'epoca (www.vintageworkshop.it) e mi sentro privilegiato di aver saputo scegliere bene le mie amicizie e collaborazioni in un mondo, quello del Vintage, piccolo piccolo, che rischiava di essere inghiottito da pochi e quanto mai oggi discutibili  "guru" che oscuravano tutti vampirizzando il mercato e non permettevano alle nuove generazioni di super convinti studiosi ed amanti del Vintage di qualità di emergere e mettersi in evidenza trovando anche di che vivere mediante la loro passione e nonostante gli ingenti sforzi economici e un impegno continuo e crescente nel tempo.
Eccomi qua, dopo tanti incarichi e tanti progetti percorsi e portanti a termine con gioia, mancano solo 4 giorni alla 30a edizione di Vintage Workshop e forse non ci rendiamo nemmeno ben conto di quanto siamo cresciuti e quanto ci siamo spesi per ogni piccolo passo in avanti, per ogni emozione che abbiamo regalato al pubblico raccontando la storia e il valore degli oggeti che per primi amiamo, la qualità di manifatture e materiali ora impensabile, l'amore con il quali sartine, artigiani e via via i primi designers profusero per dare vita a creazioni irripetibili che nella loro esuberanza li formavano come persone e come realizzatori di sogni, talenti e idee.
Mecenati nella moda, specie in Italia ce n'é ben pochi ma di loro debbo dire che  spesso sono rappresentati proprio dal nostro pubblilco di fan, di curiosi, di persone che a poco a poco si sono lasciati trasportare in un mondo onirico che può rivivere solo salvando il patrimonio della storia della moda e del costume, recuperandolo, restaurandolo, salvaguardandolo e cercando di diffonderlo nelle nuove generazioni. Un pubblico rappresentato dai migliori stilisti al livello mondiale così come da minuscoli uffici stile dalle piccole dimensioni ma dal grande talento che, quando davvero capaci e dotati, hanno sempre riconosciuto al Vintage un merito tutto particolare, quello di ricordare loro chi e come eravamo, di rinnovare e rinverdire la creatività che di stagione in stagione viene loro richiesta, spremuta e poi subito ripudiata per cimentarsi in una nuova collezione attraverso tempistiche fibrillanti dove tutto sembra essere fatuo, effimero e temporaneo, con una data di scadenza inesoraile e che mai permette di giacere sugli allori nemmeno per 6 mesi. Un pubblico fatto anche di privati di ogni età che, se dapprima guardava al Vintage al massimo come un modo di dare una seconda chance ad un abito dimenticato, visitando i nostri eventi, le cose che presentiamo e conoscendoci personalmente, liberato da ogni esitazione e sempre più convinto a buttare all'aria l'omologazione imperante premiando invece la qualità e, perché no, anche l'estetica senza più essere soggetto a trends passeggeri ma capendo profondamente che un bell'oggetto fatto bene e con passione, sia esso nuovo o antico, supererà il corso delle stagioni e oltrepasserà il concetto di moda passeggera secondo la quale un abito ora é up-to-date e domani é out.
E' straordinario conoscere quanti stilisti coltivino guardaroba di moda d'epoca, magari infarcendolo di avanguardie contemporanee e chiedendosi chi e cosà sarà considerato Vintage con la "V" maiuscola in un futuro prossimo.
Queste persone ci adorano non solo perché c'é amicizia ed approvazione reciproca ma anche perché ci hanno forse capiti e un pochino con affetto ci invidiano pure. Le scariche adrenaliniche che loro e noi proviamo durante un Vintage Workshop non possone essere trasferite a parole, un Vintage Workshop é un ambiente di incontro, di lavoro, di confronto di concentrazione dove in tutta riservatezza gli stilisti vengono a fare il pieno di energia che é loro necessaria per andare avanti, ricrearsi, ispirarsi e poter così trovare in sé stessi nuove fonti di creatività ed entusiasmo.
Non abbiamo mai voluto, tuttavia, barricarci dietro a quest'allure di soli consulenti e Vintage hunters esclusivamente dedicati agli addetti ai lavori, anzi, in qualche caso siamo stati noi per primi a scegliere da chi e con quali metodiche farci conoscere, chi invitare e chi no. Come ogni essere mortale, abbiamo i nostri gusti e le nostre simpatie e non vogliamo in alcun modo essere diversi da come siamo o simulare deferenza per chi non ci piace. Al tempo stesso, il pubblico al consumer ci diverte e ci stimola, sprattutto coloro che, gradualmente, hanno deciso di buttare a fuoco capi inutili e uniformanti e seguire la loro personalità scegliendo senza barriere, preconcetti o costrizioni, senza imposizioni dettate da vani  e improbabili dogmi modaioli e diventando loro per primi, con il loro modo di scegliere e interpretarsi, trainanti e emulati dall'esterno.
Bene, non posso finire questo pistolotto omettendo di ringraziare tutti coloro che ci hanno finora dato fiducia e sostenuti realizzando assieme al loro anche il nostro sogno, quello di essere o diventare persone consapevoli di sé, individualisti quanto basta per riconoscere le cose pregevoli dall'immondizia ed anche da un Vintage più dozzinale impostato solo su interessi commerciali e poco sulla personalità, la classe e una certa consapevolezza anche estetica. Tra tutte le offerte di organizzare iniziative e percorsi espositivi dedicati alla moda e al costume d'epoca che ci vengono proposte, molto spesso, vuoi per mancanza di tempo vuoi per carenza di risorse e soprattutto per l'impossibilità dell'obiquità, ci vediamo spesso costretti a dire di no anche a proposte di creare istallazioni, serate, mostre che sarebbero invoglianti e percorribili, ma é sempre un no molto sofferto che talvolta ci impone di reprimere i nostri bollenti ed entusiati spiriti. Il Vintage, checché se ne dica, ha iniziato la sua lenta ma inesorabile via di estinzione, un capo può sopravvivere 50 anni o talvolta 100 ma, purtroppo non arriveremo a conservare sufficienti memorie dei secoli precendenti e al tempo stesso, ciò che di bello si può ancora trovare é sempre più richiesto e occorre -qui vorremmo essere maggiormente capiti- essere sempre i migliori offerenti per riuscire ad acquisirlo. Enorme é la domanda e, francamente, poca l'offerta di Vintage pregevole. Basti andare a spasso per qualche calderone fieristico del bric-à-brac o del Vintage improvvisato per rendersene conto e uscire spesso dalla fiera a mani vuote.
Ecco, per chi comprenderà come il Vintage se era un tempo una nicchia capita da pochi, continuerà a rimanere per pochi data la carenza dell'offerta e l'esubero della richiesta, considerato che i prezzi rischiano di salire in maniera proporzionale alla domanda, che il Vintage non rappresenta un pozzo infinito e inesauribile e prima o dopo finirà, per queste persone noi ci saremo sempre, o, per meglio dire, ci saremo ancora per qualche decennio ma saranno sempre più clienti e affezionati che per primi si renderanno conto delle ingenti risorse che dobbiamo impegnare per andare letteralmente a caccia di buon Vintage, non solo per acquistare ma anche per affrontare tutte le spese, i viaggi, il tempo e l'impegno che l'autentica ricerca richiede e comporta. E, giacché non é solo una questione di prezzo e di opportunita ma dapprima é una questione di cultura, continueremo a modo nostro a difforndere e promuovere la cultura del Vintage autentico e di qualità, con disponibilità a spiegare, raccontare e senza più dovere essere troppo preoccupati di vendere, anzi la preoccupazione sarà quella di riuscir a conservare e, talvolta, di dover rinunciare a qualche esemplare che amiamo, in fuzione di rendere ancora percorribile una strada che non ci porti al dissesto economico ma ci permetta almeno di ripagare un po' dei nostri sforzi sia intelletuali, sia fisici e anche economici. Guardarsi indietro e apprendere dal passato per proiettarsi nel futuro con maggiore carica intellettiva e creativa ha, del resto, sempre caratterizzato le avanguardie. I ricercatori di moda d'epoca stessi, e per primi, sono degli avanguardisti poiché captano, intuiscono segnali che ci rivelano come saremo e cosa vorremo nel futuro e così sanno per primi osare e proporre un modo inedito di rielaborare la moda futura, che é libero da vincoli e che non deve sottostare ad alcun dettame della moda. E chi non ha paura di non essere alla moda o non se ne cura, si sa, é preso da esempio come trend setter. Chi é più libero dunque nel lavoro di un bravo Vintagista?
Dal 7 al 9 febbraio festeggeremo al MiniHotel di Via Silva in quartiere centrale di Fieramilanocity questo importante 30° anniversario con clienti, amici, fan, sostenitori, simpatizzanti e, perché no, qualche profano o curioso. Saranno tutti i benvenuti a prendere visione con i loro occhi di quella che riteniamo essere l'essenza del Vintage, il giust atteggiamento, il modo di comportarsi di fronte a questo patrimonio importante ma in via d'estinzione di cui ancora l'Italia e l'Europa dispongono, per prendere consapevolezza di cosa significa vera ricerca e non ho dubbi che saranno ancora una volta sorpresi e affondati da quel che vedranno. L'ingresso per ora rimane gratuito ma preparatevi ad accettare che non tutto sarà in vendita e che il Vintage di qualità che riusciremo a preservare per i nostri successori un domani non si potrà nemmeno aspirare ad acquistarlo, a nessun costo. In un domani non troppo lontano ci accontenteremo tutti di pagare l'ingresso ad un museo o ad una mostra per vedere, senza toccare, senza fotografare e saparemo comportarci adeguatamente rispettado le cose d'epoca fino alla devozione e assieme alle cose soprattutto le persone che le avranno preservate fino al momento in cui riusciremo a vederle...
Stefano |
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